Esce il remaster di “The White album” che consacrò i Beatles. di Francesco Roccaro

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Domani 22 novembre 2018, si festeggeranno i cinquant’anni dall’uscita di un album storico che, senza alcun dubbio, è riuscito ad influenzare tutti i generi musicali della musica moderna . Questa ricorrenza è ricordata domani con l’uscita mondiale di un’edizione rimasterizzata di questo grande capolavoro dei mitici Beatles: “The White Album”. Era il lontano novembre del 1968 quando milioni di copie di doppi LP furono inviati nei negozi di dischi di tutto il globo terracqueo . Da circa un anno si attendeva vista l’uscita del nuovo lavoro del gruppo inglese che aveva stravolto il mondo . Il sessantotto era stato un anno pieno di tumulti e rivoluzioni giovanile in ogni nazione particolarmente evoluta. I giovani cercavano una loro identità ed una collocazione diversa in una società piena di taboo e di sistemi protocollari figli di un post-bellum mondiale, guerra fredda ed orrori ( all’epoca contemporanei ) del Vietnam. L’epopea bit sembrava inarrestabile. Lo “shake” era il ballo più conosciuto, mentre i figli dei fiori gridavano “ fate l’amore, non fate la guerra ”. Il 22 novembre 1968 finalmente i Beatles, stelle assolute del firmamento artistico mondiale del momento, invadono il mercato con il mitico album dal titolo “The Beatles” (che però verrà presto cambiato in “The White Album”). Era il loro nono album in studio, ma ancora una volta i 4 ragazzi di Liverpool riusciranno a far “strippare” i loro fans con un viaggio assolutamente innovativo, moderno, fantascientifico. Il viaggio inizia con il rombo dei reattori di un jet che decolla a cui si unisce dopo pochi istanti, l’inconfondibile voce del divo ( poi Ser ) Paul McCartney in ” Back In The USSR “. La seconda traccia che troviamo è ” Dear Prudence” dove scopriamo un John Lennon che invita entusiasticamente tutti noi tramite una sua amica a “guardarsi costantemente intorno”. L’idea, antica quando il mondo, ma sempre attuale che “dagli errori s’impara sempre “ viene tramandata con buonsenso dal mitico George Harrison grazie al brano ” While My Guitar Gently Weeps “, una canzone che trasmette saggezza e serenità d’animo. Con il brano “Don’t pass me by” invece Ringo Starr introduce l’idea che lui stesso non è solo un grande batterista, ma che è anche bravo nella veste di autore in un album dei Beatles. L’album “White Album” per 50 anni ha ispirato ogni tipo di ascoltatore ( fan e non) nel tentare di riconoscere con cura la grandezza e l’ambizione della ricerca musicale più intima in ogni solco del LP. Dobbiamo dire che per forma e contenuti questo capolavoro della musica è riuscito pienamente a compiacere ed ispirare ognuno di noi giovani beat di quegli anni, ma anche le moderne e nuove generazioni che seguirono. La musica dei Beatles è fuori da ogni range d’ età e d’epoca, colpisce senza limiti chiunque l’ascolti. Il 9 novembre in realtà, sono state pubblicate alcune anticipazioni, come una serie di opere del “White Album” con le mitiche 30 tracce dell’album edulcorate in un nuovo remix stereo e dolby surround anche in 5.1 . La mente del geniale produttore Giles Martin in coppia con il leggendario sound engineer Sam Okell, ha partorito questa geniale idea. Per i più incontentabili l’album può essere affiancato da una raccolta di 27 demo-brani acustici con altre 50 versioni alternative, ovviamente mai pubblicate prima d’ora. Interessante il commento di Ser McCartney il quale ha detto: « Avevamo lasciato la nostra band sulle orme di Sergent Pepper che suonava nei suoi assolati Campi Elisi ed ora “White Album “ ci proietta di colpo verso nuove inimmaginabili direzioni, così…. senza tempo e senza una mappa ». Questa pubblicazione segue il riuscitissimo esperimento già compiuto lo scorso 2017 per il 50° anniversario di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” . Questa pubblicazione infatti è la prima in senso assoluto in cui “ The Beatles “ ( poi “The White Album” ) è stato remixato e presentato con demo aggiuntive e sessioni inedite di registrazione. La bellezza dell’operazione è che per riuscire a produrre questi nuovi mix audio stereo e in dolby surround 5.1 tipici del nuovo “White Album”, il citato duo di produzione Martin e Okell ha ingaggiato un esperto team di ingegneri del suono e diversi specialisti del restauro audio e , cosa assolutamente pazzesca, il tutto si è svolto nei mitici studi di presso gli Abbey Road Studios di Londra, gli stessi che hanno visto nascere quasi tutte le produzioni dei Beatles. Sono stati usati i nastri di sessione originali a quattro e otto tracce ( pazzesco, se si pensa all’esiguità delle stesse tracce e dei pochi mezzi tecnici dell’epoca ! ). Per creare il nuovo remix, Giles Martin ha utilizzato come pilota il mix stereo originale dell’album, concepito dal suo grande padre, il produttore George Martin.La maggior parte della stesura dei brani per il lavoro ” The White Album” venne concepita dapprima a Rishikesh, in India, tra il febbraio e l’aprile 1968, quando i 4 Beatles si unirono all’Accademia di Meditazione Trascendentale di Maharishi. In una famosa cartolina a Ringo, che tornò in Inghilterra prima degli altri rimasti in India, John Lennon scriveva : ” Ringo ora abbiamo circa due LP di canzoni, quindi porta fuori la tua batteria….”