
“Non mi rendo neanche tanto conto del pericolo che corro”. Lo ha detto Nora Bussigny ieri mattina nel corso della conferenza stampa a Palazzo Klefisch, dove la giornalista francese di origine marocchina ha presentato a pordenonelegge I nuovi antisemiti, un testo di vero giornalismo d’inchiesta pubblicato in Francia nel settembre 2025 e insignito del Premio Edgar Faure. Tradotto dal francese da Daniele Scalise e pubblicato da SeferOttobre, la casa editrice nata dall’esperienza dell’associazione SetteOttobre, il libro è stato presentato in anteprima nazionale ieri sera all’Arena Europa, con Manuel Valls, ex primo ministro francese che ne ha curato la prefazione e Francesco Verderami del Corriere della Sera nella funzione di moderatore. I nuovi antisemiti nasce da un lungo e pericoloso lavoro sotto copertura condotto da Bussigny all’interno di ambienti dell’ultrasinistra francese e di diversi movimenti militanti. Nel libro l’autrice ricostruisce la convergenza crescente fra settori della sinistra radicale gruppi islamisti e parti del proletariato francese, un amalgama che trova il punto di fusione nell’antisemitismo rivestito dei concetti del progressismo. Un antisemitismo che emerge dietro il linguaggio dell’antisionismo, “un modo comodo e apparentemente democratico di essere antisemiti” come scrive Manuel Valls nella prefazione, un odio antico “che ritorna sempre, che ha cambiato abiti e volto senza cambiare anima”. Nora Bussigny ha avuto il coraggio di andare a stanarlo laddove si trova e agisce impunemente, inorgoglito dagli applausi e dal sostegno di politici opportunisti, intellettuali, professori universitari, studenti, forse ignari della storia o solo fanatici, si è infiltrata in decine e decine di manifestazioni pro Pal, eventi e riunioni, in Belgio, alla Columbia University, a Science Po a Parigi, alla Libera università di Bruxelles. Ha partecipato ai cortei femministi che difendono i diritti LGBT da cui sono escludi gli ebrei, con quella sfrontatezza morale che sorvola sul fatto che in Medioriente il solo Paese a difendere quei diritti sia proprio Israele. Secondo la giornalista è stato il 7 ottobre 2023 il giorno della svolta. Il “rumorosissimo silenzio” davanti agli attacchi di Hamas e persino reazioni di gioia. Durante le sue infiltrazioni, Bussigny ha raccontato di aver chiesto spesso ai manifestanti cosa intendessero realmente con il termine “sionista”, ricevendo risposte confuse. Uno degli episodi più duri della sua inchiesta porta a Strasburgo, dove la giornalista partecipò a una manifestazione pro-palestinese organizzata anche contro il gemellaggio fra la città francese e l’israeliana Ramat Gan. Davanti a un McDonald’s, il corteo si fermò per protestare e invitare al boicottaggio e alcuni manifestanti, rivolgendosi alle famiglie e ai bambini che si trovavano nel locale, gridarono: “State mangiando la carne dei bambini palestinesi”. Nel suo racconto compaiono anche ambienti universitari e associazioni militanti come Samidoun, Urgence Palestine e Palestine Vaincra nelle cui riunioni, partecipando sotto copertura, ha sentito sostenere vecchi stereotipi antisemiti come il presunto “complotto sionista”, attraverso la sostituzione della parola “ebreo” con “sionista”. Ma ciò che la giornalista considera centrale nella propria indagine è il cortocircuito tra femminismo, movimenti LGBT e islamismo politico e le influenze del cosiddetto femminismo islamico su alcuni collettivi francesi. L’edizione italiana contiene anche un capitolo inedito: “La meccanica dell’odio: il caso italiano”, in cui Bussigny estende l’indagine al nostro Paese, ricostruendo reti associative e collegamenti che rimandano, secondo l’autrice, alla galassia internazionale dei Fratelli Musulmani. Bussigny sostiene che dopo il 7 ottobre diverse anime dell’ultrasinistra, autentico cavallo di Troia dell’antisemitismo, dell’attivismo decoloniale e dell’islamismo, abbiano trovato in Israele un nemico comune capace di unire mondi ideologicamente molto differenti. Di Manuel Valls, che ha concluso l’incontro, riprendo la parte finale della sua introduzione: “La lotta contro l’antisemitismo non è negoziabile. Non lo è sul piano elettorale. Non lo è sul piano politico. Non lo è sul piano morale. Un militante di sinistra che esita di fronte all’odio contro gli ebrei non merita più questo nome. Un progressista che “contestualizza” i massacri di innocenti per calcolo elettorale ha tradito ciò in cui pretende di credere.” Verderami conclude: “Sono pessimista”.


