Qui Europa: altre tre uccisioni…l’opinione di Rita Faletti

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La dichiarazione di guerra di Macron  alla “contro società” dell’islam radicalizzato, infiltratosi nella società francese per prenderne possesso, e il successivo intervento in difesa della laicità e della libertà della Repubblica dopo l’agguato vile e la decapitazione del professore Samuel Paty, danno ragione a chi nel paese aveva messo in guardia contro l’eccessiva tolleranza di chi si rifiutava di vedere. Oggi la Francia è in serio pericolo, quel pericolo non è circoscritto alla Francia, quel pericolo è cresciuto e si è ingrossato sulla superficialità, la sottovalutazione, la paura, la vigliaccheria e il disarmo morale dell’Europa e dei suoi governi, sull’ipocrisia delle sue classi dirigenti senza dignità e senza midollo e sull’informazione serva del politicamente corretto. Chi in Italia non ricorda gli attacchi diretti a chi diceva: “Non tutti gli islamici sono terroristi ma tutti i terroristi sono islamici”. Scudi levati contro i razzisti predicatori di odio e distinzione affrettata tra musulmani moderati e musulmani estremisti, sostenuta dai cultori del deprimente pensiero mainstream. Erdogan se ne è ricordato quando ha inveito contro Macron e il progetto enunciato dal presidente francese di sciogliere tutte le associazioni che hanno legami con il fondamentalismo, compreso il collettivo contro l’islamofobia,  definito “un laboratorio islamico”. Il premier turco che ha invitato i musulmani a riempire l’Europa dei loro figli per conquistarla, ha detto che Macron ha bisogno di sottoporsi a esami mentali e ha accusato di islamofobia gli europei che fomentano l’odio dell’islam e dei musulmani. Chi è insano di mente è il primo ministro turco se pensa che non si abbia ben chiaro cosa nasconda l’attacco al suo omologo francese. Recep Tayyp Erdogan  ha sostituito alla maschera la mascherina che può proteggerlo dal virus ma non dal sospetto che mantenere alto il livello di scontro con Macron gli serva per molteplici scopi. Il più impellente è distogliere l’attenzione dei turchi dalla grave crisi economica interna spostandola su altre questioni e risollevare la propria immagine di leader alle prese con un calo di popolarità che dipende anche dal pugno duro usato contro le opposizioni e la dissidenza in costante aumento. Se la Turchia andasse al voto oggi, Erdogan non supererebbe il 37 per cento dei voti. Ci sono poi le sue mire geopolitiche per le quali è in rotta di collisione con Macron e la volontà di rafforzare la propria posizione nel mondo sunnita rispetto a Arabia Saudita e Egitto. Per i propri obiettivi, il “sultano” che contempla la visione di un neo impero ottomano, ha aizzato i paesi musulmani contro la Francia invitando a boicottare i prodotti francesi e indicato nell’Europa la promotrice di una campagna di linciaggio contro di loro, simile, ha detto con straordinaria faccia tosta, a quella contro gli ebrei prima della Seconda Guerra mondiale. Così i prodotti francesi spariscono dagli scaffali dei supermercati di Tunisia, Marocco, Qatar, Kuwait e nelle piazze orde di scalmanati fanatici in preda alla rabbia bruciano le immagini di Macron e la bandiera francese. Stesse scene che si sono viste a più riprese con immagini di altri capi di stato e altre bandiere dati alle fiamme. Sotto il sole del Medio oriente nulla cambia. I fanatismi sono sempre gli stessi, l’oggetto dell’odio feroce siamo sempre noi occidentali, intimoriti e muti di fronte alla falsificazione della realtà fino a diventare complici di delitti mostruosi. Noi, vittime dell’islam radicale, dipinti come persecutori nazisti, abbiamo tollerato e tolleriamo di averli in casa e di farci ammazzare. Ieri, un bravo ragazzo tunisino arrivato a Lampedusa su un barcone, non con un volo in business class da Berlino o da New York o da Londra o da un’altra capitale occidentale, come piacerebbe ad alcuni, è entrato nella cattedrale di Notre-Dame a Nizza e con un coltellaccio ha sgozzato due persone e decapitato una terza al grido di Allahu Akbar. Fermato dalla polizia è stato ferito e ricoverato in ospedale. Aveva con sé un documento rilasciato dalla Croce Rossa grazie al quale è stato identificato. Il macellaio era passato da Lampedusa a Bari e aveva gironzolato per l’Italia fino al 9 di ottobre. L’Italia rischia un incidente diplomatico con la Francia per l’inaffidabilità dei controlli che mette a repentaglio la sicurezza dell’Europa. Allora domandiamoci perché siamo un paese colabrodo, non da ora, ma dai tempi di Alfano ministro dell’Interno e se ci sia qualcuno che ha interesse a mantenere le porte aperte all’immigrazione. Il governo, questo o quello che verrà, avrà il compito prioritario di affrontare una situazione che sta sfuggendo di mano. E dovrà farlo con pragmatismo e senza ideologie, con senso di responsabilità (ah! Il senso di responsabilità) e trasparenza. Intanto Macron tira dritto: “Non cederemo-ha detto- la Francia sarà la Repubblica dei fatti”.   Altro che “guardarci come fratelli e sorelle” come suggerisce Bergoglio. Quale fratellanza può esistere tra un cristiano o perfino un ateo e un musulmano, di quelli “buoni” che vogliono seguire alla lettera gli insegnamenti del Corano, uno in particolare, intriso di profonda “humanitas” che detta: “Inseguite gli infedeli fino alla loro uccisione”. Dubito che di questo il Papa abbia parlato quando ha incontrato a  Abu Dhabi il Grande Imam Ahmad Al-Tayyb dal quale, come ha affermato nel documento “Fratelli tutti”,  si è sentito tanto stimolato.

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