Humanitas…Garantire gli interessi o la salute?

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Il caso degli ultimi giorni, riguardante la partita Juve-Napoli, non disputata a causa del Covid, è diventato un dibattito interessante, ponendo a tutti gli interlocutori molteplici domande sulla situazione attuale. In questi giorni, nc’è stato chi ha difeso il diritto allo sport, chi il diritto alla salute, chi è pro chi e contro alle normative e ai vari protocolli, chi si appella costi quel costi alle disposizioni e molto altro.
In tutto questo marasma, la domanda rimane sempre una: in una situazione di emergenza sanitaria mondiale, come quella attuale, cosa bisogna garantire gli interessi (di qualsiasi natura) o la salute?
Gli eventi accaduti negli ultimi giorni hanno, certamente, sollevato un polverone clamoroso, ma le autorità sanitarie hanno assunto, con senso di responsabilità, il loro dovere: cioè far prevalere su tutti il diritto alla vita e alla salute, più che una partita di pallone o qualsiasi altro evento.
Questi avvenimenti portano chiunque a riflettere su due aspetti: il primo, quali sono le vere priorità in questo tempo di pandemia? Secondo, quali sono le azioni da mettere in gioco per contrastare, a livello personale il coronavirus?
Fornire delle risposte tra queste righe risulterebbe solo banale e superfluo, perché la pandemia oltre che preoccupare l’uomo, dovrebbe farlo interrogare sulla sua vita, e sulle sue priorità. Ma il caso della partita Juve-Napoli, che avrà tutti gli accertamenti del caso, prima di arrivare a una decisione in merito, soprattutto a livello calcistico, ha mostrato il vero volto dell’opinione pubblica. Gran parte del paese stenta a convivere con il virus, sopratutto nel rispetto delle regole anticontagio. In caso di positività, di qualche membro delle comunità, il più delle volte si assiste allo scarica barile delle responsabilità, si addossa la colpa al positivo di turno, e poi ci si dimentica di tutto quel che si è compiuto.
Il virus purtroppo viaggia, e non guarda in faccia nessuno, meno che meno gli interessi di qualsiasi natura. E questo forse si stenta a crederlo, lo si nota nelle azioni quotidiane assembramenti, contatti ravvicinati e nessuna mascherina. La movida, per esempio, non è da porre nel dimenticatoio, ma va attenzionata per poterla vivere in sicurezza, non deve risultare vano lo sforzo fatto nella prima fase del virus. Per convivere con il virus, bisogna rivedere le priorità, il proprio modo di fare, e non bisogna dimenticare la variabile dei contagi.
Tutti, nessuno escluso, è esposto al virus, per questo in caso di contagio di un membro della propria comunità, non ci suo erigere a ministri della salute, detentori della sicurezza, patrioti della mascherina, e portatori di ideali di sicurezza, di bene comune e di salute pubblica, se poi si è vissuto in tutto altro modo.
In questa situazione, purtroppo disastrosa, a causa degli atteggiamenti negligenti della popolazione, bisogna prevenire piuttosto che curare, altrimenti si ricadrà nell’assurdo, nella delazione, e nel controllo poliziesco da parte dell’autorità.
Gli eventi non accadono per caso, quindi urge una repentina inversione a U, per comprendere non solo che la vita è una, ma che per il bene di tutti, bisogna giocare tutti dalla stessa parte e unire le forze per garantire a tutti la vita.

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