
ROMA, 24 Aprile 2026 – Svolta giudiziaria nell’inchiesta che vede coinvolto l’ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore “Totò” Cuffaro. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo che aveva precedentemente confermato la misura degli arresti domiciliari nei suoi confronti.
Le contestazioni e il ricorso
Cuffaro è indagato nell’ambito di un’indagine della Procura di Palermo per le ipotesi di traffico di influenze illecite e corruzione. Al centro del caso, un presunto sistema di gestione di appalti e concorsi pubblici che, secondo l’accusa, avrebbe visto l’ex governatore come figura centrale.
I legali di Cuffaro, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, avevano impugnato la decisione del Riesame sollevando dubbi sulla legittimità del provvedimento. In particolare, il ricorso verteva su due punti critici:
• Utilizzabilità delle intercettazioni: la difesa ha contestato l’uso delle captazioni ambientali e telefoniche nel procedimento.
• Vizi di motivazione: la Cassazione ha ravvisato carenze logico-giuridiche nella motivazione con cui il tribunale palermitano aveva giustificato le accuse e la necessità della misura cautelare.
Cosa succede ora?
Con l’annullamento disposto dalla Suprema Corte, il caso torna a Palermo. Sarà ora un nuovo collegio del Tribunale del Riesame a dover rivalutare la posizione di Cuffaro, attenendosi ai rilievi formulati dai giudici ermellini.
Fino alla nuova pronuncia dei giudici siciliani, Cuffaro rimane comunque sottoposto alla misura cautelare, ma la decisione della Cassazione rappresenta un significativo punto a favore della difesa, che vede indebolirsi (almeno sul piano procedurale) l’attuale impianto restrittivo.
L’inchiesta continua a seguire il suo corso, in attesa che il nuovo collegio del Riesame fissi l’udienza per il riesame della posizione cautelare dell’ex presidente.





