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Modica. Venerazione di reliquia di Padre Pio…di Domenico Pisana

Tempo di lettura: 2 minuti

La reliquia del cuore di Padre Pio si trova da qualche giorno a Modica nel Convento dei Frati Cappuccini in Via Nuova Sant’Antonio. E’ arrivata domenica proveniente da Siracusa e ha visto una larga partecipazione di fedeli.
Leggere pensieri e commenti sulle reliquie di Padre Pio mi ha lasciato molto perplesso. Tutti possono esprimere opinioni partendo dalla proprie convinzioni religiose, atee, agnostiche, ma la libertà di pensiero di chi non crede implica il rispetto della libertà di pensiero di chi professa una fede. Chi conosce la storia di Padre Pio, sa che subì molte persecuzioni in vita, dentro e fuori la chiesa, che venne considerato un invasato che si procurava da sé le stimmate, venne sottoposto a processi, a controlli, visite psichiatriche, ma alla fine è stata riconosciuta dal Magistero della Chiesa la veridicità spirituale e carismatica dell’azione di questo frate. Spiace che la persecuzione di San Pio continui anche da morto. E’ normale: fu così per l’uomo-Dio Gesù, fu così per i discepoli, è stato così per tanti martiri decapitati, per i tanti che hanno vissuto la loro vita in modo evangelico e in odore di santità.
Le opinioni scettiche derivano spesso da una non conoscenza del culto delle reliquie. Molti hanno in mente una distorta religiosità popolare, che a volte ne fa un uso magico, quasi fossero dei talismani per proteggerci. Alcuni sono fermi al Medioevo, quando si faceva commercio delle reliquie o se ne fabbricavano di false per ragioni di prestigio e denaro. Oggi non c’è nulla di anacronistico nella venerazione delle reliquie, a condizione, però, che tale manifestazione venga intesa secondo il Concilio Vaticano II, che afferma:

“La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare”.

