Migranti, problematica delicata ma irrisolta

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Migranti. Matti e razzisti quanti osavano dire “aiutiamoli a casa loro”. Guai a pronunciare una bestemmia sociale di questo tipo. Poi i fatti, gli eventi, l’emergenza senza fine, gli intrallazzi, l’accoglienza-business e il galoppante disagio sociale, provocato dalla chiusura delle frontiere unilateralmente decisa da alcuni Paesi europei, hanno costretto la politica miope e ciarlatana di casa nostra a inforcare gli occhiali. Passi indietro? Tanti. Ovviamente. A cominciare dalla Chiesa. “Alla lunga” avverte il Pontefice, tornando dalla Svezia, “si paga quando si sbagliano i calcoli pensando di poter ricevere più migranti di quanti se ne possano integrare”. (pag. 46 del mio “Mal di Mare”).
A ristabilire il principio virtuoso e universale di sussidiarietà rispetto ad alcuni slogan fuorvianti e vuoti di contenuto ( Uno su tutti “La solidarietà non si processa), ci hanno pensato gli operatori dell’Associazione “Don Bosco 2000” di Piazza Armerina. Nobile e lungimirante il progetto da essi elaborato di cooperazione allo sviluppo presentato alle Nazioni Unite di Ginevra, denominato “Aiutiamoli a casa loro, davvero”.
La prima fase di questa interessante iniziativa è stata avviata in Senegal nel mese di ottobre 2016.
“Il progetto – dice il presidente dell’associazione “Don Bosco 2000” – rappresenta il nostro impegno reale per aiutare gli africani nei loro Paesi di origine, perché nessuno dovrebbe essere sradicato dalla propria terra in maniera forzata e violenta. Lo scopo è frenare la migrazione irregolare attraverso il ritorno dei migranti nei loro Paesi. Ritorno che ha come obiettivo quello di aiutare le comunità locali attraverso l’implementazione di progetti di sviluppo locale nel campo del turismo, dell’artigianato e dell’agricoltura. Da circa un anno è stata aperta in Senegal una sede operativa a Tambacouda, città interna al confine con il Mali. Alcuni operatori italiani dell’associazione Don Bosco 2000 che lavorano in agricoltura, si sono recati a Tambacouda per trasferire ai ragazzi senegalesi le competenze per la realizzazione di orti con irrigazione a goccia alimentati da pompe solari”.
Slogan razzista “Aiutiamoli a casa loro?” Probabilmente c’è qualche “buonista” che si deve vergognare.
Michele Giardina

3 Commenti

  1. infatti ormai è saputo e risaputo che la maggior parte di questa gente viene in Italia per delinquere, i fatti di cronaca di ogni giorno ne sono la prova. Aiutiamoli a casa loro e soprattutto…per molti BUONISTI..” VERGOGNATEVI”…Ben detto Michele…

  2. @Pozzallese
    Uguale uguale ai concittadini tuoi e della “grande firma” quando vengono a Modica.
    Dovremmo essere meno “buonisti” anche noi.
    Non siete capaci di darvi una amministrazione decente, e volete risolvere problemi più grandi di voi?

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