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“L’Eucaristia” di Cristina di Gesù Crocifisso…di Domenico Pisana

Un libro che conduce il lettore in un viaggio interiore per entrare nel mistero dell’Eucarestia
Tempo di lettura: 2 minuti

Una profonda immersione nell’Eucaristia, che per i cattolici è “culmen et fons” della vita cristiana, è il libro De Eucharistia di Cristina di Gesù Crocifisso, pubblicato nel 2009 ma che mantiene sempre viva la sua attualità. L’autrice, nota come Cristina di Lagopesole o Madre Cristina di Gesù Crocifisso, è una suora carmelitana laureata in Pedagogia con indirizzo filosofico e che vive nell’eremo di Castel Lagopesole (frazione di Avigliano) in provincia di Potenza, luogo elettivo da cui ha tratto il nome distintivo e presso il quale ha elevato una chiesa, consacrata e dedicata al Divin Crocifisso il 14 settembre 2001. Cristina di Gesù Crocifisso è una poetessa ed esegeta delle Sacre Scritture, e dal 1983 ha pubblicato oltre cinquanta libri tra filotee, omelie, poesie e saggi, collaborando con le Università di Monaco, Helsinki, Cattolica d’Avila in Spagna, ed anche italiane e pontificie.
L’opera De Eucharistia di Cristina di Gesù Crocifisso è una raccolta di preghiere eucaristiche in forma poetica, che conduce il lettore in un viaggio interiore spirituale ancora prima che intellettuale, mettendolo a confronto con il percorso e la bellezza di un’anima che ha trovato nell’ “affectus” di chi ama, nel rapporto con il Mistero eucaristico il senso e il valore del suo essere nel tempo.
L’approccio al volume suscita sicuramente suggestioni bibliche e richiami interiori che possiedono un’attualità sorprendente ed una forza di spiritualità veramente invidiabili.
Cristina di Gesù Crocifisso, al di là della contingenza scritturale legata a situazioni e contesti esperienziali vissuti in prima persona, con questa opera apre la sua anima all’uomo di ogni tempo, poiché la sua parola ha un forte radicamento nel vangelo, nell’insegnamento di Gesù, incarnato nella vita. La sua spiritualità appare, così, una fonte cui il cristiano del terzo millennio può sicuramente attingere forza di vita, prospettiva di senso e indicazioni formative di grande valenza per la crescita nella fede.
Due sono gli orizzonti semantici del volume: il primo teologico – spirituale, che permette di cogliere le principali connotazioni della teologia eucaristica emergente dal De Eucharistia; il secondo etico-esperienziale, che aiuta a focalizzare le proiezioni dell’Eucaristia sull’agire e sulla vita morale del cristiano.

L’orizzonte teologico – spirituale

Chi si accosta al De Eucharistia noterà subito che l’intento di Cristina di Gesù Crocifisso non appare soltanto quello di elaborare una riflessione concettuale e dottrinale sul mistero eucaristico, quanto di testimoniare la sua incorporazione cristica nell’Eucaristia. Scorrendo le pagine del volume, si avverte come l’autrice davanti all’Eucaristia sembra rileggere quotidianamente la sua vita, si unisce all’Amato, cura le proprie infermità, piange e gioisce, attua quel processo di incorporazione del suo volere in quello di Gesù eucaristia. Il linguaggio delle sue preghiere non è scontato ed usuale, ma è altamente poetico, è fortemente biblico, è allusivo, sofferto, straziato ed invocativo, meditato e fiducioso:

“…Tu sei Gesù Eucaristia, pane degli angeli,
pane dei pellegrini
vero pane dei figli….” (pag. 49);

“..Nel mio forziere è gioia filata,
perla sul seno, alba dell’anima:
tesoro più potente dell’oro è l’Eucaristia..”(pag. 60);

“…Sempre ti amo, cibo di verità, perfetta comunione,
sacramento transustanziante, sacramento dell’altare,
sommità delle sommità…”(pag. 97);

“…Quando tu entri in me,
un brivido sconosciuto mi attraversa,
super effluenza d’amore nelle viscere.
E il cuore salta,
il corpo-tabernacolo a fatica ti contiene,
giovane nello scambio d’amore…”(pag. 128).

