
Modica, 22 giugno 2026 – Una notte, non lontana, in cui un elicottero ha attraversato l’Italia: a bordo, un piccolo organo, capace di salvare la vita di un bambino. È una delle storie che sabato pomeriggio, hanno attraversato l’Atrio Comunale di Piazza Principe di Napoli a Modica, durante il convegno pubblico “Donare per Vivere: Prospettive e Responsabilità”, promosso da Avis Modica e Avis Provinciale Ragusa insieme alle associazioni ADMO, AIDO, AIL e ATCOM, impegnate rispettivamente nella donazione di midollo, di organi, nella lotta alle leucemie e nei trapianti di cuore. L’incontro ha riunito istituzioni, sanità, scuola e terzo settore attorno a un obiettivo condiviso: trasformare la sensibilizzazione alla donazione di sangue, organi, tessuti e midollo in una rete territoriale stabile e capillare.
A moderare i lavori la Dott.ssa Letizia Frasca, psicoterapeuta e componente del direttivo di Avis Modica, che ha aperto i lavori augurandosi che l’incontro sia un punto di partenza e non un evento isolato.
I saluti istituzionali sono stati portati dalla Dott.ssa Maria Monisteri Caschetto, Sindaco di Modica, che ha sottolineato come “il territorio ragusano rappresenta da anni un esempio virtuoso nel campo della donazione del sangue – ha sottolineato – Oggi, però, siamo chiamati a compiere un ulteriore passo avanti sul tema della donazione degli organi. Quando si lavora insieme, superando divisioni e particolarismi, si riesce a generare una vera cultura della solidarietà e della responsabilità”.
Il Dott. Salvatore Poidomani, Presidente di Avis Provinciale Ragusa, ha richiamato il valore civico del volontariato e annunciato l’intenzione di avviare, a partire dal prossimo settembre, una campagna di promozione strutturata sul territorio, realizzata insieme a istituzioni, scuola, sanità e associazioni e sostenuta dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa. “Donare significa assumersi una responsabilità concreta verso gli altri e verso il futuro – ha detto Poidomani – Per questo è fondamentale costruire un percorso condiviso che coinvolga associazioni, istituzioni e scuola”.
Per l’Ufficio Scolastico Territoriale di Ragusa è intervenuta la dirigente Dott.ssa Daniela Mercante, che ha ribadito il ruolo della scuola come “comunità educante” nella formazione delle coscienze civiche, citando esperienze come il progetto “Capaci di donare” e il concorso “Nicholas Green”. “Nessuna istituzione può raggiungere questi obiettivi da sola: serve una comunità educante fatta di scuola, famiglie, associazioni, sanità e istituzioni”, ha detto.
A portare i saluti per Avis Modica, in delega del Presidente Luca Hanna, il Vicepresidente Giovanni Frasca, che ha ricordato il valore del dono di sangue e midollo per la comunità modicana impegnata in percorsi di cura oncologica. “Dietro ogni donazione ci sono persone, famiglie e storie che spesso non conosciamo, ma che vengono profondamente cambiate da un gesto di generosità – ha sottolineato Frasca a nome del direttivo AVIS Modica – È importante continuare a costruire reti di solidarietà capaci di trasformare la sensibilità individuale in un aiuto concreto per la comunità”.
La parte tecnico-scientifica del convegno si è aperta con l’intervento della Dott.ssa Anna Maria Fantauzzi, antropologa ed etnopsicologa, docente all’Università di Torino e Presidente di Prati-care ODV, che ha proposto una lettura antropologica della donazione: dal dono classico fondato sulla reciprocità al “dono agli sconosciuti” proprio della donazione di sangue e organi, mediato dalle associazioni per evitare un debito morale insostenibile tra donatore e ricevente. Richiamando il pensiero filosofico sulla responsabilità verso l’altro e verso le generazioni future, la studiosa ha lanciato un appello a trovare nuovi linguaggi capaci di coinvolgere i giovani nella donazione. “Dal punto di vista antropologico il dono non è soltanto un gesto individuale, ma uno dei pilastri su cui si fondano le relazioni sociali – ha aggiunto – Perché questa cultura possa crescere è fondamentale alimentare la fiducia nelle istituzioni e rafforzare il riconoscimento sociale del valore del donatore”.
