Roma, “Preti contro il Genocidio” in marcia per Gaza: sul sudario i nomi di 300 bambini uccisi

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di Giannino Ruzza

Il 22 settembre la rete “Preti contro il Genocidio” torna nella Capitale. Preghiera a pochi passi dal Vaticano e poi il corteo fino alla sede di Leonardo. Tra i promotori  Cento sacerdoti provenienti da otto Paesi e da numerose regioni italiane attraverseranno Roma martedì 22 settembre portando con loro un grande sudario sul quale sono stati scritti, uno per uno, i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo le dichiarazioni dei cessate il fuoco. È l’iniziativa promossa dalla rete internazionale “Preti contro il Genocidio”, che a un anno dalla sua prima mobilitazione pubblica torna nella Capitale con una giornata di preghiera, testimonianza e denuncia. La rete nata nel 2025 su impulso di don Rito Maresca, sacerdote campano e parroco nell’area di Sorrento, dopo un primo appello sottoscritto da centinaia di preti. In un anno l’adesione si è allargata fino a comprendere, secondo i dati forniti dagli stessi promotori, circa 2.500 sacerdoti di 67 Paesi, tre cardinali, nove arcivescovi e diciannove vescovi. Tra gli aderenti italiani figurano anche don Luigi Ciotti, padre Alex Zanotelli e diversi vescovi emeriti.  Accanto a Maresca, una delle figure di riferimento dell’iniziativa è padre Pietro Rossini, missionario saveriano e portavoce della rete. Presentando la nuova mobilitazione, Rossini ha ricordato come il movimento sia nato senza una vera struttura organizzativa, dalla volontà di alcuni sacerdoti di rendere pubblica la propria posizione davanti a quanto stava accadendo nella Striscia di Gaza. La rete punta ora ad allargarsi ulteriormente a livello internazionale. Alla preparazione e alla presentazione internazionale dell’iniziativa hanno partecipato anche padre Jacek Orzechowski, francescano attivo negli Stati Uniti e condirettore del Laudato Si’ Center for Integral Ecology della Siena University nello Stato di New York, e padre Pat Browne, parroco londinese impegnato nelle iniziative della rete nel Regno Unito e in Irlanda. Alla giornata romana è inoltre annunciata la presenza di monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo-vescovo emerito di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia. La mattinata del 22 settembre sarà riservata a un incontro interno dei sacerdoti. La manifestazione pubblica inizierà alle 15 nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, a pochi passi da piazza San Pietro, con un momento di preghiera. Alle 15.30 inizierà la marcia lungo via della Conciliazione.

Personalmente condivido il richiamo alla pace e considero doveroso ricordare i bambini palestinesi e libanesi uccisi. Ma proprio perché a promuovere questa manifestazione sono sacerdoti che intendono parlare in nome del valore universale della vita, trovo incompleta la scelta simbolica di portare in corteo soltanto quei nomi. Il 7 ottobre 2023 furono uccisi anche bambini israeliani e altri furono rapiti: la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha documentato 40 minori israeliani uccisi quel giorno e ha concluso che Hamas e altri gruppi armati palestinesi commisero crimini di guerra e crimini contro l’umanità, anche contro bambini e ostaggi.  Non si tratta di mettere sullo stesso piano dimensioni, responsabilità o ciò che è accaduto successivamente a Gaza. Si tratta, almeno per me, di una questione diversa: se una manifestazione religiosa vuole affermare che la vita di ogni bambino è sacra, allora sarebbe stato ancora più forte ricordare tutte le vittime innocenti, senza distinzione di nazionalità. Anche perché gli stessi “Preti contro il Genocidio” hanno pubblicamente condannato quello che definiscono l’“orrendo massacro del 7 ottobre” e hanno chiesto un’indagine internazionale sui responsabili. Adesso però anche loro assecondano, speriamo non tutti, il pensiero unico secondo cui Israele è la causa di tutti i mali del mondo, passati, presenti e persino futuri. Sarebbe doveroso un esame di coscienza da parte di uomini di chiesa. La compassione cristiana non può avere confini né scegliere quali vittime ricordare.  

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8 commenti su “Roma, “Preti contro il Genocidio” in marcia per Gaza: sul sudario i nomi di 300 bambini uccisi”

  1. Mi pare chiaro, ed è stato anche scritto.
    La manifestazione commemora le vittime innocenti Palestinesi e libanesi uccise “dopo le dichiarazioni dei cessate il fuoco”, da parte di Israele.
    Vittime documentate da ONU, cessate il fuoco violato da Israele.
    Non risultano invece bambini uccisi da hamas, sempre dopo il cessate il fuoco.

    Quindi, il punto, è la violazione di Israele del cessate il fuoco e la conseguente uccisione di 300 bambini.

    Senza contare, ovviamente, la distruzione di edifici e le vittime civili non minorenni.

    E senza tener conto che i 300 bambini ammazzati fanno parte solo di un periodo specifico, altrimenti, sempre secondo fonti ONU, bisognerebbe commemorarne 21.000 (ed il numero risulta sottostimato nei rapporti ufficiali).