La preghiera eucaristica di Cristina di Gesù Crocifisso si sviluppa dunque come una simbiosi tra Gesù e la discepola. Entrambi diventano un solo “cuore”, si fondono, pur nella diversità della sostanza, in una realtà sola; nella contemplazione di Gesù eucaristia l’Autrice sa di non appartenersi più, ma di appartenere a Gesù, “roccia di difesa” e suo “cibo” . E a Gesù Eucaristia ella si rivolge per invocare il dono della “benedizione sull’uomo”, del “bene che viene da lui”, della “armatura di fede elevata”, dell’“effusione dello spirito”; allo “Sposo sanguinante” Cristina chiede che il suo “passo sia saldo, non si stanchi”, che “il lievito di verità aumenti l’amore, ristori le membra, rinvigorisca lo spirito”; che la sua “bocca proferisca l’epiclesi santa: ‘Agnus dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem’” .

L’orizzonte etico – esperienziale : la vita morale nel De Eucharistia

Il De Eucharistia è un’opera che sottolinea, in modo magnifico ed originale, il rapporto tra Eucaristia e senso cristiano della vita. L’uomo di oggi si pone spesso molte domande sul senso della vita: che ne è della mia vita? Cos’è la libertà? Perché si nasce, si vive e si muore? Perché esistono la sofferenza e la morte? Dove andiamo? La vita si conclude nel nulla? Esiste qualcosa oltre la morte? In una parola: la vita dell’uomo ha un senso o no?
Quando l’Autrice nel libro parla di “Presenza reale eucaristica”, non fa altro che attestare che l’Eucaristia, la quale “rivela il senso cristiano della vita”, risponde proprio a tali domande annunciando la risurrezione e la presenza vera, piena e duratura del Signore, come pegno della gloria futura. Ciò esige che l’uomo si apra alla fede, ponga il suo rapporto con Dio alla base di tutto, perché esso è fonte di libertà che lo abilita ad entrare nel più profondo di sé per donarsi gratuitamente. Questo avviene nel mistero pasquale, in cui la verità e la carità si incontrano.
L’Autrice sembra dirci che l’Eucaristia è la risposta ai segni dei tempi della cultura contemporanea. Ai segnali che provengono dalla cultura della morte, l’Eucaristia risponde con la cultura della vita. Contro la chiusura nell’egoismo individuale e sociale, l’Eucaristia si offre come “volto” e “voce” che annuncia la donazione totale. All’odio, all’inimicizia e alla vendetta, l’Eucaristia contrappone l’amore. Davanti al positivismo scientifico, ad uno scientismo che tende a innalzare sull’altare la ragione umana deificandola, l’Eucaristia proclama il mistero. Opponendosi alla disperazione, al pessimismo distruttivo e al dubbio negazionista, l’Eucaristia insegna la speranza certa di una vita dopo la morte e della eternità beata.
Il De Eucharistia è un’opera che aiuta certamente a prendere coscienza del fatto che la Chiesa e l’avvenire del genere umano sono legati a Cristo, unica roccia veramente duratura, e che la vittoria di Cristo Salvatore, morto e risorto, trova la sua essenza proprio nella fede del popolo cristiano che crede, celebra e vive il mistero eucaristico non solo come atto di culto ma nella quotidianità della vita.
Questa opera sancisce in modo dinamico e efficace che l’Eucaristia e la vita morale sono inseparabili, perché nutrendosi del santo sacramento si ottiene la trasformazione interiore che fa diventare “cristici”, cioè segno della presenza di Cristo nella storia. L’Eucaristia rafforza davvero il senso cristiano della vita, in quanto la sua celebrazione da un lato lega a Dio e dall’altra ai fratelli, e porta ad una testimonianza dei valori evangelici nel mondo. Così le tre dimensioni della vita cristiana, profezia, liturgia e diakonia, manifestano la continuità tra il Sacramento celebrato e adorato, l’impegno di testimoniare Cristo in mezzo alle realtà temporali e la comunione costruita attraverso il servizio della carità, soprattutto in favore dei più deboli.
La comunione eucaristica non appare per l’autrice un mero atto devozionistico, una sana abitudine quotidiana, ma il senso stesso del suo esistere accompagnato dalla presenza di Gesù:

…Il tempio interiore rifulge:
ostensorio di luce
che tocca la divina presenza.
Sei porzione di eredità, mio calice:
il mio bene viene da te,
con te non sono smossa.
La mia preghiera m’inclina,
movimento dell’anima vocata,
àncora nel mare largo del cuore.
Sei dolcezza, o Amato,
brama e desiderio insaziabili, bellezza irresistibile..”(pag. 201);

“…Mi serro in lui,
resto con lui, nella pace sua,
nella sua voce che mi parla. Amen”. (pag. 235).