La Dott.ssa Francesca Corsaro, coordinatrice locale dell’ASP di Ragusa per il procurement di organi e tessuti, è partita da dati concreti, illustrando il divario tra i tassi di donazione: 13 donatori per milione di abitanti in Sicilia contro i 49 di Veneto, Spagna e Portogallo, a fronte di una media nazionale di 30. Tra le cause, la scaramanzia, la paura della malattia e la disinformazione mediatica. Corsaro ha portato come esempio il caso di Geraci Siculo, primo comune in Italia e in Europa con il 100% di iscrizioni all’Aido dopo la morte di una bambina del paese. “Molte persone sono favorevoli alla donazione degli organi, ma spesso non compiono il passo decisivo per paura, disinformazione o semplice difficoltà ad affrontare temi come la malattia e la morte – ha concluso – Ogni donazione può trasformare una perdita in una possibilità di vita per altre persone”.
E di dati concreti ha parlato anche il Dott. Francesco Bennardello, Direttore dell’U.O.C. di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale (SIMT) dell’ASP di Ragusa, con i numeri che raccontano la generosità del territorio: nel 2025 la provincia di Ragusa ha registrato 143 donazioni ogni 1.000 residenti, quasi il triplo della media nazionale (51), grazie a una rete capillare di centri e punti di raccolta integrata con le sedi Avis. Bennardello ha ricordato che il sangue resta “l’unico farmaco che non può essere prodotto in laboratorio”, portando anche i saluti del Direttore Generale dell’ASP, Dott. Giuseppe Drago, assente per altri impegni istituzionali.
A chiudere i lavori, le testimonianze dirette dei rappresentanti delle associazioni dei donatori: Claudio Cannì per ADMO, Giuseppe Granato per AIDO e Angela Capitano per AIL che hanno raccontato, con le loro storie, l’esperienza quotidiana della cultura del dono.



2 commenti su “Avis. A Modica un convegno corale lancia la sfida di una rete territoriale per la cultura del dono”
La donazione di organi avviene a cuore battente?
Il primo ed unico studio di morte cerebrale scopri che la morte cerebrale non è sempre correlata alla distruzione cerebrale.
Dot.re Molinari:
“Da una prognosi fatale consente al medico di dichiarare la morte? È altamente dubbio che eufemismi superficiali come “è praticamente morto”, … “non può sopravvivere”, … “non ha comunque alcuna possibilità di guarigione” possano mai essere accettati legalmente o moralmente come dichiarazione di decesso”
Il Canada ha trasformato il suicidio assistito in catena di fornitura di organi.
In Italia siamo fermi al 30 per cento di consensi da anni, questa insistenza è alquanto invasiva.
La cultura del dono deve riportare tutta la casistica internazionale di persone che si sono svegliate mentre si stava per eseguire un espianto, le modifiche alla definizione di morte a livello internazionale per favorire l’espianto, le battaglie in corso ovunque affinché si fermi questa pratica.
La cultura del dono è responsabilità anche da parte di chi la pubblicizza, che, omettendo la discussione scientifica e morale della controparte, volutamente o meno non è dato saperlo, non dirama un’informazione trasparente, completa e necessaria al singolo per fare una scelta.
Fare leva sul pietismo e sul moralismo, e mettere sempre di mezzo sedicenti responsabilità verso gli altri come ai tempi covid, non funziona.
La responsabilita è sempre in primis verso se stessi e nei confronti della propria famiglia.
E lasciate stare i bambini, sempre lì volete andare. L’educazione è compito, diritto e responsabilità dei genitori, mai delle istituzioni che, proprio per il ruolo che svolgono, non potranno mai avere etichette di imparzialità, soprattutto quando non c’è mai una voce contraria presente.
Ma la smetta di scrivere fesserie Paolo, lasci libero chi vuole donare i propri organi.
Non se ne può più di queste farneticazioni.