Dall’isola dei Serpenti: “Vaffanculo nave russa!”…l’opinione di Rita Faletti

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La guerra in Ucraina sta coinvolgendo  tutti i paesi del mondo costringendoli a venire allo scoperto e schierarsi a favore dell’aggredito o dell’aggressore. E qui ci si imbatte nel primo ostacolo: l’uso e l’attribuzione dei due termini. La questione è cruciale perché se è straevidente che gli autarchi fanno ciò che vogliono e mascherano con locuzioni ambigue e apparentemente furbe le loro malefatte – la guerra di aggressione è un’operazione militare speciale – impipandosene di leggi e diritto internazionale, è altrettanto straevidente che c’è sempre qualcuno che gli crede, anzi, gli fornisce, consapevolmente o meno, un alibi prontamente utilizzato a scopo giustificatorio di quelle malefatte. Vale dunque il principio: mai fidarsi degli autarchi e del loro lessico. Vale ancora di più in un Paese che ha subito il fascino perverso di Russia e Cina e che ha poco in simpatia gli Stati Uniti. Quindi, coloro che persistono nel nutrire incertezze sulle differenze tra regimi dispotici e sistemi democratici, la storia ne offre a bizzeffe, non si lascino incantare dal linguaggio che è la cartina tornasole delle bufale. Chi s’è bevuto la storia che i tank di Mosca abbiano attraversato i confini di un Paese sovrano e indipendente per difendere i cittadini russofili dalle persecuzioni del neonazismo ucraino, si ricreda. Quella è un’autentica bufala, anche per molti russi avveduti. La guerra lampo non c’è stata, gli aggrediti non hanno accolto festosamente le armate di Putin, gli obiettivi sono stati ridimensionati e il Cremlino è stato costretto a mentire ancora: non era sua intenzione  occupare il Paese. Ha però ammesso le ingenti perdite umane non potendo occultare i cadaveri, e ieri ha assistito allo spettacolo più esaltante per gli ucraini e per chi ne riconosce il coraggio estremo e li sostiene, e più umiliante per il regime del “Comandante” e i suoi fan. Quale che sia stata la causa, ed è ormai appurato che non si sia trattato di un incendio accidentale a bordo, l’incrociatore missilistico Moskva è affondato nel Mar Nero, davanti a Odessa, proprio mentre nel Donbas iniziava la fase decisiva dell’invasione. Fonti certe comunicano che l’ammiraglia della flotta russa è stata colpita da due missili ucraini. Una sconfitta militare dal forte valore simbolico e non priva di conseguenze. La reazione del Cremlino è stata rabbiosa e come al solito carica di minacce all’Occidente. Intanto Antony Blinken ha reso noto alla stampa che nelle prossime ore partirà il primo volo che trasporta armi verso l’Ucraina. Gli Stati Uniti, che con quattro mesi di anticipo avevano avvertito quali fossero le intenzioni di Mosca e diffidato Putin dall’invadere il paese confinante, “la risposta sarebbe stata senza precedenti”, mantengono fede ai loro impegni e si qualificano come i più leali e coerenti sostenitori del popolo invaso. Non solo armi e milioni di dollari, ma anche intelligence militare che ora per ora minuto per minuto informa gli ucraini di quanto avviene sul campo. E Biden stesso non indietreggia di fronte all’invito rivoltogli da Macron di abbassare i toni, che significa evitare di chiamare le cose con il loro nome, e conferma il proprio giudizio su Putin che aveva definito macellaio. In un paese democratico, la lingua chiede di essere usata con onestà, per identificare cose e azioni, non per confondere e nascondere. Ma l’onestà richiede coraggio, quello che manca al pacifismo peloso, che ammette, a bassa voce, che Putin è l’aggressore, ma strilla un secco no alle armi all’Ucraina. E’ il caso dell’Anpi, costretto a quell’ammissione per difendersi dall’accusa di equidistanza. E facendo uno sforzo di immedesimazione, comprendiamo che l’associazione dei partigiani italiani, convinta di aver liberato l’Italia dal nazifascismo con i suoi “quattro schioppi”, in realtà intendeva  sottometterla  all’Unione sovietica, vorrebbe lasciare, per dirla brutalmente, che gli ucraini crepassero, le donne fossero stuprate, i bambini fossero usati come scudi umani finché a Putin piaccia. Tant’è che sentenzia, dall’alto della propria superiorità morale che può cacciarsi sotto i piedi, che non esiste alcuna affinità tra la resistenza italiana e la resistenza ucraina. Già, la resistenza italiana, fatta da individui che sparavano e scappavano consegnando vigliaccamente civili innocenti  alle rappresaglie tedesche.  Già, l’eroica resistenza italiana, che senza le forze di terra anglo americane sarebbe stata del tutto irrilevante.

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