Chi ha sei marce e chi nessuna…l’opinione di Rita Faletti

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Oscar Wilde diceva: “Ogni tuo successo ti crea un nemico; per essere simpatico occorre essere mediocre”. Renzi è tutto fuorché un mediocre, è il motivo per cui Di Maio e Salvini si sono impegnati per metterlo fuori gioco, senza riuscirvi. Nonostante il suo partito sia al 3%, le sue idee valgono molto di più e il Partito democratico che si è dato un gran daffare per demolirlo, con un accanimento quasi maggiore di quello dei suoi avversari politici, oggi ne sta prendendo atto, pur non potendo e non volendo ammetterlo. I politici si rivelano spesso bugiardi e subdoli, molti sono del tutto incapaci, rari quelli disinteressati e competenti o che dicono la verità. Renzi la dice, quando non te la sbatte in faccia la lascia intendere, come il cane che prima di attaccarti abbaia. Ricordate cosa disse a Letta? “Stai sereno”. Voleva forse invitarlo a stare sereno? No certo. Se si è attenti a quello che succede, si ricorda che questo periclitante governo è nato per volontà di Renzi per scongiurare l’uomo solo al comando. Ma credo che la ragione sia stata anche un’altra, quella rivelata da Don Vito Corleone: “Tieniti gli amici stretti ma i nemici ancora più stretti”. L’alleanza con i grillini aveva la finalità di ridurre quegli sbandati alla ragione evitando la bancarotta all’Italia. Ai tempi del suo governo, Renzi fece il possibile per realizzare il progetto Industria 4.0 con Carlo Calenda, allora ministro dello Sviluppo economico, promuovendo incentivi fiscali, sgravi alle aziende e super ammortamenti. I gialloverdi, ostili per ideologia all’impresa, hanno tentato di smantellare tutto, accorgendosi poi che per sostenere l’industria, unica in grado di creare lavoro e occupazione, a quel piano si doveva rimettere mano. I boicottatori di Renzi che ai tempi del Jobs Act si erano adoperati per fermare lo schema della flessibilità decrescente dei contratti e della decontribuzione che aveva come obiettivo la creazione di nuovi posti di lavoro, si sono dovuti ricredere. Provenzano, ministro per il sud, ha adottato quello schema per tentare di risollevare l’occupazione nel meridione del Paese. Un altro merito indiscusso di Renzi è stato combattere la gogna giudiziaria e il vergognoso circo mediatico che ha prosperato minando la garanzia di un giusto processo nelle aule di tribunale, non sulle pagine di giornali mascalzoni. Renzi ha sempre affermato il principio della separazione dei poteri, che Salvini condivide solo a parole avendo permesso a manettari incompetenti di fregarsene della Costituzione da loro tanto decantata. Oggi tutti riconoscono che Renzi aveva ragione. E ci sarebbe dell’altro da ricordare, per esempio la riforma che nel 2016 costrinse le banche popolari con capitale superiore a 8 miliardi a diventare società per azioni uscendo dall’opacità di gestioni legate a doppio filo alla politica.  Gli stupidi lo accusarono di liberismo. Ebbene, se la popolare di Bari non si fosse rifiutata di aderire a quella riforma trasformandosi in Spa, non sarebbe arrivata a un passo dal crac. Renzi rappresentava e rappresenta un ostacolo al mantenimento dello status quo. I modi e il linguaggio diretto, così inconsueto in un Paese di adulatori e adulati, infastidiscono i brontosauri della politica e i novelli politicanti, che si allertano quando temono che le loro poltrone rischino di essere spazzate via e i loro immeritati stipendi si dileguino. Renzi  non è stato ascoltato per invidia e antipatia. Sono convinta che pochi di quelli che lo detestano non sappiano neanche perché lo detestano. Non è simpatico? Ci ha pensato un comico a far ridere gli italiani, in entrambi i sensi, e così sono iniziate le lacrime che il Paese continua a versare, indipendentemente dalla pandemia. Oggi Renzi chiede il Mes sanitario. Non ripeto i motivi per i quali avremmo dovuto prenderlo da tempo. Continuo a ritenere che vada preso come ritengo che questo governino dovrebbe essere licenziato. Teresa Bellanova è stata chiarissima: fare il ministro non significa fare tappezzeria. I ministri e i parlamentari si valutano sulla base delle proposte, non sulla base del numero. Il Paese è in gravissima difficoltà e non può perdere tempo. La legge di Bilancio non è ancora entrata nell’Aula della Camera, se aspettiamo entreremo nell’esercizio provvisorio. Se non c’è un percorso serio non c’è alcun interesse a mantenere le poltrone. Basta decisioni autonome, siamo una Repubblica parlamentare: il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di confrontarsi sul merito. Il confronto deve avvenire con le opposizioni ma anche all’interno del governo. E basta con la supponenza sulle imprese: sono le imprese che danno lavoro. Discorso perfetto.

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