Unione Camere di Commercio in Sicilia. Per Confcommercio scelta improvvida

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Confcommercio Sicilia prende posizione contro l’illogica scelta di unire le Camere di commercio di Trapani, Agrigento, Siracusa, Ragusa e Caltanissetta dopo l’emendamento approvato in queste ore al Parlamento. Una decisione insostenibile oltre che impossibile, nella pratica, da attuare, considerata la vastità del territorio siciliano, ma, soprattutto, che rischia di creare difficoltà non da poco alle imprese oltre che bloccare ogni velleità di sviluppo in una fase, tra l’altro, molto complicata per l’economia isolana.
Il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, contesta, a nome dell’associazione di categoria, una decisione che già sin da ora si può definire fallimentare. “E’ la decisione visionaria – chiarisce – di una politica miope che, con la nomina di commissari ad acta prevista a breve, frappone un evidente ostacolo alle legittime aspettative dell’imprenditoria dei vari territori siciliani che dalle Camere di commercio si attendevano una mano d’aiuto e non certo la creazione di ulteriori ostacoli. Le nostre imprese, oggi, in un periodo così delicato, non meritano tutto questo. Le decisioni di pochi non possono prevalere sulla libertà d’impresa di molti. Dalla politica ci attendevamo una mano d’aiuto, non certo uno sconquasso simile che rischia di minare alla base ogni potenziale azione di recupero del terreno perduto. I fatti dimostrano che le decisioni di palazzo, ancora una volta, sono lontani anni luce dalle esigenze di chi, leggasi piccoli e medi imprenditori, ha resistito alla crisi dettata dall’emergenza sanitaria, non si è spezzato e adesso si trova a dovere gestire un cambio di rotta che ci destina verso un futuro tutto da decifrare. Ma che senso ha tutto questo? E’ quanto continuiamo a chiederci da qualche ora. E qualcuno si dovrà assumere le responsabilità di questa grave situazione”.
Manenti aggiunge un’altra riflessione: “A questo punto, verrà meno la grande intuizione del distretto del SudEst come area di grande sviluppo sociale, culturale e imprenditoriale. Anzi, la stessa subirà una botta pesantissima da tale improvvida iniziativa politica che ha visto concorrere alcuni strati del tessuto economico. La sede della nuova Camera, tra l’altro, sarà individuata in base al numero delle imprese risultanti iscritte nei registri camerali (quindi Trapani). Ecco perché invitiamo la politica a tornare sui propri passi considerata, tra l’altro, l’incostituzionalità della norma che appare irrealizzabile nei fatti. Oltre alle iniziative necessarie per provare a rimodificare il decreto, laddove sarà possibile, occorrerà chiarezza su quanto accaduto e fare ben conoscere quanti hanno fatto cosa. Un fatto è certo. L’intero sistema Confcommercio a livello regionale, in uno ai quadri associativi territoriali, dice no a questo modo di operare”.

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