A RADIORTM PARLA IL NEO VESCOVO DI NOTO: “SEMPLICITÀ E MITEZZA”

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Mancano circa cinquanta giorni al 18 marzo, data in cui la diocesi di Noto accoglierà il suo nuovo Vescovo, mons. Salvatore Rumeo.
Con semplicità e con lo spirito del gregge che vuole conoscere il suo Pastore, abbiamo chiesto ed ottenuto dal Vescovo eletto, la possibilità di una prima intervista, in esclusiva, realizzata dal nostro Pierpaolo Galota.

Innanzitutto, siamo grati a Lei, Monsignor Rumeo, per averci concesso questa intervista e per averci dedicato un po’ di tempo in un momento certamente intenso di impegni.
Sono io a ringraziare Voi perché mi avete pensato e cercato. Un bel gesto che ho accolto con gioia.

Da circa un mese Papa Francesco l’ha nominata vescovo di Noto. Nelle parrocchie il suo nome risuona durante le celebrazioni eucaristiche. Il Signore la chiama a vivere una nuova tappa della sua vita affondandole la guida della Diocesi di Noto, quali sono i suoi sentimenti e come si sente?

Provo un senso di grande pace interiore proprio perché tanti stanno pregando per me. Molti, piccoli e grandi. E la forza della preghiera avvicina i cuori. Sento la vicinanza di tante persone che non conosco e che già mi vogliono bene. Avverto tanta responsabilità ma sono sereno perché con l’aiuto del Signore e il sostegno dei sacerdoti e dei laici potremo continuare a scrivere, per, con e nella Chiesa di Noto, pagine di vita meravigliose.

La diocesi di Noto attendeva trepidante la nomina del nuovo pastore. Ha avuto già modo di vedere e di sentire qualcuno della diocesi? Che impressione ha avuto? Si aspettava di essere inviato a questa comunità?

Ho già incontrato Mons. Antonio Staglianò ed ho sentito telefonicamente ed incontrato tanti sacerdoti e laici. Anche alcuni giovani, insegnanti di religione e operatori pastorali! Credo che quella netina sia una bella realtà: una Chiesa che risplende per la sua ricca tradizione di santità e fede autentica. Il Signore ci sorprende con i suoi pensieri e ci conduce sui sentieri da Lui tracciati. Spero di camminare sostenuto dall’amicizia di tanti uomini e donne di buona volontà. Non credo nelle navigazioni solitarie!

C’è un messaggio che ha ricevuto in questi giorni e che l’ha particolarmente colpita?

Ho ricevuto davvero tanti messaggi e telefonate di congratulazioni. Come ad ogni inizio c’è tanta attesa e le parole che mi sono arrivate manifestano l’affetto e l’amore verso il proprio Pastore. Ogni messaggio ricevuto l’ho percepito come segno di accoglienza. Credo molto nella forza delle relazioni perché Dio è comunicazione d’amore. Sono stati particolarmente carini i bambini della Scuola “Francesco Maiore” di Noto che mi hanno fatto pervenire le loro poesie e i loro disegni.

Quando si parte per una nuova tappa si fanno i bagagli, si porta ciò che è necessario, il minimo indispensabile. Credo che in tutti questi bagagli quello che non mancherà è la sua lunga esperienza pastorale, probabilmente il suo bagaglio “più bello”. Ha già in mente qualcosa da realizzare? Cosa si aspetta da questa nuova esperienza pastorale?

“Partire è un po’ morire” e credo possiate immaginare cosa stia provando nel cuore in questi giorni in cui con i giovani preparo le “valigie” per una nuova missione. Dopo 22 anni lascio una comunità che mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, mi ha insegnato l’arte del camminare insieme. Al “Sacro Cuore” di Caltanissetta ho messo tutto, ho cercato di dare completamente e pienamente me stesso. Insieme a tanti laici, a cui va il mio filiale e paterno “grazie”, abbiamo cercato di costruire una comunità viva, forte, gioiosa, fatta di gesti semplici, ordinari, insomma una comunità bella, dallo spirito creativo e che si è lasciata guidare dall’azione dello Spirito Santo.
Cosa mi aspetto da questa nuova esperienza pastorale? Di essere il Vescovo di tutti, di sostenere i “miei” sacerdoti, di annunciare il Vangelo di Cristo con semplicità e mitezza cercando nella preghiera personale e comunitaria la forza per andare avanti. E ringrazio il Signore per la grande presenza di anime consacrate nella nostra Diocesi!

Lei nel suo ministero sacerdotale ha avuto a che fare molto con i giovani, sia pastoralmente che anche per motivi di studio.  Già nei sui primi interventi si è rivolto a loro con cuore di padre. In un messaggio proprio rivolto a loro ha scritto: “voi siete veri custodi della vita e della pace e riuscite a conservare la capacità di stupire il mondo con la vostra gioia e spietatezza”. Secondo lei i giovani di oggi hanno bisogno di testimoni credibili? La Chiesa cosa può fare?

