Quirinale e oltre: chi gestirà il mazzo?…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel  rettilario targato Pd, dove i vari esemplari aspettano di infilarsi i denti nel collo al primo movimento,  nulla è cambiato dai tempi di Zingaretti che andandosene accusò il suo partito di parlare solo di poltrone e primarie. Una critica paradossale al partito per cui vale innanzi tutto il motto “Il potere per il potere” da mantenere anche a costo di inseguire un camaleonte la cui unica abilità consiste nel mimetismo a scopo di sopravvivenza. Tra l’ambiguità dei sorrisi il basso profilo e i progetti di campi larghi, Letta è uno scialbo esecutore di piani altrui, di cui il “monaco del Pd”, Goffredo Bettini, è l’indiscusso ispiratore. Ma la politica, non di ambiziosi progetti di cambiamento, bensì di roccaforti erette contro l’oppositore esterno e soprattutto interno, è fatta. Di rancori e ansie di vendetta, riducendosi  spesso a uno scontro tra personalità, che si conclude, alla lunga, con la vittoria dell’animale politico autentico e all’occorrenza spregiudicato. E la sconfitta brucia sotto la pelle, anche per anni, ed esige risarcimento. Contro Renzi, Letta non ha chance. Cos’è il 22 per cento? Bazzecole.  L’ombra del fuoriclasse che pensa con velocità mercuriale e vede più lontano aleggia come una minaccia sulla testa di chi non può stare sereno. Se il toscano fosse stato un cane da tartufo avrebbe reso il proprio padrone straricco. Il Pd avrebbe potuto e dovuto approfittarne. Ha optato invece per l’astrattismo ideologico, punto di riferimento di un potere in agonia. Letta non se ne discosta, ma sapendo che i giochi sono tutti aperti, si è applicato nell’operazione di azzeramento di tutti quelli che gli ricordano l’umiliazione subita. Base riformista rimane pur sempre una presenza scomoda all’interno del Pd lettiano che non può sperare che nell’alleanza strutturale con un Movimento che però perde pezzi. Imploderà? Renzi ne è sicuro. E se vogliamo credere ai pronostici, perché non ai suoi?  Del resto, grazie a Renzi, Mattarella fu eletto al Quirinale, il Pd si alleò con i 5S dopo il Papeete, Conte fu estromesso , Draghi gli subentrò a Palazzo Chigi. Un ordito di tessiture accurate e pronostici. Renzi si aggiudica la primazia sulle retroguardie in costante affanno.  Da una posizione di vantaggio che gli deriva dall’avere le mani libere ed essere dotato di realismo politico, a distanza di sicurezza dalla politica politicante, riflette sulle prossime mosse in vista delle elezioni quirinalizie e osserva con lucidità che il presidente della repubblica può essere eletto da una maggioranza diversa da quella di governo. E’ contrario a Draghi? Non necessariamente. Voterebbe con il cdx? Può darsi. Lo ha detto qualche giorno fa anche Maria Elena Boschi. E se, come pare, il candidato del cdx unito fosse Berlusconi? A differenza del Pd, che al solo sentire quel nome sobbalza, non avrebbe preclusioni. “Le regole si scrivono proprio con chi non la pensa come te” ha detto parlando del patto del Nazareno che rifarebbe domani. Quindi, Italia viva potrebbe sostenere il capo di FI o qualcuno che Berlusconi stesso, qualora non ci fossero i numeri e si mettesse da parte, dovesse indicare. Draghi? E’ probabile. Berlusconi lo volle governatore della Banca d’Italia e presidente della Bce. Tra composizioni, scomposizioni e ricomposizioni, si potrebbe tornare al punto di partenza: i due blocchi, con Renzi che distribuisce le carte.

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

32 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI