
di Giannino Ruzza
In questo momento uno dei fronti più seri e poco raccontati dell’America Latina è quello che sta accadendo tra Ecuador, Venezuela e gli Stati Uniti, sullo sfondo della guerra al narcotraffico e del crescente caos regionale. L’Ecuador, che fino a pochi anni fa era considerato uno dei Paesi più tranquilli del continente, è precipitato in una spirale di violenza impressionante. Cartelli, bande armate, omicidi record, prigioni fuori controllo e intere aree militarizzate hanno trasformato il Paese in uno dei più instabili dell’America Latina. Il presidente Daniel Noboa ha risposto con una linea durissima: esercito nelle strade, stato d’emergenza, operazioni speciali e crescente cooperazione militare con Washington. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno persino avviato operazioni congiunte anti-narcotraffico sul territorio ecuadoregno.
Ma il tema sta diventando molto più grande del semplice contrasto alla droga. Organizzazioni umanitarie e giornali internazionali denunciano sparizioni forzate, torture e violazioni dei diritti umani durante questa escalation militare. Parallelamente resta esplosiva la situazione del Venezuela. Dopo anni di crisi economica, migrazioni di massa e tensioni internazionali, la regione vive con crescente preoccupazione il ritorno di una forte pressione americana nell’area caraibica e sudamericana.
E poi c’è la solita Haiti, quasi dimenticata dal resto del mondo: bande armate che controllano vaste zone della capitale, centinaia di migliaia di sfollati e uno Stato praticamente collassato. La sensazione, oggi, è che una parte dell’America Latina stia entrando in una nuova fase: meno ideologica rispetto al passato, ma molto più segnata da narcotraffico, militarizzazione, fragilità sociale e crisi dello Stato.