La grande sfida dei nostri tempi. La Chiesa ha bisogno dei giovani e loro hanno bisogno di comunità vive e accoglienti. Ripartiamo da loro! Un cammino ed un impegno faticoso ricco di ascolto, dialogo e confronto con le realtà giovanili del nostro territorio. Torniamo a vivere con i giovani, apriamo le porte delle comunità parrocchiali, facciamo nostre le loro gioie e ansie, vittorie e sconfitte. Credo che i passi fondamentali per una seria e organica pastorale giovanile debbano condurci alla condivisione della loro strada, ad un annuncio sereno e schietto del Vangelo di Cristo, all’impegno di tutta la comunità cristiana e ad un forte slancio missionario.

Il Sinodo che dal 2021 sta accompagnando le comunità ecclesiali di tutto il mondo invita ogni uomo e donna di buona volontà a vivere in prima persona le tre tematiche: comunione, partecipazione e missione. Un suggerimento per approfondire meglio queste tematiche?

Sinodo è “Chiesa in cammino verso Dio”, è Chiesa nella sua vera identità, è vivere insieme il pellegrinaggio della fede, animati dalla speranza e dalla carità operosa. Dobbiamo ascoltare ciò che lo Spirito dice alla Chiesa e incarnare realmente il Vangelo della misericordia, la Buona Notizia di Cristo, crocifisso e risorto. Partendo da Cristo, il Sinodo si presenta come un cammino dinamico di evangelica e spirituale rinascita del popolo santo di Dio. E il Sinodo permetterà alla nostra Chiesa di tracciare le linee pastorali da intraprendere per camminare insieme nella edificazione del Regno di Dio.

Giorno 18 marzo sarà un giorno importante ed emozionante per tutti, in particolare per lei, per la sua famiglia e per quanti la vogliono bene. La diocesi attende con gioia questa giornata perché segnerà l’inizio ufficiale di una nuova tappa. Un nuovo cammino per la comunità cristiana. Ancora non si conosce il suo stemma episcopale, ma quale sarà la frase o il motto che accompagnerà questa avventura nella nostra Diocesi?

“Misericordia eius in aeternum” questo sarà il mio motto. Un dono di Dio e un impegno! La misericordia è il nome di Dio che tutti ama e soccorre con premura materna. La misericordia è la fedeltà di Dio a Se stesso e, allo stesso tempo, la fedeltà di Dio alla Sua alleanza e la Sua incrollabile pazienza con gli uomini. Nel febbraio del 2016 Papa Francesco affermava: «non c’è santo senza passato e peccatore senza futuro». Che bellezza! Dio non abbandona nessuno e offre a tutti una nuova opportunità e un nuovo inizio. La Chiesa di Cristo vuol essere riconosciuta, prima che per ogni altro aspetto, come la casa della misericordia che accoglie, accompagna e aiuta a trovare la via del ritorno. Il Cristianesimo è la storia di un grande abbraccio tra Dio e l’uomo!

Il territorio diocesano è anche quello che si contraddistingue per l’accoglienza ai migranti, con Pozzallo e Portopalo terre di frontiera, ma è anche una terra in cui sussistono tante “periferie esistenziali” e da cui sono emerse anche realtà importanti sul piano dell’impegno civile, quali ad esempio l’associazione Meter o grandi testimoni come Giorgio La Pira e Nino Baglieri, il primo testimone dell’impegno sociale secondo lo stile Cristiano, il secondo testimone del Vangelo della gioia. Quale immagina debba essere il ruolo della Chiesa di Noto di cui Lei sarà pastore, in questa realtà sociale, politica ed economica?

Il Vangelo di Cristo e il magistero di Papa Francesco ci insegnano lo stile del farsi carico, dell’uscire verso le periferie esistenziali, del prendersi cura, del farsi prossimo, dello stare accanto alle sofferenze dell’umanità dolente. Il Pontefice continuamente richiama tutta la Chiesa a farsi amica e prossima ad ogni vissuto umano se essa vuole obbedire alla voce dello Spirito. In realtà non si tratta di qualcosa di nuovo ma di quell’autentico dinamismo di rinnovamento nella tradizione che è tipico della Chiesa. Papa Francesco richiama ad un nuovo dinamismo che fa uscire dalle secche di quell’immobilismo ecclesiale e di quella autoreferenzialità che molto spesso allontana la Chiesa dalla vita della gente e dalla concretezza del vissuto umano. Dunque, la vera tradizione nella Chiesa è quella che, responsabilmente, sa mettersi in ascolto fedele dello Spirito per essere accanto a questa umanità con la quale e nella quale ha vissuto il Figlio di Dio, per la quale ha offerto Se stesso e per la quale ha lasciato il Suo corpo che è la Chiesa stessa. Il Papa ci invita, perciò, a non tramandare la cenere ma la brace nascosta sotto di essa.

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