    Quindi, l’articolo non coglie il punto, a mio avviso, di parte, e non coglie nemmeno la gravissima sproporzione.
    I 300 commemorati fanno parte di quel periodo preciso.

    Non c’entra il 7 ottobre come non c’entrano le altre decine di migliaia uccise da Israele.

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  2. Ma cosa significa «un fungo spuntato per caso»? Ce lo spiega?
    Sappiamo bene ciò che ha fatto Hamas il 7 ottobre, ma occorre mettere un punto finale a tutta questa strage. O no?
    Vede, signora Faletti, non si comprende bene fino a che punto lei ritenga giusto arrivare.
    Le guerre causano vittime e morti da tutte le parti: questo è chiaro ed evidente. Ma, in questo caso, anche se tutti i palestinesi fossero colpevoli, e lei sa bene che i responsabili sono i terroristi di Hamas, non il resto della popolazione di Gaza e palestinese, anche se così fosse, una guerra non può essere perpetrata all’infinito.
    Il numero dei morti palestinesi è enormemente superiore a quello dei morti israeliani. O no?
    E quindi? Ci spieghi quale potrebbe essere, secondo lei, il limite di tutto questo. E poi, ci parli dei funghi.

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  3. La domanda posta nell’articolo è perché non si commemorano le vittime del 7 ottobre. La risposta è nell’articolo stesso.

    La mia è solo puntualizzazione.
    Non ci sono quelle del 7 ottobre né le altre 20.000 palestinesi, il perché è appunto scritto nell’articolo.

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  4. Due immagini diverse, una sola teologia politica: la processione dei preti con il sudario dei 309 bambini palestinesi uccisi, le manifestazioni con le bandiere della pace. Israele evocato, Hamas rimosso. Stessa devozione, stesso doppio standard, stessa ipocrisia morale. Gravissima soprattutto da parte dei sacerdoti della Chiesa cattolica, riuniti in una rete che si chiama “Preti contro il genocidio”. Ma non sono stupita affatto. L’umanitarismo è postura politica. Decidere quali popolazioni soccorrere e quali ignorare è il risultato di scelte politiche e economiche dei paesi donatori e delle grandi organizzazioni. La Chiesa, o una parte di essa, si è allineata diventando una ong e assumendo una posizione politica. Ma attenzione, “Cristo è morto a Gaza” è un atto di accusa contro un intero popolo, non contro il suo governo. Sarebbe come dire che siccome i palestinesi sono stati governati da un gruppo terroristico, Hamas, sono tutti dei criminali terroristi, sempre ammettendo che Hamas non abbia più alcun potere a Gaza, il che, sappiamo tutti, non è vero.

  5. … “sempre ammettendo che Hamas non abbia più alcun potere a Gaza, il che, sappiamo tutti, non è vero”, mentre Israele ha tutto il potere a Gaza, e questo lo sappiamo tutti che è vero.
    Non riesco a comprendere la sua ostinazione, nessuno fa distinzione fra i bambini israeliani morti ed i bambini palestinesi, solo lei si accanisce sul punto.
    L’unica cosa certa che non esiste alcuna proporzione fra i morti israeliani del 7 ottobre e quelli palestinesi (non Hamas) da allora ad oggi.

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  6. “Nessuno fa distinzione fra i bambini israeliani morti e i bambini palestinesi”. La Chiesa pare proprio di sì. Io non mi accanisco, constato e noto che l’indignazione è a senso unico. Per sua conoscenza, Hamas, che mesi fa avrebbe dovuto abbandonare le armi perché si passasse alla fase 2 del Board of Peace, mantiene miliziani, armi e controllo su una parte della Striscia, pur essendo indebolito. Era prevedibile. Solo gli sprovveduti credevano che un gruppo terroristico si sarebbe lasciato disarmare. Cosa farebbe un terrorista senza armi?

  7. Parrebbe che ieri nethanyahu abbia fatto un figurone all’onu. Tre quarti di mondo sono usciti dalla sala, pure San Marino, tanto per dire. E non parliamo della sua popolarità nei sondaggi.
    Ha detto, pare, che dovremmo ringraziarlo per la guerra all’iran, quella dove se le sono prese di santa ragione, altrimenti saremmo morti tutti.
    Eh ma l’iran ha l’arma nucleare… Loro no, invece. Sono l’unico paese al mondo che probabilmente viola il diritto internazionale perché da quando ci aveva provato Kennedy, poveraccio morto casualmente poco dopo, nessun ispettore è mai più riuscito ad entrare a Dimona. Però le minacce con le armi nucleari ci sono state, giusto?

    Poi, poco importa se viene chiaramente indicato dai sacerdoti che si commemorano i bambini uccisi DOPO il cessate il fuoco VIOLATO da Israele.
    Siamo all’ennesimo commento ed ancora si cerca di distogliere dal punto e dalla sproporzione.

    Per non parlare delle chiese e scuole cattoliche distrutte, senza ragione alcuna.

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