Dunque, chi venera le reliquie, nel nostro caso di Padre Pio, venera la misericordia di Dio che s’è realizzata nel santo. Occorre, quindi, ricondurre la devozione alla giusta dottrina della Chiesa. Alla luce di queste considerazioni, trovo davvero pesante e direi indecoroso, almeno per chi è credente cristiano, leggere il giudizio di chi considera la venerazione delle reliquie di San Pio uno “scempio”, di chi paragona il cuore del santo al “cuore di un maiale” utilizzato per fare profitti , una “porcheria” da boicottare.
Chi siamo noi per giudicare se un credente nell’atto della venerazione è concentrato sulla preghiera per chiedere l’intercessione per suoi problemi fisici, spirituali o altro, o se invece sta facendo un gesto di idolatria pura e semplice, sta ponendo in essere un gesto di sensazionalismo da baraccone? La riposta l’ha dà lo stesso Gesù: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7,1-2). Certo è che moltissime sono state le guarigioni miracolose accertate, di fronte alla quali la medicina è rimasta senza parole e per le quali Padre Pio ha interceduto. Un caso famoso fu quello di una donna polacca, per cui l’allora vescovo Karol Wojtyla, poi eletto Papa, Giovanni Paolo II, chiese a Padre Pio di intercedere, affinché la povera fedele potesse guarire da un terribile male.
E come non tener conto del fatto che fu Padre Pio a volere “La Casa di Sollievo dalla Sofferenza”, l’ospedale che è, ancora oggi, una delle strutture ospedaliere più all’avanguardia del sud Italia e che è da ritenersi la più eclatante e tangibile delle innumerevoli manifestazione di amore e carità di Padre Pio nei confronti del prossimo, chiunque esso fosse, credente e no.
Dunque se i cristiani vivono la devozione e venerano le reliquie di Padre Pio nella autentica prospettiva indicata dal Vaticano II, ciò è un bene perché aiuta a far crescere la fede e a convertirsi al vangelo al fine di essere cristiani che non solo pregano e curano la spiritualità, ma che operano nella società, nell’accoglienza dei poveri, degli emarginati e per la realizzazione del bene comune; in caso contrario pellegrinaggi e processioni, venerazioni di reliquie, ceri votivi e devozioni rischieranno di apparire, sic et simpliciter, solo eventi folkloristici, espressione di fanatismo ove addirittura, in alcune regioni, si infiltrano mafia e camorra.
In questa seconda direzione le critiche hanno sicuramente elementi di verità, e la stessa Chiesa vigila e fa discernimento su feste, devozioni, venerazioni e pellegrinaggi ove il maligno si insinua anche per fare affari e per trasformarle in altra cosa.
Certo è, ancora, che le processioni dietro a reliquie di Santi e i pellegrinaggi hanno un senso perché sono espressione della fede, e la Chiesa le conserva perché anche la storia della salvezza rivelata nella Bibbia ci parla in tal senso. In Gn 6 si fa riferimento alla processione intorno alla città di Gerico con l’Arca dell’Alleanza, mentre in 2 Samuele, al cap. 6, si descrive il ritorno dell’Arca dell’Alleanza sul monte Sion per opera di David. Sotto il re Salomone il popolo di Israele porta in processione l’Arca nel tempio ricostruito (1 Re 8) e lo stesso Gesù entra in Gerusalemme con una festosa processione al suo seguito (Lc 19,29ss.). Dunque la processione dietro una reliquia o statua di un santo è un incedere dei fedeli lungo le vie di una città per esprimere e confessare apertamente la fede in Dio e chiedere, attraverso la reliquia, la figura del santo o del patrono, che possa trionfare il bene e l’amore sul male, e possa determinarsi la conversione del cuore di chi è in processione.
La storia della Chiesa ci offre poi tante testimonianze di resti mortali dei primi martiri cristiani, giustiziati e abbandonati, che la pietas cristiana raccoglieva in luoghi di culto.
Già nel IV secolo, ad esempio, erano uso comune le cosiddette “funzioni stazionali” sulle tombe dei martiri. In pratica, i fedeli e il clero sceglievano una chiesa e vi si radunavano, quindi si portavano in processione, cantando litanie, verso l’altra chiesa designata per la messa stazionale.
Tutto il periodo della storia della chiesa che va dal IV al VII secolo ci trasmette ancora testimonianze intorno allo svolgersi di processioni che venivano poste in essere per varie finalità: traslazione di reliquie, ricevimento del vescovo, o per ringraziamenti e preghiere in occasione di eventi come malattie contagiose o intemperie ambientali.
Insomma, la Tradizione della Chiesa insegna che le processioni non sono un fenomeno di fanatismo o di folklore, ma una testimonianza della fede dei credenti, ecco perché S. Ambrogio approvò le processioni affermando che “Non è possibile che Dio disprezzi la devota preghiera di tante persone” e S. Giovanni Crisostomo poté lui stesso farsi organizzatore di processioni rogatorie, ove i fedeli, a piedi nudi, con abiti da penitenti e osservanti del digiuno, partecipavano numerosi, perché la pioggia ininterrotta impediva la vegetazione nei campi.
Anche S. Carlo Borromeo, nel 1576 in occasione delle peste di Milano, diede testimonianza del senso religioso della processione. Egli durante la celebrazione cosparse con cenere, prima dell’uscita dalla chiesa, tutti i partecipanti alla processione, quindi si tolse i paramenti vescovili e, a piedi nudi, con una corda al collo e un crocifisso in mano, si mise in testa alla processione per offrirsi a Dio come sacrificio per i peccati del popolo. In quella circostanza tutto il popolo dei fedeli partecipò con fede alla processione, osservando un intenso digiuno come il suo vescovo.
Dire oggi che i tempi sono cambiati e affermare che la venerazione di reliquie, i pellegrinaggi sono roba da Medioevo, atti di fanatismo e devozionismo sterile a causa di credenti poco formati e che non vivono l’insegnamento della Chiesa, può anche starci come osservazione che scaturisce dalla realtà, specie per chi non crede, ma non può essere motivo per negarne il valore e il senso positivo che è riscontrabile anche nella Bibbia. Nell’Antico Testamento, ad esempio, Dio prescrive a tutti gli israeliti maschi di andare a Gerusalemme in pellegrinaggio tre volte l’anno (Es 23, 14 ss; Dt 16,16). Gesù stesso si recò per la prima volta in pellegrinaggio a Gerusalemme all’età di dodici anni, quindi vi si recò più volte durante la sua missione terrena.
Ecco perché la Chiesa riconosce i pellegrinaggi, le feste patronali, la venerazione di reliquie, perché sono una forma di culto a Dio con il quale il popolo canta e prega in un determinato luogo per invocare aiuto da Dio e per ricordare a se stesso che tutti i credenti sono un popolo di pellegrini; ecco perché la religiosità e i pellegrinaggi hanno ancora un loro senso e, pertanto, anche oggi, la Chiesa li sostiene auspicando che siano vissuti come un momento di fede e di crescita spirituale del credente.
Nella Chiesa è urgente una riflessione generale sulla religiosità popolare, che non è da eliminare ma da evangelizzare, perché è attraverso questa cultura socio – religiosa, tanto fragile , ma pure tanto ricca di valori e sempre aperta al trascendente, che l’annuncio esigente e radicale del vangelo può giungere con maggiore facilità al cuore del popolo.
In un tempo in cui si snobba, anche in seno alla Chiesa, la religiosità popolare, occorre invece insistere sulla necessità di armonizzare con prudenza, sapienza e intelligenza, i riti e le manifestazioni di questa cultura socio-religiosa con le esigenza di testimonianza del vangelo nella società, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nella vita sociale, culturale, nelle forme del volontariato verso gli ultimi e i poveri; occorre un rinnovamento pastorale di tutto ciò che ruota attorno a feste religiose, processioni, pellegrinaggi, devozioni, venerazioni di reliquie dando senso etico, spirituale e valoriale a ciò che nella storia della fede ci è stato consegnato. E’ difficile, ma bisogna sempre provarci! Non è certamente con una processione o un pellegrinaggio che ci si salva e si cambia la società, ma se la Chiesa riesce a fare assumere a questi strumenti una funzione “segnica” finalizzata a ricordarci il nostro essere di passaggio in questo mondo e il bisogno di conversione quotidiana poggiata sull’imitazione di Cristo o del Santo portato in processione che, sull’esempio di Gesù, ha dato la vita per gli altri, allora siamo ad un livello più alto dove ciò che più conta e vale non è la devozione ma la conversione.

