Tempi bui per il maramaldo del Cremlino…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

Da Kharkiv, di nuovo in mani ucraine, per un centinaio di chilometri quadrati nel nord est del Paese, se alzi gli occhi al cielo vedi sventolare il giallo-blu delle bandiere, salutate dall’entusiasmo degli abitanti, quelli rimasti e quelli che sono tornati. La controffensiva di Kyiv continua, grazie alle sofisticate armi americane che i militari hanno imparato ad usare dagli addestratori occidentali.  La lunga fase di stallo è alle spalle, insieme a incertezza e apprensione, superati da nuova energia e dalla ferma volontà di ricacciare il nemico oltre i confini del Paese. Le linee russe sono state spaccate e l’esercito di Mosca è in fuga. In un’altalena di stati d’animo, l’esultanza per la riconquista di territori si spegne nella scoperta di camere di tortura di staliniana memoria e altre fosse comuni: dopo quelle di Bucha e Mariupol, nella foresta intorno a Izyum sono stati ritrovati 440 cadaveri, in maggioranza di civili con evidenti segni di sevizie e anche nell’area di Kharkiv i corpi rinvenuti in una fossa comune  rivelano che i russi si sono divertiti a torturare. La lista dei crimini commissionati dal boia del Cremlino si allunga, mentre si allarga il territorio liberato. Nella precipitosa ritirata, i russi hanno abbandonato magazzini interi di armi e munizioni, impoverendo il già ridotto arsenale cui le forze russe hanno dato fondo dall’inizio dell’invasione, confidando nella forza bruta  più che nella strategia. “Schiaccerò l’Ucraina tra due dita come un moscerino”, aveva dichiarato con disprezzo Putin, che da Samarcanda, dove si è svolto il summit della Sco, Organizzazione per la cooperazione di Shangai, fa sapere che nulla è cambiato nell’operazione speciale e tutto procede secondo i piani. Mente sapendo di mentire. Le cose non stanno proprio così, altrimenti non insisterebbe sul solito punto: “Togliete le sanzioni”. Che stanno funzionando a dovere e nella giusta direzione. Le truppe russe sono a corto di armi e il Paese non riesce a far fronte alla produzione interna tant’è che l’esercito, per riparare le apparecchiature militari, ha dovuto recuperare i microchip da lavastoviglie e lavatrici avendo esaurito i semiconduttori. E’ esilarante che lo zar sia costretto a rivolgersi a stati paria come la Corea del nord, sotto sanzioni da anni, e per questo con forniture belliche assai poco all’avanguardia. Ma non è solo questo a preoccupare lo zar. Il conflitto ha provocato molte vittime nell’esercito e la difficoltà di arruolare giovani disposti ad andare al fronte ha spinto Putin a chiedere a  Ramzan Kadyrov , sempre molto attivo nella funzione di atterrire il nemico, di procurargli 300 mila forze fresche tra i ceceni.  Ma i guai di Putin non sono finiti. La Fao ha rilevato che i prezzi alimentari mondiali sono scesi per la diminuzione delle quotazioni internazionali del grano e dei cereali, dopo il picco raggiunto dall’inizio dell’invasione. Il mercato, che non ha sentimenti e non fa distinzioni tra buoni e cattivi, segue l’andamento della guerra e il blitz russo mancato ha fatto ripiegare i prezzi. L’ apertura dei porti sul Mar Nero e le aspettative positive sui nuovi raccolti in Canada e Nord America hanno ridimensionato il prezzo del grano, sceso del 5,1%. Chi voleva sterminare un popolo, distruggendo campi, raccolti e magazzini di grano e cereali e fermato le navi ha perso la sua battaglia. Lo attendono tempi duri: von der Leyen ha ribadito che le sanzioni saranno più stringenti e gli aiuti economici e militari all’Ucraina continueranno finché sarà necessario. Biden preferisce la linea della cautela: “Una guerra ha molti aspetti di imprevedibilità” , ha detto , annunciando un nuovo pacchetto di aiuti militari per contrastare “la vendetta di Putin”. La Cina, perplessa, non si pronuncia e Narendra Modi, il premier indiano, dichiara che questo non è il tempo per la guerra. Putin fa la vittima e dice che è l’Ucraina a non voler la pace, sorvolando sul fatto che vuole essere lui a dettare le condizioni. Finora, il capo del Cremlino ha al proprio attivo solo sconfitte. Spiace per i nostri connazionali suoi amici, sempre pronti a giustificare il maramaldo, per motivi che la cattiva coscienza non consente di confessare. Nella schiera dei putiniani il ringalluzzito Conte, un asso della politica estera e pure interna, che dichiara perentorio: “Nessuno dica che Putin non vuole la pace”.

 

 

 

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

18 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI