L’ultima occasione…l’opinione di Rita Faletti

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L’Italia è a un bivio, ne ha consapevolezza? La classe politica è adagiata sulle spalle di Draghi e ogni tanto alza un ditino per provare a se stessa di essere viva. Cosa potrebbe fare più di quello che ha fatto o non ha fatto prima, per mancanza di coraggio e di visione?  Più che barcamenarsi tra un’elezione e la successiva in una stanca progressione di apatica inerte finzione di attivismo? L’Italia ha bisogno di un vincolo esterno per comportarsi bene. L’Europa è quel vincolo e Draghi ne garantisce la solidità. Precipitato dall’Eurotower sull’Italia moribonda come una meteorite sulla superficie terrestre, l’ex banchiere si è assunto la responsabilità di gettare le basi per un serio processo di ricostruzione che duri nel tempo e consegni alle future generazioni un Paese più forte più stabile e più snello. Per quanto assurdo possa sembrare, i progetti importanti contenuti nel Piano nazionale da presentare a Bruxelles entro fine aprile, potrebbero rimanere sulla carta e l’Italia senza gli oltre 200 miliardi, se non si mettesse mano alle riforme indispensabili a implementare quei progetti. In cima alla lista delle cose da riformare, la Pubblica amministrazione, la giustizia e il fisco perché è proprio dal loro funzionamento, o piuttosto malfunzionamento, che dipende la bassa crescita, causa della crisi economica e sociale. Eccesso di normative, controlli pubblici esasperati in funzione di contrasto ai fenomeni corruttivi ma di fatto occasioni di corruzione, obblighi burocratici insensati, interventi delle procure occhiute su tutto ciò che si muove, concorrono a rallentare bloccare e disincentivare la produttività dell’Italia, la più bassa in Europa. Dietro il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) si legge un messaggio chiaro: abbattere l’inefficienza dello Stato e depoliticizzare l’economia. Obiettivi al limite del sovrumano poiché riformare significa inevitabilmente toccare interessi consolidati e rendite di posizione di chi si oppone e si è sempre opposto al cambiamento: un grumo di affari e malaffare di cui la politica è complice. Nella visione di Paese di Draghi, lo Stato deve fare lo Stato e l’impresa deve fare l’impresa. Un concetto che è anche la pietra angolare del liberismo, una parola che è fumo negli occhi di Pd e Leu che vedono in esso la minaccia a ciò che rimane dell’ideologia di sinistra e dei 5S che lo identificano con la distruzione del populismo su cui hanno costruito il loro consenso. Ma non hanno alternative. Diceva Margareth Thatcher: “ Le imprese private rispondono al pubblico, quelle pubbliche a nessuno”. Chiaro no?

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