“Politica puttana e giustizia pervertita”.. di Michele Giardina

(…) La bomba è detonata nella capitale. La Procura di Perugia indaga per corruzione sul pm romano Luca Palamara, riverito simbolo delle toghe nostrane: ex membro del Csm, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati, leader di Unicost. Avrebbe beneficiato di “varie e reiterate utilità, consistenti in viaggi e vacanze” per lui, amici e conoscenti. E poi, dettaglia ancora l’avviso di garanzia, un “anello non meglio individuato del valore di 2 mila euro in favore dell’amica Adele Attisani”. Regalie. Per agevolare nomine e danneggiare magistrati ostili. Il burattinaio sarebbe l’avvocato siracusano Pietro Amara. Uno abituato ad intrecciare, oliare e mistificare. Nel gorgo ha trascinato una decina di toghe. Le sue supposte gesta corruttive hanno figliato deflagranti fascicoli. Nella rete investigativa finisce anche Palamara. E poi, a strascico, un altro blasonato pm romano: Stefano Rocco Fava. E’ indagato per concorso in rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. Avrebbe aiutato Palamara  “a eludere le investigazioni a suo carico”. Così come a screditare l’ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e il suo fido aggiunto, Paolo Ielo.  Anche Luigi Spina, consigliere dimissionario del Csm, viene coinvolto per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. (Antonio Rossitto, panorama.it, 1 luglio 2019)

(…) Intanto alle elezioni suppletive al Csm del 6 e 7 ottobre per i due posti rimasti vacanti dopo l’inchiesta di Perugia che ha travolto l’organo di autogoverno dei giudici, il pm Antimafia Nino Di Matteo presenta la sua candidatura in streaming:”L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”.

Così Di Matteo presentando la sua candidatura contro la “degenerazione del correntismo”. “Al CSM vorrei fare soprattutto il giudice dei magistrati fuori dal sistema, di quei colleghi che sono stati ostacolati nella loro attività”. “Il caso Palamara rappresenta una situazione di cui siamo tutti responsabili”, ha aggiunto Di Matteo, “e penso anche a coloro i quali hanno espresso il loro voto con una mentalità clientelare, per ricevere poi un favore”. Nel “momento più buio della magistratura ho sentito il bisogno e la voglia di mettere la mia umiltà e il mio coraggio per dare una spallata a questo sistema”, ha concluso Di Matteo, esprimendo anche il suo no al sorteggio e a “riforme punitive””.

Nel corso della trasmissione televisiva “Non è l’Arena” di domenica 24 maggio, il sindaco di Napoli, l’ex magistrato Luigi De Magistris, dichiara:“Il CSM, Napolitano e Mancino, mi hanno fatto fuori perché fino a quando indagavo su Berlusconi mi facevano gli applausi, come cominciai a indagare a sinistra, mi dissero: ma che fai indaghi pure a sinistra? Il ministro Bonafede – aggiunge – ha cambiato idea sulla nomina di Di Matteo a capo del Dap perché costretto da Napolitano che ce l’ha con Di Matteo per l’indagine Stato-Mafia”.

Se non ora quando pensa di intervenire il presidente della Repubblica Sergio Mattarella?

Michele Giardina

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