“L’Ospedale degli Onesti”…di Domenico Pisana

Il libro di Giorgio Cavallo “L’Ospedale degli Onesti - dalla Sacra Domus Hospitalis all’Ospedale Maggiore di Modica sette secoli al servizio del prossimo” (2008)
Tempo di lettura: 2 minuti

Il modicano Giorgio Cavallo è una figura che ha avuto in sé tante risorse intellettuali che si sono dispiegate non solo sul versante storico, ma anche sul versante della letteratura e della poesia.
E’ una persona che ha offerto in questi anni un prezioso contributo alla città di Modica (ricordiamo che, oltre che un medico, è stato per parecchi anni assessore alla cultura), dedicandosi molto alla ricerca storica e sapendo sempre utilizzare gli strumenti idonei ed essenziali per “intus-legere”, leggere cioè dal di dentro, i fatti e ricostruirli con documentazioni che hanno permesso di conoscere importati radici della nostra storia locale.
“L’Ospedale degli Onesti” – dalla Sacra Domus Hospitalis all’Ospedale Maggiore di Modica sette secoli al servizio del prossimo (2008), libro che si avvale della prefazione di Giuseppe Barone, conferma questa forte passione di Giorgio Cavallo per la ricerca storica, già, peraltro, messa in evidenza con altre pubblicazioni dello stesso genere riguardanti la nostra città: mi riferisco ad uno studio storiografico sulla frazione di Frigintini, per andare più indietro nel tempo, e ad “Androcronomachia”, un’opera che ci offre uno spaccato memoriale dei momenti fondamentali della vita che caratterizzavano le campagne del modicano alla fine dell’ ‘800: il lavoro nei campi, la mietitura, la vendemmia, la preparazione della ricotta, i costumi tipici dei casati familiari; insomma, un mosaico ricco e rivelatore di un modo di essere e di vivere la modicanità in un preciso momento storico.
Anche il reportage sull’alluvione del 1902 in esso presente, disegna i contorni di quell’evento tragico che sconvolse la città; insomma, un libro ove scrittura e immagini diventano quasi un’unica cosa, si fondono e si intrecciano per “dare parola” ad un periodo storico di Modica; una parola prospettica, multiforme, multicolore e ricca di umanità.
Questa passione di Giorgio Cavallo è stata sicuramente un servizio culturale alla città di Modica, servizio egli ha saputo rendere nel tempo con onestà e competenza.
L’Ospedale degli Onesti” di cui adesso ci occupiamo, è una ricerca storica che si snoda su due livelli.
Il primo è strettamente storico – documentale: Cavallo fa un excursus che si dispiega in 12 poderosi capitoli, entrando nella dinamica dell’assistenza sanitaria a Modica a partire dal XIV secolo con l’obiettivo di far conoscere istituzioni pressoché dimenticate come l’Ospedale della Pietà, quello degli Onesti, l’Albergo dei Poveri, le Opere Pie Mortilla e Carbonaro, che, a quanto ci riferisce l’autore, possono essere considerati i pilastri portanti su cui si è consolidato nel tempo l’attuale Ospedale Maggiore di Modica.
La ricostruzione è abbastanza puntuale, dettagliata e particolareggiata, condotta con certosina pazienza, e ci consente di capire lo sviluppo che l’assistenza sanitaria ha avuto nella città di Modica.
Il secondo livello che si coglie nel testo ha una prospettiva, direi, “etico-religiosa”, nel senso del messaggio che intende dare, e cioè un invito a riflettere e ripensare il modo di fare sanità oggi, in un tempo come il nostro, e particolarmente in questo momento di pandemia, nel quale c’è una forte domanda di umanizzazione della medicina.
Lo studio di Giorgio Cavallo, in fondo, ci fa intravedere l’iniziale influsso del cristianesimo nel campo dell’assistenza medica, lo spirito religioso con cui ospedali, istituzioni private, opere pie, enti assistenziali agivano nella cura dei malati della città di Modica.
Dalla documentazione storica di Cavallo emerge che gli ospedali modicani “della Pietà”, “degli Onesti”, “l’albergo dei poveri”, per alcuni aspetti rivivevano quello che succedeva in Europa dal X al XV secolo quando, grazie all’intervento della chiesa, sorgevano le cosiddette “lebbroserie” e i “lazzaretti” dove si prestava assistenza a quanti venivano colpiti da epidemie.