E’ la pace di chi sa che è Gesù a darla in dono e a consegnarla come compito per dare senso alla vita; è il gaudio di pace di chi trova nell’Eucaristia il ristoro dell’anima , di chi accoglie quel pane spezzato con la consapevolezza di assimilarsi interiormente al Cristo sulla croce.
La visione teologico – morale dell’Eucaristia trova, in Cristina di Gesù Crocifisso, la sua vera essenza nel “rendere amore per amore”, nell’inabissarsi nel mistero sacrificale di Cristo; le sue parole disegnano in modo dinamico il quadro dell’eucaristia come “ringraziamento e lode a Dio”, “sacrificio dell’agnello di Dio e nuova alleanza”, “memoriale” e “presenza”. E ancora, come “convito” nel quale tutti i gesti che si compiono (dal parlare all’offrire il cibo, allo stare vicini..) esprimono il senso della familiarità, dell’amicizia, del perdono e della condivisione e comunione con tutti.
La lettura di questa opera teologica, spirituale e poetica di Cristina di Gesù Crocifisso non lascia sicuramente indifferenti. Chi vi si accosta non con la mera curiosità ermeneutica dello studioso, ma con la fede, il cuore e l’atteggiamento di chi vuole tuffarsi in una atmosfera di spiritualità rigeneratrice, ha la possibilità di fare un’esperienza eucaristica e di entrare in un universo spirituale che l’uomo del nostro tempo cerca ardentemente, nonostante, all’apparenza, dimostri di esserne lontano e disinteressato.
Dall’opera di Cristina di Gesù Crocifisso si dipartono raggi di luce che illuminano “fides et ratio” circa la comprensione dell’eucaristia e la sua pertinenza ed efficacia sulla vita morale del credente, facendo prendere coscienza che non è possibile dare significato profondo alla propria esistenza affidandosi soltanto al proprio sforzo umano; all’uomo , credente o meno che sia, il mistero eucaristico offre ideali di vita quali l’amore, l’amicizia, il perdono, l’accoglienza del fratello, il servizio di carità, la solidarietà. Per questo poteva scrivere San Giovanni Crisostomo: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non rendergli onore qui nel tempio con stoffe di seta per poi trascurarlo fuori, dove patisce freddo e nudità. Infatti colui che ha detto “questo è il mio corpo” è il medesimo che ha detto “voi mi avete visto affamato e mi avete nutrito” e “nella misura in cui l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”. (1)
E’ dunque necessario guardare verso l’alto, il trascendente, la divina eucaristia per svuotarsi di sé e donarsi al prossimo. Ed è quel che Cristina di Gesù Crocifisso si sforza di realizzare con il suo De Eucharistia, dove la sua preghiera eucaristica appare un “esodo”, un inserimento della sua finitezza nell’infinito di Dio, uno “sciogliersi” di fronte al calore dell’Amore illimitato; il suo pregare e cantare l’eucaristia si snoda come un continuo passaggio dalla “miseria” umana alla misericordia di Dio, che nella preghiera eucaristica la plasma, la modella come la creta nelle mani del vasaio, la disseta come una cerva che ha trovato l’ inesauribile fonte d’acqua viva, per inviarla poi nelle pieghe della storia a fasciare le ferite ai poveri di amore, di pace, di pane, di affetto, di amicizia, di spiritualità.
In un mondo rumoroso dove la ricerca edonistica assale l’uomo nella sua quotidianità e la ricerca affannosa di beni materiali sembra avere il primato, l’Autrice, con questa sua opera, offre un’àncora cui legarsi per dare approdo a quel “bisogno forte” che si agita in ogni cuore umano: stare in silenzio per contemplare il mistero, per ascoltare la voce della coscienza che invita a riscoprire la propria interiorità, il senso del proprio cammino umano. Cristina di Gesù Crocifisso ci insegna che la santità è possibile, che è a portata di mano quando si ha l’umiltà di inginocchiarsi per piegare la ragione di fronte al mistero eucaristico; che la santità deve essere invocata come un dono, non per l’ambizione di salire sugli altari ma perché fa bene alla vita, dà senso alle relazioni umane, alle attività temporali, alle angustie e alle difficoltà del cammino umano.
Avere e curare la propria spiritualità di credente nello stile del De Eucharistia può diventare allora un obiettivo da perseguire; questa la lezione che ci viene dall’opera di Cristina di Gesù Crocifisso e che traccia l’universo spirituale dentro il quale ogni cristiano è chiamato a vivere in modo virtuoso la fede, la speranza e la carità. Non occorre decidere di isolarsi in un convento per mettere a frutto la propria spiritualità, basta saperla incarnare nelle pieghe della storia e affidarla al progetto divino.

________________

(1)G. CRISOSTOMO, Omelie sul vangelo di Matteo 65,2-4.

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