Libertà…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

O da una parte o dall’altra. Lo strazio di un paese sottoposto a bombardamenti e attacchi missilistici ormai quotidiani e con ritmo crescente, altro non dimostrano se non che il capo del Cremlino ha in testa un unico obiettivo: fare piazza pulita di un intero popolo e della sua terra: strade, ponti, snodi ferroviari, acquedotti, infrastrutture energetiche, depositi di cereali, case ospedali e perfino asili. La stessa ferocia con cui in Siria lo stesso despota senza anima ha colpito ospedali e convogli di aiuti umanitari, negando poi di averlo fatto. Brutalità e menzogna, questo è il core del regime instaurato da un assassino che ancora trova sostenitori nel nostro paese dove l’educazione al senso morale e al rispetto dei diritti umani latitano. A Strasburgo, il Parlamento europeo ha finalmente votato quasi all’unanimità la risoluzione “Russia , Stato sponsor del terrorismo”, sulla base di motivazioni incontestabili: le atrocità commesse intenzionalmente sulla popolazione civile, i gravi crimini di guerra, le violazioni del diritto internazionale e umanitario, la distruzione delle infrastrutture civili. Parole che non hanno la conseguenza immediata di portare Putin davanti alla Corte penale internazionale, altro che tavolo dei negoziati, ma sono il segnale che il mondo civile ha emesso un giudizio pesante che isola ulteriormente la Russia dal contesto europeo. Eppure, con la gretta scusa della pace, c’è stato chi ha votato contro quella risoluzione, tre eurodeputati del Pd, compagni che sbagliano?, e la pattuglia dei Cinque stelle che si è astenuta. L’encomiabile Conte, dismette la pochette e veste i panni dell’arruffapopolo quando minaccia “la guerra civile” se il reddito di cittadinanza sarà cancellato, e fa il pacifista sul sangue di uomini donne e bambini sterminati da una  guerra vera che stanno  combattendo da dieci mesi, a corto di cibo, senza luce, acqua e riscaldamento, e resistono oltre ogni pensabile limite per la propria libertà. Una guerra vera, non una surroga aizzata per un meschino ritorno elettorale. Una lotta tra il bene e il male che non tollera miseri sotterfugi linguistici: ci sono un aggredito e un aggressore, una vittima, l’Ucraina, e uno stato terrorista, la Russia, e c’è uno scontro che non è solo fisico ma tra libertà e tirannide. E’ facile stabilire con chi stare. Slava Ukraini! O da una parte o dall’altra. In Iran, le manifestazioni si propagano da una città all’altra, da un campus universitario all’altro dove i Guardiani della rivoluzione, in abiti civili, irrompono per colpire e arrestare. Nelle strade i giovani e le forze di sicurezza si scontrano, i lacrimogeni corrono in mezzo alla folla di dimostranti, in prevalenza  donne e ragazze che a capo scoperto  da settimane sfilano e sfidano le cariche e il piombo al grido di “Libertà”. Dal 16 settembre, giorno del decesso di Ahsa Amini, la giovane catturata dalla polizia morale per aver indossato il velo islamico in modo difforme dalla legge e pestata a morte in un centro di rieducazione, cortei  sempre nuovi si formano e si ingrossano, mentre continua la repressione spietata. Che non può fermarsi, deve continuare perché il regime non ammette cedimenti a chi rivendica la libertà, non può tollerare che si apra una crepa nella Repubblica islamica degli ayatollah. E’ un braccio di ferro tra due forze, l’ottusa dittatura dei chierici e il risentimento tenace e fiero dei ribelli, che monta e si allarga. “Questo non è il tempo del pianto, è il tempo della rabbia”. L’hijab nelle fiamme o sotto le scarpe non è più solo il rifiuto della sottomissione femminile in una cultura che relega la donna a una posizione di inferiorità, non è la protesta contro la povertà o qualche violazione dei diritti politici e umani come avvenuto nel recente passato. E’ il segnale che qualcosa nel profondo dell’Iran è cambiato, salito in superficie e si sta espandendo in ogni angolo del paese, con l’intensità e la velocità con cui il mare si gonfia prima della tempesta. Le botte, le incarcerazioni, le uccisioni, le condanne a morte non affrancano i ribelli dalla nausea  nei confronti della Sharia e dei mullah. Dai cavalcavia i fantocci di Khomeini, il padre della rivoluzione islamica e di Khamenei, l’attuale Guida suprema, penzolano con le corde al collo. “Morte al dittatore!” è lo slogan che si leva dai cortei in marcia, dove alle donne e agli universitari si mescolano curdi, baluci e le minoranze sunnite. C’è una forza in quei cortei che impressiona per l’assolutezza del fine, e imbarazza chi, da questa parte del mondo, guarda e si chiede come finirà. Anche qui la differenza tra il bene e il male non lascia dubbi, come la scelta con chi stare.

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

14 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI