Cgil Ragusa. Lavoro nero, plauso chiusura stabilimenti balneari

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In riferimento alla notizia della chiusura e della sanzione di 20mila euro a due stabilimenti balneari, sulla scorta di un’indagine condotta dai Carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro della stazione di Marina di Ragusa, a motivo dello sfruttamento del lavoro in quanto impiegavano lavoratori in nero, il segretario generale della CGIL di Ragusa, Peppe Scifo, ha rilasciato questa dichiarazione:
“Un plauso all’arma dei Carabinieri per questa brillante operazione in un settore dove il lavoro irregolare dilaga.
Lavoro nero, lavoro grigio cioè formalmente regolare ma di fatto si tratta spesso di finti part time retribuiti con salari ridotti anche del 50% rispetto a quanto contrattualmente previsto con turni di lavoro massacranti. Questa operazione è importante perché contribuisce in modo inequivocabile a fate chiarezza su alcune contraddizioni emerse in queste ultime settimana relativamente alla impossibilità per gli imprenditori di trovare manodopera.
Gli stessi imprenditori, insieme a qualche organizzazione datoriale, che hanno attaccato frontalmente il reddito di cittadinanza in quanto causa della indisponibilità delle persone a prestare lavoro in quanto comodamente a casa a fare la “pacchia” percependo il sussidio.
La realtà è diversa, o forse vera in parte e cioè che lavoratrici e lavoratori preferiscono il reddito di cittadinanza ai salari da fame per lavori massacranti.
La media delle retribuzioni di fatto non supera mai 800/900 euro, il alcuni casi ci sono commesse. che percepiscono 500/600 euro al mese per un lavoro full time. Quindi la questione forse è che il reddito di cittadinanza evita alla persone di farsi sfruttare pur di portare qualche decina di euro al giorno per sopravvivere.
Queste dinamiche di lavoro sfruttato e sottopagato è un male anche per l’economia sana e per gli imprenditori seri e onesti che pagano regolarmente i propri dipendenti costretti a subire concorrenza sleale dalle aziende pirata.
Serve severità nei controlli e disporre ogni mezzo affinché gli organi ispettivi possono svolgere in maniera capillare e sistematica i controlli nei contesti più sensibili. Solo così sarà possibile contrastare lo sfruttamento e i casi dei furbetti percettori di misure di sostegno che preferirebbero il lavoro nero da mettere insieme ai sussidi.”

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