Lo scontro Di Matteo-Bonafede..di Michele Giardina

Domenica 3 maggio. Scandalo al sole artificiale della trasmissione televisiva “Non è l’Arena” (LA7) condotta da Massimo Giletti.

Coprotagonisti: il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di Mazara del Vallo, residente a Firenze, e il magistrato Nino Di Matteo, di Palermo, membro del Consiglio Superiore della Magistratura.

Serata thriller. Di cui, da due giorni, si occupano giornali e Tv di mezzo mondo.

Ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ascoltato telefonicamente il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. A titolo personale? Da uomo di partito? Da premier?  Difficile rispondere. Ma non importa. Per il mago dei Dpcm, questo ed altro. Conte, comunque, si è affrettato a far sapere che tutto va bene, di avere assoluta fiducia nel ministro e di essere solidale con lui.

I fatti:

Nel corso della trasmissione televisiva, l’eurodeputato Dino Giarrusso, di Catania, europarlamentare del M5S, scatenato in un j’accuse contro il resto del mondo che grillino non è, chiama in causa il dott. Nino Di Matteo.

Pochi minuti dopo arriva la telefonata del magistrato. Questa la sua dichiarazione:” Poiché è stato fatto il mio nome, tengo a fare qualche precisazione. Nel 2018 il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede mi propose di dirigere il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap). Chiesi due giorni di riflessione. Per la verità sciolsi la riserva, accettando l’incarico, solo dopo un giorno. Ma Bonafede disse di averci ripensato e mi offrì il posto che fu di Falcone di responsabile del dipartimento degli affari penali. Che rifiutai”.

A questo punto altra telefonata. Quella del ministro della Giustizia. Nonostante la precisa domanda del conduttore, Bonafede parte a velocità sostenuta per esaltare, ministro indefesso, lavoro e personali  imprese degli ultimi due mesi. Alla fine, chiamato energicamente al dunque anche dall’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, risponde:“La dichiarazione rilasciata dal dott. Di Matteo mi lascia esterrefatto. Non è vero quello che lui dice. Avrà avuto sicuramente una percezione errata”.

Banale concludere, a questo punto, che uno dei due mente. La bilancia, per chi ha seguito la trasmissione, penderebbe a favore del magistrato. Pacato, sereno, con voce ferma, ha replicato al ministro, balbettante e nervoso, confermando parola per parola quanto dichiarato.

Ai punti, dunque, avrebbe vinto Di Matteo. Nettamente. E tuttavia è naturale chiedersi come mai quel match non si sia disputato nel 2018. A porte chiuse. Senza pubblico. Per motivi di sicurezza. Sconvolgente dal punto di vista morale, istituzionale e politico che si sia disputato in Tv.

Quando si sparse la voce che al Dap sarebbe andato Di Matteo, dalle carceri vennero fuori decine di messaggi. Uno su tutti:” Se quello va al Dap, è come se buttassero la chiave delle nostre celle a mare”.

Il primo giornale a parlarne fu il Fatto Quotidiano. Di Matteo ha anche parlato di questa circostanza assolutamente inquietante.

Epperò, alla luce del dietrofront del ministro, appare quanto meno strano e inusuale che il magistrato, la cui storia racconta di una sua intransigenza dura, a volte spigolosa, altre volte finita sotto la lente di ingrandimento della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, non abbia voluto saperne di più su fatti e circostanze che riguardavano anche la sua persona. Perché ne ha parlato solo ora a distanza di due anni?

Conte da parte sua dixit. E mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tace, sale alle stelle la tensione nel Palazzo e nei circoli politici.

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