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8 commenti su “Modica. Venerazione di reliquia di Padre Pio…di Domenico Pisana”

  1. Alcuni passaggi dell’articolo evidenzia che “un credente nell’atto della venerazione è concentrato sulla preghiera per chiedere l’intercessione per suoi problemi fisici, spirituali o altro…”, quindi la venerazione della reliquia è finalizzata a chiedere intercessione per i propri mali fisici o pregare per essere esentato sé e la sua famiglia di preservarlo dai mali futuri. Né rifacendosi ai testi sacri o ad episodi, quali la pestilenza, eventi rari in cui il popolo non trovando una soluzione si affida ad un potere supremo e si rifugia in un essere superiore che possa alleviare l’epidemia. Le argomentazioni esposte risultano essenziali alla giustificazioni del pellegrinaggio, ma sempre il seguito delle persone non porta a convertirsi al vangelo, finita la processione e i “favori personali richiesti è finito tutto, ciascuno ritorna alla propria abitazione tutto rasserenato di aver partecipato insieme a tante persone.. Si scrive che la venerazione delle reliquie ha suo fine di avvicinare le persone alla chiesa con il risultato non sempre di evangelizzazione. Non si entra in merito a quanto, da tale fenomeno religioso e venerazione di un frate, siano scaturite opere quali ospedali od altro perché si aprirerebbe una discussione in cui il ciascuno avrebbe molto da ridire sulle preferenze di assunzioni.

  2. la manifestazione…..religiosa bella, ma il presidente del consiglio con la fascia la novita’ assoluta nel comune di modica……..mai esistita no comment

