Ultimo miglio, monito dell’Europa a Tim…..di Giannino Ruzza

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Mentre il Governo ce la sta mettendo tutta per risolvere la questione rete unica 5G in Italia, i nodi da sciogliere in ambito politico rimangono sostanzialmente belli intatti. La spinosa questione è stata discussa a Palazzo Chigi con i capo delegazione della maggioranza, i Ministri, Gualtieri per il MEF (Ministero Economia e Finanze)  e Patuanelli per il MISE (Ministero Sviluppo Economico) . Conte punta a definire al più presto un percorso che prevede  il pieno coinvolgimento di tutti gli operatori alternativi al progetto rete unica messo a punto da Cassa Depositi e Prestiti e Tim, e già condiviso da Tiscali e Fastweb. Quest’ultime hanno trovato un’accordo che consentirebbe a Tiscali di accedere alla rete in fibra di Fastweb per collegare la propria rete wireless alla banda ultra larga. L’incontro segue quello tenutosi nei giorni scorsi con i principali operatori telefonici e televisivi, Sky, Vodafone e WindTre in cui è emersa la loro piena disponibilità al progetto 5G a patto che siano accettate alcune sostanziali condizioni. Le tre grandi compagnie coinvolte nella gestione della infrastruttura per le connessioni internet ultra veloci, chiedono che tutta l’operazione non ricada sotto il diretto controllo di TIM. La stessa presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, interpellata sulla vicenda ha ribadito il rispetto delle condizioni di neutralità e indipendenza che Tim dovrà avere nei confronti di tutti gli attori coinvolti nello sviluppo delle rete 5G in Italia. “In caso contrario – ha ribadito – il progetto non verrà accettato”. Una linea ribadita in una nota congiunta anche dagli Ad, Maximo Ibarra (Sky Italia) Aldo Bisio (Vodafone Italia) e Jeffrey Hedberg (WindTre). “Se questa prospettiva – hanno aggiunto gli interessati – verrà implementata con effettive garanzie di indipendenza della infrastruttura, una rete capillare Ftth  “Fiber to the Home”, cioè “fibra fino a casa”, contribuirebbe alla competitività del sistema Paese e porterebbe strumenti di connettività all’avanguardia nelle case di tutti gli italiani”. Infatti, va ricordato, fino a qualche anno fa, la rete era composta per intero da cavi in rame, e le prestazioni variavano a seconda delle condizioni meteorologiche, delle temperature esterne e delle distanze geografiche. Più un’abitazione era lontana dalla centrale o dai cabinati, più il segnale perdeva potenza lungo il percorso. Con l’avvento della banda ultra larga, tutta o parte di questa rete è stata cablata in fibra ottica per migliorarne le prestazioni. In alcune zone l’intero collegamento dalla centrale a casa viaggia su fibra ottica, in altre la fibra è limitata alla tratta dalla centrale al cabinato. Adesso la palla passa in mano al Governo e alla maggioranza, nel tentativo, affatto semplice, di gettare le basi della rete 5G in Italia, evitando una guerra all’ultimo miglio. Fra le tante questioni non risolte anche la posizione di Open Fiber, partecipata pariteticamente da Cassa Depositi Prestiti e il colosso Enel. Una vicenda intricata e complessa con l’auspicio che  possa trovare al più presto una soluzione concordata,  indispensabile alla modernizzazione infrastrutturale del nostro Paese. Prevedo che saranno per il Governo belle gatte da pelare.

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