I “costruttori” di stabilità…   l’opinione di Rita Faletti

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Senza avere mai preso un solo voto popolare, Conte, adottando uno stile “soft” e apparentemente rispettoso delle istituzioni, ha cercato, riuscendovi, di accentrare su di sé tutti i poteri decisionali, favorito anche dal clima di paura e apprensione scatenato dalla pandemia. Il Parlamento è passato dall’essere il luogo del dibattito politico, dove un progetto deve essere approvato dalle due Camere per diventare legge, a semplice sede consultiva, di fatto esautorato del proprio ruolo. Approvatore inerte di decisioni prese altrove con la complicità del Partito democratico, che in altri momenti e situazioni ha rivendicato il valore prioritario dei principi della Costituzione. Solo parole. La fedeltà alla Costituzione è un alibi per sbarrare la strada all’avversario politico e diventa un ingombro inutile nel momento in cui è di ostacolo ai propri piani. La crisi di governo, qualunque ne sarà l’esito, ha estratto dall’ombra il problema irrisolto della sinistra italiana e del vuoto di prospettive legato alla fine di un’utopia. Prendere finalmente le distanze da un passato consegnato alla storia da cui non può essere sradicato è un’impresa impossibile per gli eredi del Partito comunista, vittime di una crisi di identità che li costringe allo status quo, in questo accomunati ai grillini che temono anche solo una parvenza di cambiamento che  significherebbe la polverizzazione del movimento. Quanto basta per vedere in Renzi una minaccia e ricompattare miracolosamente Pd e grillini in difesa di Conte. Interessi personali, rivincite, antichi rancori, desiderio di vendetta e odio convergono per asfaltare l’altro Matteo, come vorrebbe Casalino. Sulla linea del sì Conte no Renzi si posizionano Di Battista: “Renzi è un avvelenatore di pozzi”, e Bersani che accusa Renzi di cinismo, incapace di vedere il cinismo dei compagni sapientoni e plaude a Conte: “Conte è migliore di come è stato descritto”. E rispolvera lo spauracchio delle elezioni di chi teme persino la propria ombra: “E’ ovvio che sarà Conte contro Salvini”. C’è un gran trambusto che scuote da un letargo durato mesi, gente che si telefona, che mercanteggia e intrallazza, presa da fervore patriottico. A Palazzo Madama nasce il gruppo misto Maie-Italia 23, quello dei “costruttori” e Clemente Mastella, l’affossatore di Prodi, ora vuole consolidare il governo e si offre a Conte come consigliori: “Nessuno pensi di recuperare Renzi”. Il politico senza macchia e senza paura, come Salvini ha definito il sindaco di Benevento, sfodera tutta la grinta di cui è capace e ridiventa amico per la pelle di Grillo. Altro che ribaltoni. Odi che si trasformano in amori, situazioni che si capovolgono, legami che rinascono,  incartapecoriti politici sorprendentemente spumeggianti per dare una mano a Conte. Uno è Bruno Tabacci, il “responsabile” da non confondere, per carità, con il voltagabbana Scilipoti, un venduto, un individuo spregevole perché un conto è fare da scudo con il proprio corpo a un democristiano devoto a Padre Pio e benvoluto da Francesco, altra cosa è mollare Di Pietro per correre da Berlusconi. E’ l’emergenza bellezza, e la doppia morale grondante ipocrisia della sinistra. Guai tentare di togliere le ganasce alle ruote del Paese come vorrebbe Renzi, troppo pericoloso! Il senatore toscano è una mina vagante che mette a repentaglio la “stabilità” di un esecutivo dove chi ha solo la gamba destra si appoggia a chi ha solo la sinistra in uno stato di equilibrio provvisorio che solo lo stare immobile può preservare. Lo spettacolo, visto da fuori, è spassoso e dà sollievo agli animi afflitti dalla pandemia. E’ la vecchia buona DC che sta nascendo dalle proprie ceneri. Stare attenti dalle parti del Pd.

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