Anche a Modica in quel periodo, come in altre parti dell’isola, si registrava preoccupazione ed attenzione per la sanità proprio a partire da sacerdoti, come, per fare qualche esempio, don Rosario Pediliggieri che nel 1600 a proprio spese si fece sostenitore dell’Ospedale della Pietà o come il sacerdote dottore don Rosario di Benedetto, che avanzò richiesta all’arcivescovo di Palermo per la erezione di un ospedale.
Questo testo ci mette a contatto con le radici cristiane e anche laiche della solidarietà e dell’assistenza e beneficenza nella città di Modica; ci permette altresì di capire come fosse presente in città una medicina di stampo religioso, monastico, molto stimata sia per la mancanza di una classe qualificata di professionisti, sia perché il popolo, ancora legato ad una medicina di tipo popolare, preferiva fare ricorso al sacerdote o monaco medico, il quale alla terapia aggiungeva le preghiere che stimolavano la fiducia dell’infermo.
Sicuramente ci troviamo di fronte ad una fonte storica essenziale su diversi fronti:
– sul fronte della conoscenza del processo storico che ha portato alla nascita dell’attuale Ospedale Maggiore di Modica;
– sul fronte della focalizzazione del ruolo delle opere pie che “nel circondario di Modica, nel 1861, erano 190 con un capitale di 4,7 milioni;
– sul fronte della comprensione del fenomeno dell’associazionismo a fine di beneficenza, ben radicato nel territorio modicano;
– sul fronte del processo di uscita dell’assistenza medica dal suo indirizzo privatistico, tant’è che le opere pie, inizialmente caratterizzate dal monopolio degli istituti religiosi, a causa della ricchezza sempre maggiore, frutto di donazioni e di lasciti testamentari, a partire dall’inizio dell’età moderna cominciano a divenire prerogativa delle amministrazioni comunali.
Quello che infatti era il ruolo delle congregazioni della carità, con il compito di riunire tutte le opere pie allo scopo di supplire “ai bisogni degli ospitali, orfanotrofi, conservatori d’esposti e degli istituti elemosinieri”, passa in mano al pubblico, tant’è che l’assistenza pubblica comincia a prevedere l’assistenza sanitaria ai poveri, la distribuzione gratuita dei medicinali, il mantenimento dei mentecatti poveri, il mantenimento degli indigenti inabili al lavoro, degli orfani e dei minori abbandonati, l’assistenza a varie categorie di malati.
Ecco, il libro di Giorgio Cavallo offre molti spunti che potranno ulteriormente essere approfonditi in una continuità di ricerca sull’argomento. L’autore fa anche intravedere l’influsso piuttosto determinante che si è registrato negli anni ’70-’90 in ordine al processo di crescita e di sviluppo della dimensione umanizzante dell’Ospedale Maggiore di Modica; la presenza di un Ordine religioso come quello delle Suore della Divina Misericordia, che gestì, in quel periodo, parte della vita dell’Ospedale, faceva da guida al processo di formazione all’assistenza medica ed infermieristica di parecchie generazioni di giovani. Alla fine degli anni ‘80 inizi ’90 la ex USL 24 faceva infatti da fucina formativa per l’accesso alla professione infermieristica; poi tutto venne trasferito a Catania con l’introduzione della laurea in scienze infermieristiche.
La bellezza di fondo di questa ricerca di Giorgio Cavallo, per concludere, sta senza dubbio in quel suo intento di voler far cogliere quel “continuum valoriale” dell’assistenza sanitaria a Modica, religiosamente e laicamente ispirato, tra il passato e il recente presente: un modo per affermare che la città di Modica da sempre, e Cavallo ce lo ha confermato, è stata una città con una grande vocazione alla carità, alla solidarietà e all’amore del prossimo.

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