Europa spaccata al pre vertice di Bruxelles sull’immigrazione………..l’opinione di Rita Faletti

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La sopravvivenza dell’Unione Europea è legata a un filo. Se resisterà al terremoto scatenato dall’immigrazione, lo scopriremo presto. Oggi a Bruxelles si è tenuto il pre-vertice a 16, un assaggio sulle decisioni che verranno prese la prossima settimana al Consiglio europeo. Iniziative e proposte in vista di una revisione delle norme sull’accoglienza stabilite dai Trattati di Dublino III, in vigore dal 2013. Il punto centrale della contestazione è la responsabilità dell’asilo al Paese di primo sbarco, con la conseguenza di impedire un meccanismo di emergenza che conduca al ricollocamento obbligatorio di parte dei rifugiati. Si capisce che i Paesi maggiormente penalizzati, perché i più esposti alla pressione dei flussi, sono quelli che affacciano sul Mediterraneo, primo fra tutti l’Italia, i cui porti, insieme alla Valletta, sono i più vicini alle coste libiche. Dal 2013 a oggi, l’Italia ha accolto un numero superiore di migranti rispetto agli altri Paesi europei. Barconi messi in mare da criminali e navi Ong battenti bandiere straniere hanno trasportato il loro carico umano fino alle nostre coste, dimenticando l’esistenza di porti altrettanto vicini e sicuri. Le polemiche sulle navi delle organizzazioni non governative che solcano il Mediterraneo in lungo e in largo, nascono da domande legittime: chi le sovvenziona, perché, che interessi ci sono sotto, perché tanti minori non accompagnati. Domande che esigono risposte, soprattutto all’Italia, che mai, prima del caso Aquarius, ha negato l’approdo ad alcuna di esse. In queste ore la Lifeline e la Maersk sono alla fonda, in attesa di conoscere il porto di approdo. Mi auguro che non ci siano ripensamenti sulla linea presa da Salvini, che, aldilà delle parole, ha deciso di tenere testa all’ipocrisia flagrante dell’Europa, con l’obiettivo di ottenere alcuni risultati importanti che mettano fine alle disparità in fatto di responsabilità: istituzione di centri di accoglienza in più Paesi, regolamento dei flussi primari e secondari, difesa dei confini italiani che sono anche parte dei confini esterni dell’Unione. Tornando al vertice, il fatto che dei 27 paesi solo 16 abbiano partecipato, è una premessa che non fa ben sperare. Il solido asse franco-tedesco sul piano economico, lo è assai meno sul versante dell’immigrazione. Merkel, che nel 2015 scelse di accogliere un milione di siriani perché più preparati e acculturati, non riuscirà ad avere gioco facile con il suo ministro dell’Interno, il bavarese Horst Seehofer. Allora, l’alleato di minoranza, Martin Schultz, si limitò a storcere il naso. Oggi, la situazione è diversa: la Cancelliera, da una posizione più debole, non avrà la forza di imporre nessun diktat all’irriducibile ministro, determinato a tenere le porte ermeticamente chiuse a nuovi immigrati. L’arrogante Macron, venendogli a mancare il supporto tedesco, è stato costretto a rivolgersi al socialista Sanchez, con cui va d’amore e d’accordo almeno nelle critiche sdegnate a Salvini. I Paesi del blocco Visegrad hanno disertato l’incontro, faranno un vertice tra loro. La Bulgaria ha avanzato proposte che non convincono gli altri Paesi. Altro non è pervenuto se non una certezza: gli accordi, se ci saranno, saranno bilaterali. Per certo, l’accoppiata franco-spagnola marcerà unita. Quali potrebbero essere le ripercussioni internazionali, se il vertice fallisse? Trump avrebbe di che rallegrarsi all’idea di trattare con i singoli Paesi europei, scavalcando la Germania. Tra i due non corre buon sangue da tempo. Tutto sembra cambiato dopo che Obama ha lasciato la Casa Bianca: non più guerre sotto traccia del premio Nobel per la pace, le due Coree rappacificate, Isis sconfitta, con il punto interrogativo d’obbligo, la Russia, in accordo con gli Stati Uniti, paladina di pace in Medioriente. Difficile fare pronostici sul destino dell’Europa, che, così com’è, non ha altra scelta che prepararsi a una rinascita, questa volta al servizio dei cittadini europei, non delle oligarchie.

1 commento

  1. La voce grossa contro l’Europa si può fare solo se si ha un potenza economica, politica e di credibilità ADEGUATA. Altrimenti è solo abbaiare alla luna, e poi, purtroppo, arriveranno le conseguenze. Spero di sbagliarmi.

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