“Sforare i conti è da talebani”..di Michele Giardina

Mezzo punto in più? Una guerra di religione. L’Europa si arrabbia:  “Occorre stringere la cinghia. Rispettare le regole. Sforare i conti è da talebani. Che accattoni questi italiani. Spendono, spandono, scialacquano, sbandano e si lamentano pure. Questa la speciosa presa di posizione, accompagnata dal vile pregiudizio di fannullismo, confezionata contro di noi da tedeschi, francesi e olandesi.

Intimiditi da questa maldicenza, artatamente alimentata per graffiare e deprezzare il nostro esclusivo e immenso patrimonio di beni materiali e immateriali, da sempre ci siamo presentati in Europa con il cappello in mano. A turno con gli esponenti di tutti i partiti. Tutti. Nessuno escluso.

Tremendo il dazio pagato. Che ci ha reso fragili, deboli, con la schiena piegata in avanti, ricattabili. Micidiale la botta infertaci con i migranti. Sigla su sigla, i commissari europei, detentori di grande potere decisionale, hanno perfezionato nel corso degli anni un piano diabolico: indirizzare gli sbarchi di milioni di persone esclusivamente in Italia. Ed è quello che avviene senza soluzione di continuità.

Italia, Spagna e Grecia sono porte d’Europa. I primi a riconoscere questo principio sono loro: i commissari tuttofare. Tranne poi coltivare un vile, tremendo pensiero: Italia, Spagna e Grecia … cazzi vostri.

Spagna e Grecia ad un certo punto hanno detto basta, usando anche le maniere forti per respingere i migranti. Per cui i cazzi da sbrigare, alla fine, sono rimasti di esclusiva competenza italiana. Con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Enormi le spese sostenute e da sostenere per oliare la costosissima macchina dell’accoglienza. Sotto pressione h24. Anche in piena pandemia.

Quarantena per i migranti? Nessun problema: il governo, gara velocissima e soldi alla mano, affitta la unità navale Moby Zaza del discusso armatore Vincenzo Onorato e la piazza in mare nei pressi di Porto Empedocle, con il compito di intervenire anche a Pozzallo per ospitare i migranti da mettere in quarantena.

Finita la quarantena la nave rimane in attesa di nuovi passeggeri, mentre quelli sbarcati vengono sistemati in albergo. Seguirà, quindi, un progetto di inserimento? Ma quando mai. Rimarranno lì a tempo indeterminato.  Ospiti in panciolle. Con vitto, alloggio e paghetta assicurati.

Che succede? Chi paga i costi enormi di operazioni di questo tipo?  C’è un “do ut des” con l’Europa, per cui i migranti rappresentano una priorità assoluta, o cosa? Qualcuno lo spieghi ai contribuenti italiani, ai lavoratori in difficoltà, ai titolari di attività commerciali a rischio chiusura, agli imprenditori che non sanno a quale santo votarsi per evitare il fallimento, a sette  milioni di poveri, alla folla sempre più numerosa di persone che per mangiare si rivolge alla Caritas, ai familiari dei poveri cristi che si sono suicidati.

La trappola del do ut des con l’Europa è cominciata con i famosi 80 euro di Renzi. Lo scambio, a quanto pare, continua. Non ci sono altre spiegazioni.

Inciucio? Segreto di Stato? Chiamatelo come volete. Ma è giusto sapere da dove arrivi la valanga di denaro di cui l’Italia dispone per continuare ad accollarsi da sola gli sbarchi di migliaia e migliaia di persone.

Il premier Conte per riparare in qualche modo ai danni immensi provocati all’economia dal Coronavirus, parla di milioni di euro un giorno si e l’altro pure. Ma soldi e benefici tardano ad arrivare. La gente, arranca, soffre, si incazza. Poi, come d’incanto, sul fronte migrazione diventa tutto facile e possibile: soluzioni veloci, velocissime, costose, costosissime.

Sembra un mistero. In politica può succedere tutto e il contrario di tutto. D’accordo. Ma qualche spiegazione va data. Giusto per evitare atroci sospetti. Che spesso sono l’anticamera di sconce verità.

E dire che il governo vanta uno staff di addetti stampa di grande livello professionale, capitanati da Rocco Casalino. Speriamo che qualcuno ci illumini. Diversamente non avremo alcuna difficoltà a chiedere spiegazioni al Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COSAPIR).

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