. L’ultima settimana di maggio, i Beatles si riunirono nella casa di George Harrison ad Esher, dove registrarono tutte le 27 demo acustiche utili per le canzoni dell’album. Questi brani sono conosciuti dai collezionisti ad appassionati della Beatles-mania con il nome di “ Esher Demos ” , Con questa nuova edizione di The White album, tutte le 27 registrazioni provenienti dai nastri originali a quattro e otto tracce sono incluse e disponibili nelle nuove edizioni chiamate Deluxe e Super Deluxe. In realtà di queste tracce solo 21 vennero poi utilizzate per le registrazioni in studio dell’album originale del ’68 e solo 19 alla fine, vennero terminate e inserite nel disco ” White Album “. Le sessioni finali presso gli Abbey Road Studios per il “White Album” cominciarono il 30 maggio 1968 e durarono circa 20 settimane. Per alcuni brani furono utilizzate anche alcune sessioni eseguite ai “ Trident Studios “ di Londra. La sessione finale per l’album ed il remastering furono effettuata agli Abbey Road Studios il 16 ottobre del ‘68, e dopo un’ interminabile sfacchinata di 24 ore, i Beatles insieme al produttore George Martin, definirono dettagli, sequenze di brani e disposizione dei quattro lati , come pure le dissolvenze incrociate tra i brani del doppio album. Cosa interessante, fu la modalità di lavoro dei Beatles del tutto innovativa rispetto al precedente album ” Sgt. Pepper ”. Infatti furono preferite sequenze registrate su nastro a quattro e otto tracce come nelle esibizioni dal vivo di un gruppo con una voce solista, piuttosto che tracce sovrapporre come singole parti sovra-incise su nastro multitraccia ( 16/24 tk), La tecnica usata per le registrazioni fu quella del “ take after take ” per ogni canzone, cioè brano dopo brano e non traccia dopo traccia. La Take 102 DI Abbey road relativa al brano ” Not Guilty ” dimostra proprio questo. Infatti questo brano mai pubblicato prima, adesso è presente in questa “ remastered version“ ma solo nell’edizione marchiata Super Deluxe. Proprio questa modalità inedita di registrazione notturna definita “ dal vivo ”, permise di realizzare un album certamente meno architettato nei suoni e nelle sequenze tecniche, ma indubbiamente più vivo, più reale e per l’epoca, certamente più smodato, ma un lavoro discografico, che sicuramente avrebbe trasformato il corso della musica rock, ponendosi fermamente come punto di partenza del punk e del famigerato l’indie-rock. Durante le registrazioni Ringo Star, in preda ad una crisi di nevrosi isterica, abbandonò il lavoro in studio . Quando tornò dopo 11 giorni, trovò la sua batteria tutta decorata con ogni tipo di fiore. Erano stati i suoi compagni di band. Malgrado gli oltre quattro mesi di estenuanti session realizzate in studio ( che causarono normali incomprensioni ed accidentali contrasti ), le riunioni di lavoro per questo stupendo lavoro, fecero trasparire senza veli la vera affinità di gruppo, il corporativismo reale e il grande amore che esisteva (al momento) fra i tutti i componenti della mitica band inglese. All’epoca almeno, ci si amava per poco e ci si lasciava per nulla, ma per cosa si lasciarono veramente i Beatles, questo non lo sapremo mai.

3 Commenti

  1. Ottimo articolo. Ben dettagliato per un disco che rappresenta, tra l’altro, la quintessenza dell’eterogeneità in musica. Quello che però manca a Modica è la possibilità di ascoltare le canzoni di questo gruppo. Ci vorrebbero interi festival dedicati al quartetto. Per capire cos’era quella musica e di conseguenza poterla paragonare a quella attuale che passa in radio quotidianamente. Diamo più spazio a tutte le band che propongono i Beatles (ammesso che ce ne siano).

  2. @fisherman , a dire il vero ,a mio parere , ci vorrebbero tanti festival dedicati alla musica di quel periodo da dove poi tutti hanno preso a piene mani, forse senza neanche saperlo .Credo un periodo musicalmente irripetibile per la qualità dei testi e delle musiche . Per dire :chi mai scriverà una canzone come IMAGINE ? E a seguire tantissime altre ,sarebbe un lungo elenco .Nulla a che vedere con la musica che gira intorno ( Fossati )con cui nessun paragone è possibile . Contesti sociali e tecnologici completamente diversi .Però mi considero baciato dalla fortuna per essere cresciuto ascoltando, con l aiuto di un gracchiante giradischi , dei veri giganti .

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