O Draghi o morte!…l’opinione di Rita Faletti

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Dalla variante Omicron al prossimo presidente della Repubblica, dal prossimo presidente della Repubblica alla variante Omicron. Un quotidiano stremante ping- pong, cibo in porzioni pantagrueliche che le varie emittenti televisive scodellano agli italiani attraverso gli interventi di esperti e non, politici, politicanti e arruffapopolo, scrittori, storici, giornalisti. Quale l’effetto? E’ il grado di coinvolgimento a stabilirlo e la capacità di riflessione su due temi, solo apparentemente slegati. Di fatto, rimandano entrambi a un nome, Mario Draghi, e ai dieci mesi durante i quali, l’uomo del “whatever it takes”, colui che ha salvato l’euro e l’Europa, ha gestito con intelligenza e equilibrio i rapporti difficili all’interno di un Parlamento scombiccherato e populisteggiante, colpevole, e almeno riconosciamolo non fosse altro che per onestà intellettuale, del fallimento gialloverde e della melassa rossogialla, con strascichi nostalgici di Conte, in ragione di, diciamo così, “affinità elettive” e di un intramontabile codice culturale di matrice paternalistica. L’Economist, nell’ottobre del 2020, definiva l’Italia “un paese in declino, che vale nulla sulla scena mondiale, con un’economia che non cresce, una classe dirigente che spreca idee e risorse”. Oggi, l’autorevole magazine britannico di politica e economia, che mai è stato tenero con l’Italia, ha reso omaggio al nostro Paese e al suo governo per aver fatto fronte alla campagna vaccinale e alla ripresa economica meglio di Francia e Germania. “E’ impossibile negare che oggi l’Italia sia un posto migliore rispetto a dicembre 2020 e per questo è il nostro Paese dell’anno. Auguroni!”  Sconfitti e scornati, i detrattori del presidente del Consiglio, che hanno tifato contro fin dal primo momento, stanno in silenzio o masticano fiele intanto che sputano dolce. Ma Draghi, che intenzioni ha? Ci si chiede. All’ennesima volta in cui gli è stata rivolta la stessa domanda, la risposta è stata identica alle precedenti:  “Sarà il Parlamento a decidere”. Questo stabilisce la Costituzione e non c’è motivo per sospettare forzature da parte di Draghi, che è probabile aspiri al Quirinale, dopo aver impostato la campagna vaccinale e gettato le basi per il Pnrr. Nell’eventualità, però, che l’incarico andasse ad un altro, che interesse avrebbe una persona del suo calibro e della sua reputazione a rimanere dove si trova, rischiando di dover tenere a bada, per circa un anno, un Parlamento fatto per lo più di bizzosi mediocri, che iniziassero ad agitarsi avanzando pretese e coltivando ambizioni  invece di proseguire il lavoro intrapreso dal Governo? E soprattutto, cosa perderebbe il Paese, dovesse rinunciare a Draghi, a questo punto sia a palazzo Chigi che al Quirinale? Che fine farebbe il Pnrr? L’Italia sarebbe sbalzata di nuovo nelle retrovie europee e l’Economist dovrebbe ribaltare ancora una volta il giudizio sull’Italia. Dunque, tenere Draghi per sette anni è la soluzione.

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