Modica, una Città antica, ancora tutta da scoprire: Francesco de Galfo e Carmelo Galfo Velasco

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Se qualcuno pensa, erroneamente, che di Modica si conosca e si sappia tutto, posso garantire, anche alla luce delle ultime personali scoperte, che è fuori strada. Modica è, ad oggi, una città onorata e antichissima e per questo ancora tutta da scoprire e ricercare, soprattutto per la stragrande maggioranza dei suoi cittadini.Proprio recentemente mi trovavo a discutere con un professore sulla famiglia Echelbez, di cui più rappresentanti furono anche governatori della Contea di Modica nel XVII secolo ed ormai estinta, almeno il ramo modicano, nei Mazzara, famiglia a sua volta estinta, ma di cui abbiamo tracce architettoniche stupende in Santa Maria di Betlem e San Pietro, e siamo giunti alla conclusione che la storia di Modica, soprattutto del XVI e XVII secolo, è tutta ancora da scrivere.
In questi giorni sto terminando di abbozzare, all’interno di un’opera collettanea, che vedrà la luce nei prossimi mesi, la parte riguardante la famiglia Galfo, una delle famiglie più importanti del tessuto sociale ed elitario di Modica, i cui rappresentanti nel passato hanno illustrato la Città in Sicilia, ma anche in tutta la Nazione e oltre. Non si può fare almeno di ricordare il famoso abate Antonino, il cui ritratto, per volere dell’allora Sindaco Torchi fu posto nel suo ufficio e dove si trova tuttora; scrittore, accademico, degno di attenzione da parte dello stesso Pietro Metastasio, che gli scriveva lettere encomiabili da Vienna e avversato ferocemente da Vincenzo Monti, con una polemica che finì addirittura in un’opera del tempo, oppure i vari amministratori pubblici ed i finissimi giuriconsulti prodotti dalla famiglia nei secoli, di cui oggi sono degni rappresenti alcuni degli ultimi eredi: Nino, Ignazio e Roberta Galfo, tutti del Foro di Ragusa, ma anche Antonino Galfo Ruta, Deputato per breve tempo al Parlamento, docente universitario ed illustre giurista, Giorgio Galfo Ansaldi, medico e decorato al valore militare ed infine Antonino Galfo Trombadore, avvocato e primo Sindaco di Modica dopo lo sbarco degli alleati.
In tale ottica, essendo le fonti, anche quelle più autorevoli, quali il Carrafa e il Grana Scolari, sprovvisti di informazioni utilmente fruibili, ho dovuto disturbare la memoria storica della famiglia Galfo: il dr. Giorgio Galfo, il quale, chiedendomi una riservatezza e mitezza, che ha da sempre contraddistinto la sua famiglia, mi ha fornito tutto quello che è necessario per illustrare anche questa famiglia modicana all’interno dell’opera collettanea in itinere.
Proprio durante questa operazione di studio ed estrapolazione documentaria, il dr. Galfo mi ha segnalato un suo antico rammarico e cioè quello dovuto al fatto di non essere risuscito, negli anni in cui ha condotto gli studi sulla sua famiglia, a trovare una certezza documentaria sul “patriarca” della famiglia e soprattutto un collegamento certo e genealogico con Mauro Galfo, l’architetto che nella seconda metà del 500 partecipò fattivamente alla costruzione e abbellimento delle migliori quattro chiese di Modica: S. Maria di Betlem, S. Maria del Gesù, San Giorgio e San Pietro.
Gli ultimi dati certi erano per lui che il capostipite doveva essere identificato in tale Antonino, sposato con una tale Margherita, da cui Francesco, che sposa nel 1562 tale Giovannella Cannizzo.
A tal punto non potevo fare a meno di caricarmi dell’onere di dare una risposta a colui che mi ha entusiasmato per la documentazione singolare e unica che ha portato a mia conoscenza, non solo sui Galfo, ma anche su altre famiglie della Città che sto studiando.
In settimana mi sono recato presso l’Archivio di Stato di Ragusa – Sezione di Modica, dove, anche grazie ad una traccia fornita dal prof. Paolo Nifosì in un suo articolo proprio su Mauro Galfo costruttore, ho trovato il documento dallo stesso citato da cui si rileva una divisione di beni tra Mauro de Galfo e Franciscu de Galfo e un altro documento in cui si rileva che i due erano figli di Giovanni e non di Antonino. Il documento più importante e risolutivo è stato il testamento di Franciscu de Galfo perchè in questo egli indicava, come sua erede, “Jovanella fimmina suy”, la Giovannella Cannizzo che viene sposata 5 anni dopo il testamento che è del 1557 e per questo motivo non indicata lì come moglie.
Chiuso il cerchio si è così documentata l’origine della prosapia Galfo con Giovanni ma soprattutto la stretta parentela tra “l’Hon. magistro Mauro de Galfo” e il fratello “magistro Franciscu de Galfo”.
