Trattativa Stato-mafia: morte di un teorema.. l’opinione di Rita Faletti

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La crisi di credibilità in cui è precipitata la magistratura pone sullo stesso livello accusatori e accusati, con la conseguenza di fare di entrambi i degni e indifferenziati rappresentanti del diffuso malcostume italiano. Che non poteva non toccare l’ordine degli intoccabili in toga, i quali, come disse Piero Calamandrei, dovrebbero consumare i loro pasti “in assoluta solitudine”, non in cene in cui vengono assegnati incarichi importanti!  Per rimanere in tema,  Cossiga era stato profetico: “L’uomo viene ucciso più dal cibo che dalla spada, ma le istituzioni vengono uccise dal ridicolo”. E cosa c’è di più ridicolo che chiedere la perizia psichiatrica per Berlusconi? L’accanimento contro il nemico, ormai innocuo e ultra ottuagenario, rivela l’ottusità degli spocchioni, sempre ultimi a scoprire l’effetto tra il comico e il grottesco di certe loro pensate. E’ il delirio di onnipotenza della categoria, in parte indotto dalla natura, in parte dall’adulazione, in parte promosso da scelte masochistiche della politica che ha perso la battaglia contro la magistratura, quando, come disse Cossiga, “ha abrogato le immunità parlamentari che esistono in tutto il mondo e quando  Mastella si è abbassato i pantaloni scrivendo sotto dettatura di quell’associazione tra sovversiva e di stampo mafioso che è l’Associazione nazionale magistrati.” Con le chiavi del potere in mano, le tentazioni si moltiplicano e diventano irresistibili, se poi al potere si accompagna la ciccia… Emblematico il “sistema Trani” e il suo funzionamento, di cui si è occupata la Gazzetta del Mezzogiorno a proposito di una vicenda che ha dell’inverosimile. Nel 2006 un  imprenditore pugliese, Francesco Casillo, noto come il re del grano, viene arrestato con i suoi tre fratelli con l’accusa di aver importato grano contaminato. L’accusa è inconsistente, come emerge dopo 14 anni nel processo a carico dei magistrati di Trani, o, per meglio dire, inventata dai magistrati stessi, un pm e un gip, a scopo estorsivo. Infatti, l’accusa era funzionale alla carcerazione e alla successiva scarcerazione in cambio di denaro. Un sistema criminale istituzionalizzato di cui non si è scritto abbastanza nei giornali nazionali e mai si è parlato nei talk-show. E veniamo a fatti più recenti. Ieri, dopo anni di circo mediatico-giudiziario e con tanti saluti al populismo giustizialista, che nel 2018 aveva salutato la sentenza di condanna della corte d’assise di Palermo per Dell’Utri, Mori e De Donno sulla trattativa Stato-mafia come l’inizio della terza Repubblica, quella sentenza è stata ribaltata: tutti assolti in appello. La magistratura si prende un’altra cartellata in faccia. Momenti non facili per la casta dei togati e per i loro sostenitori, giornalisti editori intellettuali e politici, tutti in rispettoso silenzio. Tutti tranne uno: Matteo Renzi, che in Senato ha espresso con vigore e senza reticenza il proprio pensiero. “Tanti di noi hanno rinunciato al gusto della verità per la paura. Abbiamo permesso che fossero i magistrati a stabilire chi doveva fare politica e chi no. Perché? Un avviso di garanzia equivale a una sentenza di condanna. Il potere legislativo ed esecutivo hanno attraversato momenti di difficoltà, il potere giudiziario mai. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo: il Parlamento fa le leggi, i magistrati le fanno rispettare.” A proposito delle correnti nella magistratura: “Il problema non è la separazione delle carriere, bensì lo strapotere vergognoso delle correnti della magistratura. Devi fare carriera se sei bravo, non se sei iscritto ad una corrente. La correntocrazia è come la partitocrazia nel 1991”. E sul ruolo dei politici si sofferma sull’articolo 68: “Le guarentigie dei parlamentari sono costituzionalmente garantite e quotidianamente ignorate da un utilizzo mediatico della magistratura e delle indagini.”  Poi ricorda Massimo Bordin, compianto direttore di Radio Radicale, quando disse che i magistrati si sarebbero vicendevolmente arrestati, e conclude: “  Se non utilizziamo il tempo da qui al rinnovo del Csm, nel luglio del 2022, per scrivere una pagina nuova, non importa chi sarà il prossimo ad essere coinvolto, la vera vittima della nostra inerzia sarà la credibilità delle istituzioni e la dignità della magistratura.”

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