Ragusa. Scatta lo stato di agitazione per i lavoratori della manutenzione impianti: la FIOM denuncia dumping e rischi per la sicurezza

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RAGUSA, 05 Giugno 2026 – Clima teso negli ospedali e nelle strutture sanitarie della provincia iblea. La FIOM CGIL di Catania e Ragusa ha proclamato ufficialmente lo stato di agitazione per i lavoratori dipendenti della M.V.M. Holding S.r.l., azienda che opera in regime di subappalto per conto dell’ASP di Ragusa nella gestione e manutenzione degli impianti termici e delle sale caldaie. La decisione, notificata ai vertici aziendali e alla Direzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale, è scattata dopo il totale silenzio dell’impresa di fronte alle ripetute richieste di confronto avanzate dal sindacato per fare chiarezza sulle condizioni contrattuali, economiche e normative dei lavoratori. Come prima misura di protesta, gli operai incroceranno le braccia bloccando le prestazioni straordinarie e i turni di reperibilità, fino a quando non verrà aperto un tavolo di trattativa concreto.

I segretari generali della FIOM CGIL di Catania e Ragusa, Rosy Scollo e Gabriele Celeghin, parlano di una situazione di estrema gravità che tocca sia la sfera dei diritti contrattuali sia quella, ancora più delicata, della sicurezza sul lavoro. La vertenza riguarda operai che svolgono mansioni ad altissima specializzazione, come la conduzione di caldaie a vapore, attività delicate che richiedono patentini specifici, formazione continua e massima attenzione. Nonostante la complessità degli interventi, la quasi totalità del personale risulta inquadrata con livelli professionali minimi e del tutto incompatibili con le mansioni effettivamente svolte in piena autonomia all’interno di snodi strategici per il funzionamento degli ospedali. A questo si aggiunge una gestione ritenuta poco trasparente delle ferie, dei permessi e della stessa reperibilità, con forti ombre sul rispetto delle regole contrattuali e dei relativi pagamenti.

L’allarme più pesante lanciato dal sindacato riguarda però l’incolumità stessa degli operatori, costretti a muoversi all’interno di centrali termiche considerate impianti ad alto rischio. Secondo la FIOM, i corsi di formazione obbligatoria sulla sicurezza previsti dal Decreto Legislativo 81 sono stati avviati solo di recente, a ridosso delle contestazioni, mentre avrebbero dovuto tassativamente precedere l’ingresso dei lavoratori nei cantieri. Una tempistica invertita che espone gli operai a pericoli quotidiani. La situazione è aggravata dalla prassi di far eseguire interventi complessi in totale solitudine. Lavorare da soli in una sala caldaie ospedaliera significa che, in caso di malore o di incidente tecnico, l’assenza di un secondo operatore di supporto potrebbe trasformare un imprevisto gestibile in una tragedia.

Sulla vicenda è intervenuto con durezza anche il segretario generale della CGIL di Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, evidenziando il paradosso di una simile gestione all’interno del perimetro della sanità pubblica. Per il leader provinciale della CGIL è inaccettabile che i servizi legati alla pubblica amministrazione diventino terreno fertile per presunti fenomeni di dumping contrattuale, carenze formative e disorganizzazione a discapito dei diritti dei lavoratori. Questa vertenza, conclude Roccuzzo, rimarca l’urgenza di introdurre strumenti di controllo stringenti lungo tutta la filiera degli appalti, a partire dall’interconnessione delle banche dati pubbliche per verifiche in tempo reale e dall’introduzione immediata del DURCC, il documento unico di regolarità contrattuale e contributiva, indispensabile per stanare e punire le irregolarità prima che si traducano in danni per i lavoratori.

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