Chi ha vinto e chi ha perso…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 5 minuti

A bocce ferme e controllando i numeri definitivi  del voto di domenica e lunedì, il dato immediato è la vittoria del SI al referendum:  70 per cento gli elettori che ritengono sia importante avere un Parlamento meno pletorico. Ciò nondimeno, il 30 per cento dei NO mette in luce la necessità di considerare le ragioni nobili che hanno motivato quella scelta. Non il desiderio di indebolire il governo e in particolare il M5s promotore del taglio, o mandare a casa Zingaretti e Conte, ma il senso della realtà: non è un Parlamento ridotto nei numeri a lavorare con maggiore efficienza,  ma un Parlamento selezionato e competente, insieme al superamento del bicameralismo paritario che rallenta inesorabilmente l’approvazione delle leggi  in un tempo in cui tutto cambia con grande velocità. Zingaretti ha comunque assicurato che il Pd ha già pronta una proposta di legge costituzionale. Diverso è il significato dell’altra consultazione. Nel confronto tra centro destra-centro sinistra alle Regionali, oltre al fatto che il rapporto è 15 a 5, il dato rilevante non è la sconfitta di Susanna Ceccardi in Toscana, la regione chiave che i dem temevano di dover consegnare alle destre, ma la sconfitta di Salvini. Una sconfitta che pesa e fa presagire ulteriori batoste. Malgrado la prudenza del Capitano ormai ex, di evitare l’errore commesso in Emilia-Romagna di mettere in ombra la candidata durante la campagna elettorale e malgrado Ceccardi sia molto più preparata di Borgonzoni, credo che molti toscani abbiano preferito la strada vecchia. E’ più di un anno, prima ancora che decidesse di lasciare il governo gialloverde per i pieni poteri, che Salvini non ne imbrocca più una. E forse la prima mossa sbagliata è stata il volersi alleare con un Movimento che se lo tocchi ti contamina. La Lega al 17 per cento dal 4 che aveva è stato merito indiscusso di Salvini, che, irretito dal consenso, ha cercato di strafare.  Avrebbe continuato a crescere, più lentamente ma inevitabilmente in un momento di grande debolezza del Partito democratico. Ha preferito un’indigestione di bagni di folla, di insulsi selfie davanti a salsicce pizze pasta asciutta e cornetti, a danno del proprio fegato e dell’estetica che precede l’etica, e si è concentrato in modo paranoide sul tema immigrazione, affidando ai Cinque stelle lavoro ed economia. Il disastro non si è fatto attendere bruciando quella leggera crescita che era iniziata nei due precedenti governi. Ingordigia e stupidità non sono mai alleati del successo e prima o poi chiedono il conto. Ma Salvini è recidivo:  da sbruffone ha garantito il 7-0 e ha dovuto accontentarsi del pareggio. Ma c’è un’altra Lega, quella di Zaia in Veneto, che ha stravinto. Il governatore, al suo terzo mandato, è persona intelligente e moderata, si tiene lontano dal potere romano,  non ama i bagni di folla, non solo in tempi di pandemia, è schivo e non ama parlare. Se e quando lo fa, sa bene quello che dice e dove vuole arrivare. Rappresenta una Lega diversa, quella che governa con successo tanti comuni del nord. Del 75 per cento di Zaia non si è stupito nessuno. La gestione del Covid secondo le indicazioni del virologo Crisanti, la sanità territoriale efficiente, i  buoni risultati economici  hanno premiato un amministratore capace. I cittadini sanno distinguere e valutare, come è accaduto in Liguria, dove la ricostruzione in tempi record del ponte Genova San Giorgio ha favorito la vittoria di Toti. E’ stata la vittoria del fare sull’ideologia. Dal 2015 il Pd ha perso in quella regione  il 20 per cento dei consensi  e a nulla è servito presentarsi  con i Cinque stelle.  E’ per questo che suona irrealistico quello che ha dichiarato Zingaretti: “Se fossimo stati assieme avremmo fatto meglio”, perché è vero il contrario. Una conferma? La foto opportunity umbra seguita dalla sconfitta dei giallorossi. Il Pd ha vinto in Toscana dove è andato solo, ha vinto in Campania grazie a De Luca, il governatore che fa di testa sua, il politico vero che si ama o si odia, quello che minaccia il lanciafiamme contro gli spudorati senza mascherine e l’invio delle Forze dell’Ordine. Il governatore che da sindaco di Salerno aveva trasformato la città nella Salisburgo del sud. Il Pd ha perso le Marche dove Giorgia Meloni ha dimostrato che esperienza coerenza e tenacia alla lunga pagano. In Puglia ha vinto con Emiliano ed è stata la vittoria peggiore. Indole da soldato di ventura, commediante e voltagabbana, Emiliano ha raccolto attorno a sé un po’ di tutto, distribuito un po’ di tutto: promesse e soldi, e detto un po’ di tutto, anche che con questa vittoria della Puglia e di Conte, la sua regione aiuterà il paese a migliorare. Una vittoria indecorosa di cui il Pd non dovrebbe andare fiero. In conclusione, queste regionali hanno salvato la segreteria di Zingaretti e la poltrona a Conte. Ora i vincitori spieghino al paese, senza tanti tentennamenti e reticenze, che progetti  hanno e come pensano di realizzarli. Altrimenti sarà la vittoria di Pirro.

guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

3 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI