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Ucciso il capovaccaio Sara durante la migrazione

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È la fine di agosto 2023, una foto scattata in Basilicata attraverso un cannocchiale ritrae due capovaccai adulti posati a terra che sorvegliano un giovane, il loro figlio, nato tre mesi prima. Si tratta di tre individui molto preziosi perché in Italia, ormai, non sono che una decina le coppie di capovaccaio che si riproducono. Il ritratto è quello di una famigliola quasi pronta per iniziare la migrazione autunnale verso l’Africa. La madre di questa famiglia si chiama Sara ed è un capovaccaio molto speciale perché è nato in cattività in un centro specializzato che si trova in Toscana meridionale, il CERM Centro Rapaci Minacciati, ed è stato liberato in Puglia nel lontano 2015. Sara, però, la sua migrazione 2023 la inizia ma non può concluderla: in Africa non riesce ad arrivare perché viene uccisa a fucilate il 19 settembre 2023 durante l’attraversamento del Canale di Sicilia, tra l’Isola di Marettimo (Egadi) e Capo Bon (Tunisia). A quale destino siano andati incontro il compagno e il figlio non è dato sapere perché Sara era l’unico dei tre individui ad essere dotato di un GPS.

Negli anni precedenti Sara era stata fortunata riuscendo a concludere 5 migrazioni verso l’Africa; la prima volta nel settembre 2015, quando era partita dall’area di liberazione in Puglia e, con 3.980 km di volo in meno di un mese, era arrivata in Niger. Dopo quattro anni trascorsi in Africa, dal 2019 in avanti ogni primavera Sara faceva ritorno in Italia, vi trascorreva cinque mesi e poi si spostava nuovamente nella fascia subsahariana, area che ospita i giovani capovaccai nei primi anni di vita e poi gli adulti nel periodo autunnale ed invernale. Nel 2022, finalmente, durante la permanenza in Italia Sara aveva nidificato per la prima volta ed aveva allevato due giovani con successo. Una grande speranza per il progetto di salvaguardia della specie che aveva entusiasmato le migliaia di persone che seguivano le sorti di Sara attraverso i social ed i tanti amici che l’avevano fotografata durante le migrazioni.

È grazie ai dati forniti dal suo GPS e da quelli di altri esemplari nati in cattività e liberati in natura, con lo scopo di rafforzare la popolazione italiana, che si è riusciti a scoprire che il bracconaggio sta decimando i capovaccai e, con loro, la speranza di salvare la specie in Italia.
Questi dati raccontano che in quel medesimo tratto di mare, poco lontano da dove ha trovato la morte Sara, cadde Agata nel 2015 ed è stato ucciso Tommy nel 2022. Proprio i dati GPS di Tommy hanno, finalmente, fatto piena luce su quanto avviene nelle acque internazionali del Canale di Sicilia: il giovane avvoltoio, nato al CERM e liberato in Basilicata nell’agosto 2022, il 21 settembre aveva lasciato le isole Egadi e si era diretto verso la Tunisia. Dopo 86 km di volo sul mare, il suo GPS aveva segnalato un anomalo e repentino cambio di rotta, seguito da un percorso verso nord-ovest a velocità costante di 20-21 km/h (tipica di un’imbarcazione). Poi più nulla, sino a quando, cinque giorni più tardi il suo GPS non aveva inviato nuovi segnali che lo avevano fatto localizzare 337 km a sud-est, vicinissimo alle coste dell’isola di Malta. Ed è su una spiaggia di Malta che il GPS di Tommy fu ritrovato dalla polizia maltese e da volontari di BirdLife, con le fettucce in teflon che fissavano l’apparecchio all’animale tagliate di netto. Si ipotizza che Tommy sia stato abbattuto e issato a bordo di un natante e poi conservato in una cella frigo; una volta giunti in prossimità dell’isola, i criminali si sono accorti del GPS e lo hanno gettato in mare.

 

 

Alla luce di questi episodi è evidente che nel Canale di Sicilia bracconieri piazzati su imbarcazioni abbattono, con la certezza della totale impunità, gli uccelli migratori che capitano loro a tiro per poi immetterli nel mercato degli uccelli imbalsamati.
Dunque, a 90 km dalle coste italiane, si estende una sorta di triangolo delle Bermude che inghiotte i capovaccai (con o senza GPS) ma che, molto probabilmente, risucchia anche molti individui appartenenti ad altre specie che percorrono, spesso a migliaia, questa rotta migratoria verso l’Africa come aquila anatraia minore, aquila minore, falco di palude, albanella minore, falco pecchiaiolo, cicogna bianca e cicogna nera. Il bracconaggio in quell’area costituisce, quindi, una minaccia per molte specie rare di uccelli che nidificano in Italia così come in altri paesi europei.

Appare incredibile, anacronistico e folle che, in un pianeta con la biodiversità al collasso, non solo si debba ancora parlare di bracconaggio e di un florido mercato illegale di animali imbalsamati (Malta ne è la capitale) ma che questi crimini vengano perpetrati e non adeguatamente contrastati in paesi dell’Unione Europa. Caso estremo è, appunto, quello di Malta, dove ogni singolo sciagurato uccello migratore che sorvoli l’isola o vi si fermi per riposare è sottoposto ad un tiro al bersaglio senza scampo, in barba a qualsiasi norma di tutela. Così come si è verificato anche per due capovaccai nati al CERM con GPS (Isabel e Lucas) ed altri individui. In Italia la situazione non è migliore: ricordiamo i casi dei capovaccai Clara e Flora uccise a fucilate nel 2018 e 2022 in Sicilia e Basilicata e la femmina selvatica ammazzata a fucilate in Sicilia nel 2023 mentre stava nidificando.

L’allarme bracconaggio è scattato da tempo, con diverse denunce, assordante e drammatico: in mancanza di un intervento deciso, mirato ed esteso di prevenzione e contrasto, in mare e sulla terraferma, questo piccolo, simpatico e placido avvoltoio è condannato ad estinguersi. Con buona pace delle tante persone, associazioni ed enti che nel corso degli ultimi venti anni si sono impegnati per salvarlo, delle normative italiane ed europee che lo proteggono e dell’art. 9 della nostra Costituzione che tutela la biodiversità e gli ecosistemi.

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