Aldilà di questa scoperta, ossia della certificazione documentale, ve ne è stata ancora un’altra più sorprendente, anche per la mia qualificata fonte famigliare. Nell’archivio de Leva, forse il più vasto dopo quello notarile presente alla Sezione modicana, sempre alla ricerca del capostipite della famiglia Galfo, mi sono imbattuto in un certificato molto strano, sia per la stesura che per il suo contenuto. Si tratta di un certificato di morte redatto da tale padre Mario Scapellato, della chiesa di S. Pietro, datato 22 febbraio 1857, con cui si certifica la morte di Carmelo Galfo Velasco, altro membro importante della famiglia Galfo, avvenuta il 24 luglio 1855.
Carmelo Galfo Velasco era figlio di Ignazio, che nel 1784 sposò Maria Antonia Velasco Omodei, di don Vincenzo e donna Emanuela dei baroni Carpinteri di Scicli. Ignazio, che nel 1781 fu sindaco di Modica, Giurato della Contea e Giureconsulto, ebbe molta figliolanza: Scolastica, monaca benedettina, Raffaele frate domenicano, come Vincenzo, mentre Gaetano (prese nome di padre Silvio) fu mercedario, Ercole che rimase celibe, mentre Emanuela sposò Giovanni Manenti dei baroni di Giarrentini e Silvia che sposò Filippo Manenti Grimaldi. E’ attraverso i restanti due fratelli, Carmelo e Giuseppe, che proseguono poi i due rami famigliari.
Carmelo nel 1809 sposa a Ragusa la baronessa Maria Casa e Boccadifuoco dei baroni di Castel di Vizzini, sepolta presso la Cappella palatina di Santa Maria di Betlem; militare di carriera, combattè contro Napoleone a fianco degli inglesi, fatto per cui ottenne un’onorificenza da S.M. britannica re Giorgio III e fu in seguito insignito dell’Ordine Costantinano di San Giorgio e di quello pontificio di San Gregorio Magno. Dopo la morte della moglie, nel 1817, prende i voti e l’abito professo dei gerosolimitani e diviene Vicario della Commenda di Modica e Randazzo come vice del principe Carlo di Borbone, fratello dell’allora re delle Due Sicilie Ferdinando II.
Ma cos’è che in questo certificato ha attirato la mia attenzione e lo stupore anche del dr. Galfo? In calce al documento viene indicato come luogo di sepoltura la chiesa di San Francesco di Paola, chiesa sconosciuta ai moltissimi perchè ormai diroccata e coperta da fitta vegetazione anche al suo interno. Si suppone che la stessa sia stata costruita successivamente ad ipotetico miracolo accaduto nel 1619 in cui il sacerdote Vincenzo Liuzzo, moribondo, venne miracolato, mentre gli stava dando l’estrema unzione il padre guardiano dei cappuccini Vincenzo Colombo, attraverso un’immagine di San Francesco di Paola a cui il moribondo a dire del fratello era devotissimo. In breve parole il sacerdote alla vista dell’immaginetta si alzò deambulante come se non fosse accaduto nulla.
Però, secondo quando era stato disposto con l’editto napoleonico di Nantes, dal 1804 le tumulazioni non potevano avvenire più in chiesa ma in un cimitero attiguo alla chiesa e poichè fuori dalla canonica di questa chiesa esiste un limoneto e poichè lo stesso dr. Galfo ricorda che negli atti in suo possesso quel giardino ed altre proprietà attigue risultavano, in quel periodo, nella proprietà della famiglia Galfo, è molto plausibile che il Carmelo Galfo Velasco sia stato effettivamente sepolto nel limoneto della canonica, fatto fino ad oggi sconosciuto anche alla famiglia.
Se a tutto questo si aggiunge che proprio di questi giorni è stato rinvenuto quello che sembrava disperso per la famiglia Lorefice e Polara e cioè il carteggio privato del barone di Mortilla (il primogenito ramo della famiglia Lorefice) consistente di quasi 16 volumi manoscritti ed ora esposti al Museo Civico di Modica e che uno degli ultimi eredi Lorefice, del ramo dei b.ni di Corulla, mi aveva riferito che le sue ultime notizie riguardanti il carteggio Lorefice erano che prima di morire uno dei Belgiorno gli aveva confidato che si trovava in suo possesso, in due bauli, ma una volta defunto questo se ne erano perse le tracce, appare del tutto ovvio che vi è ancora materia per approfondire aspetti e momenti della storia della Città di Modica non conosciuti o colpevolmente sottovalutati.
A corroborare quanto detto posso aggiungere ancora che il fondo de Leva, in alcune parti, è del tutto intatto, ossia alcuni faldoni sono ancora intonsi, cioè nemmeno aperti e posso assicurare che molto materiale ivi presente è di notevole interesse per gli storici locali e non.
Tutto questo sta a significare che la storia di Modica, ovvero la costruzione e la conservazione della storia della Città, è ancora in itinere e che ogni giorno è buono per costruire un piccolo tassello della stessa, possibilmente nel modo più oggettivo e documentabile possibile ad opera di chiunque.

Carmelo Cataldi

3 Commenti

  1. sarebbe cosa buona e giusta che questo articolo venisse firmato col nome dell’estensore e non con un generico “redazione”.

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