
di Giannino Ruzza
La presentazione della prima Ferrari Elettrica era inevitabilmente destinata a dividere. Da una parte stupore tecnologico, curiosità e attenzione mediatica; dall’altra il timore che il marchio simbolo del motore termico, del rombo e della meccanica “viscerale” possa perdere parte della propria anima. E infatti la borsa non sembra aver accolto con entusiasmo la giornata. Gli investitori spesso ragionano in modo molto più freddo degli appassionati: vedono costi enormi di sviluppo, margini da difendere e il rischio che il cliente tradizionale Ferrari non si innamori davvero dell’elettrico come accade invece per il V12 o il turbo termico.
Per molti ferraristi il problema non è la velocità — un’elettrica può essere devastante nelle prestazioni — ma l’esperienza emotiva: il suono, la vibrazione, il cambio, la sensazione meccanica, persino l’odore dell’auto. Una Ferrari silenziosa, per alcuni, appare quasi una contraddizione filosofica.
Allo stesso tempo, però, Ferrari non può ignorare: normative europee, transizione energetica, concorrenza tecnologica, mercati futuri. Quindi probabilmente la vera sfida non sarà costruire un’elettrica veloce — quello oggi sanno farlo in molti — ma costruire un’elettrica che riesca comunque a sembrare una Ferrari. Certamente non quella Ferrari che tutti abbiamo sempre immaginato.



3 commenti su “Ferrari Luce elettrica: presentato il nuovo bolide silenzioso”
Un altro mito italiano che scomparirà!
Ruzza, lo vada a raccontare a Montezemolo se somiglia ad una Ferrari…..
quella in foto è una SF90 XX Spider, la Luce elettrica sta facendo ridere il mondo intiero.
La versione woke della Ferrari. Potrebbero cambiare il logo con una farfalla già che ci sono.
80 anni a lavorare sul suono del motore… Chissà, metteranno una bella riproduzione sonora artificiale, un bel telecomando come le macchinine dei bambini e si potranno attovare luci e suoni.
Fiat lux, veramente, c’è il mondo intero che la sta sfottendo a suon di meme, fra aspirapolvere, ciabatte e macchinine radiocomandate. Che pena.