Decreto Rilancio e amnesie…di Michele Giardina

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Decreto Rilancio. “Ho notato – confessa il premier Giuseppe Conte all’amico Vanni – che un paio di milioni di lavoratori sono rimasti fuori dalla cassa integrazione e che migliaia di titolari di piccole e medie aziende commerciali e turistiche si sono ritrovati, senza volerlo, come l’aretino Pietro. Per non dire delle lunghe  file di umane genti alla Caritas, per rimediare pane, pasta e generi di prima necessità come succedeva nel dopoguerra. Inevitabile, pertanto, mettere mano a quest’altro decreto, non a caso chiamato Rilancio, proprio per spingere, così come avrebbe fatto Archimede, dal basso in alto il Paese Italia che, grazie al cielo, è governato da me. Diciamo …  da noi. Fosse finito in mano ai politici dello sfascismo, a quest’ora saremmo in un mare di guai”.

– Azz …  – Come dici?  – No, niente pensavo alla colorita espressione “un mare di guai” e agli stupidi che, come tu fai notare, considerano una minchiata la “realistica” politica dei se e dei ma.

– Esatto. Ti dico in tutta sincerità che, se il decreto rilancio non bastasse, sono pronto ad inventarmi qualcosa di straordinario. Magari una proroga dell’emergenza sanitaria di sei mesi, fino al 31 dicembre 2020. Provvedimento, credimi,  sacrosanto, religioso, di grande valore civile e istituzionale, dettato dalla esigenza prioritaria di lasciarci alle spalle l’emergenza Coronavirus. E ti dico di più. Dovessimo registrare dopo l’Epifania 2021 anche solo una decina di casi di Coronavirus,  giuro che non ci penserò due volte a salvaguardare gli italiani con  una nuova proroga e magari un’altra ancora fino a quando in Italia il virus non sarà completamente sconfitto. Per me la vita delle persone ha un valore sacro. Il mio approccio con i problemi reali, come tu sai e avrai certamente notato da quando sono alla guida del Paese, va contestualizzato sempre entro la magica sfera dell’etica applicata alla politica. Se gli altri non capiscono, non posso farci proprio nulla. Peggio per loro. Per quanto mi riguarda ti posso assicurare di essere  perfettamente a posto con la coscienza potendo contare, oltretutto, sulla benedizione di Papa Francesco e sul sostegno caloroso e disinteressato di numerosi governanti europei che amano l’Italia quasi quanto me. Se hai tempo pranziamo insieme. – Grazie, Peppe, ma non posso. Ho il volo di ritorno fra un’ora. Alla prossima. – Se hai bisogno, chiamami. – Grazie.

Azz … e poi azz…  – pensa l’amico Vanni –  Peppe è fuori dal mondo. Lo stato di emergenza serve a tenere sotto controllo il virus? Ma quale emergenza. Ma a chi la vuole dare a bere. La proroga serve a garantirsi la poltrona per altri sei mesi, scongiurando il pericolo di andare al voto. Dal breve colloquio di oggi ho capito molte cose. Sapevo quanto fosse vanesio e fanatico sin da giovane, ma non immaginavo che la politica gli avesse potuto provocare danni morali così devastanti. La gente è senza lavoro, milioni di persone non sanno come fare per mettere a tavola un pasto al giorno, decine di miei amici ristoratori, gestori di bar e di stabilimenti balneari sono in mezzo ad una strada, due artigiani, miei compagni di infanzia, si sono suicidati, e lui mi racconta la favola dell’etica applicata alla politica. E’ diventato un talebano. Altro che benedizione di Papa Francesco. Peppe è un pericolo per il Paese e la democrazia. Ogni sua parola puzza di falsità, bluff, inciucio. Sono certo che farà di tutto per rimanere al suo posto. E’ furbo di tre cotte. Ed è anche cattivo. Sorride e pugnala. Non ha alcuna stima di Nicola Zingaretti; considera poco più che un cretino il capo politico dei Cinque Stelle Vito Crimi; è in rottura con Luigi Di Maio; odia alla morte Matteo Salvini e si dice sicuro della prossima scomparsa dalla scena politica di Matteo Renzi. Sapessero anche solo in parte quello che mi ha raccontato sul loro conto … andrebbero di corsa a fargli un mazzo così.

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