Manodopera bracciantile. Flai Cgil Ragusa: “Insostenibili condizioni di lavoro”

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Da tempo si conoscono le insostenibili condizioni di lavoro cui è sottoposta la manodopera bracciantile, immigrata o non, nel nostro territorio, se ne discute quotidianamente senza riuscire a fare un passo significativo per migliorarne le sorti, sia in termini retributivi che sociali. Benché tale problematica sia permanentemente e pregevolmente oggetto di attenzioni da parte delle istituzioni e della stampa, nonostante i grandi e lodevoli sforzi profusi da esse per aggredire una piaga sociale che costituisce un vulnus negativo indelebile sul nostro tessuto produttivo e sulla nostra comunità e sull’immagine di esso nel mondo, il dato incontrovertibile è che senza un mutamento di mentalità degli operatori imprenditoriali non sarà possibile, se non debellare, almeno ridurre considerevolmente un meccanismo infernale, assurto a sistema che individua il bracciante, soprattutto se straniero e senza alcuna protezione sociale ed ambientale, come un congegno inanimato in seno ad un organismo da cui estrarre quanto più fatica possibile, quanta più produzione possibile, magari poi giustificando, come avviene in molti casi, l’utilizzo inumano della manodopera con ragioni di crisi del settore.
“Senza ipocrisia e senza falsa coscienza – il Segretario generale, Salvatore Terranova – squarciamo il velo che nasconde l’idea del mondo del lavoro che si trincera dietro il concreto utilizzo, in tante aziende, di migliaia di lavoratori in situazioni di grave sfruttamento e alziamo tutti, con in testa gli attori sociali, la capacità di fare massa critica in grado di promuovere un cambiamento reale nel comparto più importante del nostro tessuto produttivo.
I casi assurti nei giorni scorsi agli onori della cronaca rappresentano di certo un intervento necessitato e importante, perché sono il reale indice della presenza dello Stato nel territorio, ma si ritiene oggi più che mai opportuno che le associazioni datoriali accrescano il contributo che esse possano e sono nella possibilità di fornire rispetto ad una sorta di degenerazione socio-culturale che sembra voler far presa all’interno dell’ambiente agroalimentare, ma anche, bisogna pur dirlo, in altre importanti attività produttive”.
Il Sindacato, in particolare la Flai cgil, sta ponendo, in un’ ottica di crescita della mentalità sociale delle imprese agricole, l’importanza del rispetto della integrità sociale ed economica dei lavoratori agricoli, perché solo dal pieno riconoscimento e dalla piena applicazione delle norme che tutelano il lavoro e il lavoratore, è possibile portare avanti e far crescere il grande contesto culturale all’interno del quale si è sviluppata la qualità della nostra produzione e del modello di crescita e di sviluppo che questo territorio ha conosciuto come pochi altri.
“E’ ormai imprescindibile che le associazioni datoriali, insieme al sindacato tutto, facciano e avviino un percorso di confronto per creare gli anticorpi rispetto ad un virus, altamente nocivo, che si è piazzata ormai dentro il corpo della cultura imprenditoriale agricola e non, con il rischio di abbatterlo, sia per crollo interno sia per interventi repressivi esterni”.

2 Commenti

  1. Anche nel settore del terziario si vedono condizioni che ledono quotidianamente i diritti dei lavoratori.
    Grandi aziende che per risparmiare manodopera sfruttano i propri lavoratori facendoli lavorare anzicchè 8 ore ben 11 /12/13 ore pagandoli ad un prezzo non conforme ai contratti nazionali e nonostante cio’ senza un ombra di STRAORDINARIO E senza tutela di NESSUN SINDACATO O di ORGANI DI VIGILANZA del settore.
    e per paura di perdere il posto NESSUNO PARLA

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