Salvini-Le Pen vs Meloni-von der Leyen…l’opinione di Rita Faletti

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Salvini a Pontida con Le Pen, Meloni a Lampedusa con von der Leyen. Nello stesso giorno, di fronte allo stesso enigma che da anni è una delle cause principali delle frizioni tra i paesi dell’Ue: come arginare l’immigrazione proveniente dalla sponda opposta del Mediterraneo, dove si accalcano masse di disgraziati che scappano da situazioni drammatiche: guerre civili, colpi di stato, siccità e carestie. Prima ancora che il Regno Unito decidesse di divorziare dall’Unione anche per fermare l’aumento di flussi stranieri, non esclusivamente extra-europei, verso i propri confini, si potevano prevedere le conseguenze di un problema gigantesco a tutt’oggi irrisolto. Una bomba pronta ad esplodere se l’Unione europea non ci mette mano con decisione e con il coinvolgimento di tutti i paesi che ne fanno parte, compresi quelli che di immigrati non ne vogliono sentir parlare ma pretendono di usufruire dei fondi europei. Per non spezzare il capello in quattro andando a ricercare le responsabilità di ogni singolo paese, operazione complicata e inutile, come inutili e controproducenti sono le reciproche accuse che si sono rivolte, per esempio, Italia e Francia, è evidente che blocchi navali e porti chiusi sono solo bandierine da agitare a fini propagandistici. La Giorgia Meloni al governo ha dismesso i panni della Giorgia Meloni all’opposizione, metamorfosi inevitabile che avvantaggia Salvini – testa dura che non resiste alla tentazione di fare opposizione stando al governo. Lui è innamorato dei bagni di folla e degli slogan complottisti che gli portano consensi tra le zucche vuote ma non va oltre. A dominare il pratone di Pontida c’era la scritta “A difesa della libertà”. Divertente davvero. Due sovranisti, lui e Le Pen, entrambi filo putiniani, contemporaneamente amici di un regime e difensori della libertà. E’ comprensibile la nostalgia per il Senatur, l’indiscusso leader spirituale della Lega, quella volta nord. L’ingordigia ha spinto Salvini ad allargarsi, è diventato inclusivo (ops): a Pontida, tra le bandiere di Alberto da Giussano e quelle venete sventolavano le bandiere catalane e tra i presenti c’erano le delegazioni degli estremisti di AfD, antieuropeisti e antisemiti (ma come, Salvini non era quello che difendeva l’esistenza di Israele?)  gli estremisti austriaci, gli estremisti romeni, gli estremisti bulgari. Un bell’assembramento, un assaggio di quella che dovrebbe essere l’Europa del futuro. Che il Dio da difendere della Meloni, difenda noi da quelli. A Pontida si è celebrata la festa della propaganda. Questo fa capire che qualunque proposta sull’immigrazione made by Salvini è fuffa. Tanto più che il governo Meloni nel decreto flussi varato a luglio, dice che per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro abbiamo bisogno di 833 mila ingressi nel periodo 2023-2025, di cui ne consente 453 mila nello stesso triennio. La popolazione italiana invecchia, l’anno scorso abbiamo perso 320 mila unità e il calo demografico non può essere affrontato affidandosi unicamente a politiche a sostegno della natalità. Il tempo stringe e demografia e crescita economica vanno di pari passo. Allora, non sarebbe il caso di guardare all’immigrazione con pragmatismo? E’ palese a tutti che i flussi non sono un fenomeno emergenziale, ma strutturale e in modo strutturale va affrontato. Non si tratta più di scegliere tra accoglienza o respingimento, ma di pianificare un sistema per l’integrazione con percorsi di formazione, insegnamento della lingua italiana, accoglienza diffusa e ovunque, naturalmente, però, imponendo le nostre leggi con fermezza. Trasformare ciò che si considera una catastrofe in un’opportunità di crescita economica dovrebbe essere l’obiettivo del governo. E ricordo, per i soliti lamentosi che accusano l’Europa di non darci una mano o addirittura di volere il nostro male, che la Germania nel 2022 ha risposto a 243 mila richieste di asilo, ha integrato 1,5 milioni tra siriani e afgani negli anni 2015-2016 più le centinaia di migliaia di rifugiati arrivati negli anni successivi. I paesi dell’Ue hanno integrato 3 milioni di ucraini (accesso alle scuole, a posti di lavoro, alla sanità), e non dimentichiamo gli Stati Uniti che hanno integrato tutta la loro popolazione preservando tassi di crescita demografica ed economica che ne garantiscono lo status di prima potenza mondiale. Impariamo dagli altri.

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