Governo ozioso….l’opinione di Rita Faletti

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Il Covid non si era dissolto, non è mutato, non è sconfitto. Lo sapevamo ma abbiamo preferito credere il contrario e abbiamo abbassato la guardia. Via mascherine, basta distanziamenti e forza con gli assembramenti. Il virus si è preso una breve pausa estiva dopo mesi di intenso lavoro per ricomparire in piena forma. Un’impennata di contagi ha spostato il calendario ai primi mesi dell’anno, quando la paura è riuscita nel miracolo di renderci tutti più disciplinati da meritare perfino l’encomio di von der Leyen e Merkel. Merito delle spiegazioni e dei consigli degli scienziati, ai quali il ministro Boccia aveva chiesto in aprile “certezze inconfutabili”, ignorando o fingendo di ignorare che la conoscenza scientifica procede per tentativi ed esperimenti che solo la prova dei fatti rende inconfutabile. Una finzione, quella pretesa, avanzata da un laureato che insegna all’università, e lo speriamo per i suoi studenti, finalizzata a parare le spalle ai decisori politici che in una situazione di emergenza devono indicare la strada da seguire. In caso di errore c’è l’alibi della scienza colpevole di non aver fornito “certezze inconfutabili”. Gli italiani ma che popolo fantastico! Sì, davvero fantastico nell’obbedire, fantasticamente credulone nel fidarsi di chi lo governa. Il lockdown è stato il passo obbligato dall’aumento esponenziale del numero di contagi, di terapie intensive e di morti. Ma il lockdown sarebbe potuto essere un’occasione preziosa per organizzare la riapertura in sicurezza. Ci era stato promesso. Che ne è allora delle 40 task force con i suoi 400 e passa esperti, dei tavoli di lavoro, del piano Colao consegnato nelle mani di Conte?. Una beffa escogitata dal governo per tenere buono il paese, illudendolo di essere sul punto di trasformarlo in una prodigiosa macchina di efficienza e crescita. Una diversa forma di propaganda il cui scopo è la persuasione. Gli autocrati sanno benissimo che la propaganda è uno strumento di asservimento dello spirito, come sostiene Simone Weil ne “Il manifesto per la soppressione dei partiti politici”, evidenziando che l’unico bene che essi conoscono è quello personale. Per lo stesso motivo ci potremmo chiedere a cosa servono i ministeri  se poi affidano ad esterni incarichi che dovrebbero essere di loro competenza. Se fossero competenti. In realtà, l’operazione inventata da Conte si è rivelata inutile e analoga ai vari piani affidati agli economisti, ultimo Cottarelli, per la spending review. Dunque, se la situazione peggiorerà, rivedremo Conte avviarsi con passo spedito e i foglietti in mano alla volta di una conferenza stampa per annunciare provvedimenti che compariranno in dettagliati dpcm, e lo sentiremo fare raccomandazioni con il solito atteggiamento paternalistico. Speriamo solo che Boccia non rivolga agli scienziati la richiesta di “certezze inconfutabili”. Rischierebbe di farsi rispondere a pernacchie. Ricordiamogli la frase di Einstein: “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato”. E intanto, nel vuoto decisionale, è arrivata la seconda ondata, o il suo preavviso. Il governo non ha nulla da spiegarci e raccomandarci che non sappiamo già. Suo compito è agire: controllare che le mascherine siano indossate e correttamente, che il distanziamento sia osservato scrupolosamente, che alberghi, ristoranti, pizzerie, osterie, bar, negozi e via dicendo rimangano aperti e rispettino le regole, pena le sanzioni. Una bella scommessa. Purtroppo si intravedono segnali che fanno temere una seconda chiusura che significherebbe la morte dell’economia. A quel punto, l’unica “certezza inconfutabile” sarebbe la grave responsabilità del governo la cui esultanza del post cabina elettorale ha funzionato da sonnifero invece che da sprone. Che tra i dipendenti dello stato è forte prima della sedia, si placa nel momento stesso in cui ci si accomoda. Non fa eccezione il top banana Conte, che tiene bordone ai Cinque stelle e al quale tiene bordone il ministro dell’Economia Gualtieri sulla questione del Mes. Quei soldi servono e servivano ieri. L’impennata dei contagi lo grida e lo gridano gli assembramenti, non dei giovani davanti ai locali pubblici, ma sui mezzi di trasporto che sono bombe virali. Non serve invece la permanenza al governo degli zelanti difensori del no al fondo per la sanità.

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