A tia…tu!….di Michele Giardina

A tia tu. Portatore stupido di ridicola influenza. A chi credi di fare paura? Vantiamo un esercito di virologi, epidemiologi, ricercatori e studiosi. Vantiamo. Noi. Ci viene da ridere. Si! A crepapelle. Di te! Del tuo temerario tentativo di fare capolino dalle nostre parti. Chi vuoi spaventare con le tue sozze punture di miserabile zanzara?  Un’aspirina. Una tachipirina. E fuori dalle palle. Cercati una scusa e gira al largo, piccolo millantatore da due soldi.

Due giorni dopo questo superbo ammonimento, il “portatore stupido di ridicola influenza” si trasforma in killer seriale.  Una, due, tre, cento. E poi cento ancora. Mille e mille ancora, le vittime. Sgomenti i generali italiani della scienza. Presi alla sprovvista intere truppe di medici e infermieri. Insufficienti i presidi ospedalieri di difesa.

Gli scienziati di casa nostra, e non solo, rimediano la più brutta figura della vita. La scienza aiuta a vivere. Finché può. Andare oltre comporta comunque il rischio di sbagliare. A volte anche clamorosamente. Rimediando cantonate. Come nel caso terribile del Coronavirus. Nessuno si scandalizzi. Ci sta. Irreparabile tsunami dell’anima e della mente l’andirivieni di incognite che ruotano attorno al mistero della vita e della morte.

Unica sociale perplessità, le scuse mancate alla umanità sofferente. Mai arrivate da parte di chi aveva il dovere di formularle e non l’ha fatto. Scattato il primo allarme, luminari o sedicenti tali, saliti in cattedra, hanno irriso i comuni mortali. Poveri ignoranti preoccupati, a loro dire, dell’attacco ridicolo di un virus impotente.

Allineata e coperta da cotanta scienza, la politica di  casa nostra non si fa sfuggire l’occasione per tirare fuori tutto il repertorio disgustoso e fetente di cui è capace quando pensa di poter dare una mazzata mediatica ai nemici di sempre. Avversari? Ma quando mai. Nemici da abbattere per mantenere e consolidare posti, poltrone e incarichi insperati.

Appena si diffonde la notizia che il virus arriva in volo dalla Cina, centinaia di cittadini cominciano istintivamente a prendere le distanze da ristoranti e locali cinesi. Avere paura non è un diritto? No, razzisti brutti e maledetti! No. Non è un diritto! Questo il verdetto senza appello immediatamente pronunciato dalla intellighenzia politica. E, giusto per dimostrare l’inconfutabilità di questo verdetto, alcuni “qualificati” esponenti politiciche ce la menano tutti i giorni con la loro presunta superiorità morale e culturale, si inventano un meeting di religiosa solidarietà precipitandosi, con al seguito fotografi e telecamere, nei ristoranti e nei posti di ristoro degli amici cinesi, ingiustamente umiliati, a loro dire, da un pugno di italiani sporchi, brutti e cattivi.

Inutile riportare fatti ed eventi del dopo. Del disastro successivo. Del numero incredibile di morti, fra cui medici, infermieri, sacerdoti e rappresentanti delle forze dell’ordine. Meglio glissare inoltre, per umana misericordia, sulla identità di alcuni esponenti del bene contro il male, rimasti colpiti, ironia della sorte, dal maledetto virus.

Oggi siamo alla fase due di uno dei periodi più neri della nostra vita. La guerra non è finita, anche se, quattro mesi dopo l’impari lotta con il terribile nemico, registriamo vittorie significative. Migliaia e migliaia i caduti. Il dolore delle loro famiglie è il dolore di tutti noi. Nessuno potrà mai dimenticare. La guerra continua. La vittoria finale è alla nostra portata. Guai a mollare.

A tia tu. Non so da dove vieni. Dove sei nato. Se sei stato concepito in laboratorio o sei figlio di madre naturale. So perfettamente che ti sei comportato, comunque, da sanguinario figlio di puttana. Tregua? Armistizio? Dopo il danno irreparabile provocato, scendere con te a patti di questo tipo sarebbe fuori dal mondo. Di questo mondo che oggi io e te conosciamo di più e meglio. Uccidere colpendo proditoriamente uomini e donne innocenti, come tu hai fatto, è da vigliacchi. Assolutamente impossibile scendere a patti. Hai seminato morte e dolore. Hai messo in ginocchio la nostra economia. Buttato sul lastrico milioni di persone. Provocato oltre trenta suicidi. Hai sottoposto a durissima prova la mia libertà. Che considero bene prezioso e indivisibile. Per assecondare la lotta senza quartiere contro di te, bastardo consanguineo di un pipistrello, ho abbozzato a qualsiasi decisione piovuta dall’alto. Da Bruxelles. Da Roma. Da Palermo. Da Pozzallo. Oltre il lecito. Il dovuto. Il possibile. Ora basta. Non ce la faccio più. Tempo scaduto. Togliti dalle palle. Rivoglio la mia libertà. Sacrificata, per colpa tua, con muta obbedienza civile. Gestita per lunghi mesi con decreti. Conferenze stampa. Ordini. Circolari. Divieti. Multe. Tutta roba senza filtri di democrazia, arrangiata alla meno peggio, con la presuntuosa saccenteria di certa politica. Ora basta. Ho una gran voglia di rileggere alcuni articoli, commi compresi, della Costituzione. Ho voglia di futuro.

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