  3. Voglio esprimere le mie idee. Senza alcun nome o appartenenza, ma solo a rappresentare il mio punto di vista.
    Voglio solo parlare di arretramento culturale, e non di giudizio, parliamo di evidenze che oramai sono all’ordine del giorno.
    Figuriamoci, ci stiamo abituando anche a tanti politicanti oscurantisti cercare di carpire le folle esibendo crocifissi e santi rosari, ci stiamo abituando a quello che fino a qualche decennio addietro sembrava non esistere o esibito da altre religioni.
    Ci stiamo abituando anche alle folle che odiano il prossimo che magari rischiando la morte arriva sulle nostre spiagge con barconi nella speranza di un futuro per i propri figli, mentre poi frequentano festose cerimonie religiose.
    Mentre noi assistiamo a sacre processioni o giornate di contemplazione sgranocchiando rosari…, assistiamo a queste manifestazioni che hanno come fine ultimo aiutare ad ingraziarsi Dio, pregare per ‘l’ottenimento di qualcosa, per raggiungere un obiettivo che altrimenti, secondo questa filosofia non otterrebbero.
    Magari posso capire la vecchietta intrisa di spiritualità vera, spiritualità raggiunta con una vita di sacrifici e magari sofferenze che si affida a Dio, ma per tanti non è affatto così e lo sappiamo tutti.
    Nei testi sacri si parla chiaramente che ogni preghiera per essere autentica non deve pretendere nulla, ogni preghiera deve essere accordata con la “volontà” di Dio, ma questo passaggio a molti sfugge, magari qualcuno poi deluso dal risultato “non” ottenuto, chessò, la morte di un congiunto, il non ottenimento di un posto di lavoro, o altro, passa all’ateismo punitivo, già qualcuno magari si convince che Dio non risolvendo quei problemi “materiali” deve essere punito, magari non andando in chiesa o altro.
    Siamo nel 2023, sembrano cose ridicole, ma sono ben più frequenti di quello che si pensa, e sono sicuro che i lettori si rendono conto di quello che scrivo.
    Ora, ritornando al nostro, ma siamo veramente sicuri che portare in giro un frammento del corpo di un Santo, che magari dovrebbe essere apprezzato per la sua vita o per le sue opere, possa avere un minimo giovamento? Io ho molti dubbi in questo.
    La venerazione di qualcosa la vedo spesso contigua al fanatismo ed a comportamenti che non hanno rispetto della “vera” spiritualità e della figura del Santo, figuriamoci della volontà di Dio.
    Ma noi accettiamo tutto questo senza alcun giudizio, e siccome siamo esseri pensanti e ne abbiamo la facoltà, rappresentiamo i nostri dubbi.
    Non posso che aggiungere come già alcuni decenni fà Leonardo Sciascia, in un dialogo a fine del romanzo “Il giorno della civetta” spiegava: “La Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio.” Questo è il vero senso del discorso, chi vuole intendere intenda.

  4. Condivido anonimo, e sempre Sciascia scriveva questo:
    Un’idea morta produce più fanatismo di un’idea viva; anzi soltanto quella morta ne produce. Poiché gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte.

  5. non si tratta di essere stupidi o altro su cui discutere , politicanti e non politicanti, vedasi cantanti, che utilizzano croci o rosari, l’articolo esponeva il pensiero dell’autore sulla presenza di una reliquia del santo e una sua analisi , poi che il santo sia stato anche nella chiesa , quando era in vita di osservazione del fenomeno delle sue stimmate , c’è stato un dibattito al suo interno tra prelati e monsignori , quindi non da morto provoca discussioni, ma da vivo li ha provocati, sia la sua vita, ma di opere sono state realizzate dopo la sua morte, la sua opera era quella di ricevere le persone che volevano avere il privilegio di essere ricevuti , che poi sono state superate anche dalla chiesa . sulla figura del santo ciascuno ha una sua visione , e si rispetta anche quelle degli altri , che la vulnerabilità degli individui sulla pretesa di ottenere dalla preghiera vantaggi personali siano esse malattie , o aspirazioni di sistemazioni lavorative , e di conseguenza repulsione per i santi , è nello spirito umano , ciò avviene anche tra simili.

  6. Tullio Sammito

    Bravo Domenico.Che dire della tua dissertazione storica,telogica,morale…Hai davvero detto tutto,per chi condivide e per chi non, per teologi illuminati e per atei arrabbiati, per giganti della cultura e per ignoranti massificati.Complimenti e grazie.

  7. Giustizia è fatta. Quanno ce vò, ce vò…
    In particolare per gli atei arrabbiati, annate a pureficarve ed a scorrere rosari e rosicate pure, già che ci siete… in odor di paradiso siamo.
    Buon sabato sera

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