
L’ONU ha consegnato all’Iran la presidenza del Forum sui diritti umani e la lotta al terrorismo. Un regime che impicca quattro persone al giorno viene celebrato come guida morale del pianeta. Il 1° aprile, per non farsi mancare nulla, Teheran riceve pure gli auguri ufficiali per l’anniversario della Repubblica islamica. Non era uno scherzo: era la caricatura della credibilità internazionale. Non basta. Cina, Cuba, Arabia Saudita e Sudan entrano nel tribunale che decide quali ONG possano accedere al “santuario” dei diritti umani di Ginevra. Nessuno protesta. Nessuno si scandalizza. Il mondo dei “giusti” resta muto, mentre gli Stati Uniti — accusati insieme a Israele di violare il diritto internazionale — sono gli unici a opporsi. La realtà è brutale: in Iran si impiccano persone a ritmo industriale, in Cina un milione di uiguri viene rieducato con lavoro forzato e sterilizzazioni. Eppure l’ONU, “aperta e democratica”, permette a ogni dittatura di piegare la parola “diritto” al proprio uso. Tradotto: il diritto di calpestare i diritti altrui. In Europa, intanto, si recita la commedia dell’autonomia strategica. Perso l’ombrello americano, si accetta l’idea che una bandiera valga l’altra, purché non sia quella a stelle e strisce. Così l’Iran diventa, per certi governi di sinistra, non il boia degli oppositori ma il nemico di Washington e Tel Aviv: quindi un amico, magari un alleato. Teheran si fa avanti e manda un messaggio all’Italia: “Il vostro premier ha difeso il Papa e perso un alleato a Washington. Noi vorremmo occuparne il posto.” Mentre le quotazioni degli ayatollah salgono, Israele viene isolato da iniziative politiche e legali senza precedenti. Ciononostante, l’avversione ideologica che rasenta l’odio non è così granitica come sembrerebbe: la proposta spagnola di sospendere l’accordo UE-Israele fallisce per mancato raggiungimento del consenso: Germania, Italia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Serbia si oppongono. In questo scenario, Peter Magyar, premier designato dell’Ungheria, rompe gli schemi: invita Netanyahu a Budapest per le celebrazioni del 1956, sfida la Corte Penale Internazionale e riafferma il sostegno a Israele come partner privilegiato. Un gesto politico netto, che dice agli europei: i trattati internazionali non valgono quando confliggono con interessi strategici. Per Budapest, difendere Israele significa difendere la sovranità nazionale contro l’ingerenza degli organismi sovranazionali, ONU compresa. La destra di Magyar non è anti-occidentale: è anti-ipocrisia occidentale. L’invito a Netanyahu è un segnale chiaro: l’Ungheria si accredita come interlocutore di uno Stato isolato ma centrale nei circuiti tecnologici militari e di intelligence dell’Occidente. Essere anti-trumpiani non significa essere antiamericani, tantomeno essere sostenitori di un regime terrorista. Essere contro Netanyahu non significa essere contro Israele. Lo hanno ribadito Merz e Meloni: “Interrompere l’accordo Ue-Israele rischierebbe di colpire indiscriminatamente la popolazione israeliana, senza incidere sulle decisioni del governo.”






6 commenti su “Magyar, la scossa che rompe la farsa…l’opinione di Rita Faletti”
Sig. Faletti mi chiedo, perché essendo così innamorata di Israele non ci va a vivere?
Chiedo: Israele ha bombardato scuole, università, ospedali, chiese cristiane (distrutte anche chiese millenarie), distrutto simboli cristiani (e non mi riferisco solo a quello reso pubblico, ma a decine e decine di altri), raso letteralmente al suolo Gaza, genocidio palestinese, massacro di giornalisti, bersagli di ambulanze sistematico (più di 100 solo in Libano), raso al suolo con bulldozer interi villaggi in libano, ora mira alla Turchia, per non parlare di ciò che fanno le truppe idf alla popolazione civile, fra l’orrore e lo schifo, rimanendo impunite. Questo senza che nessuno dica nulla.
Poi, se crolla un ponte in Ucraina, allora quello invece è crimine di guerra da condannare e farci trasmissioni di ore in televisione.
Questi sono i giusti che invece possono dare lezioni di moralità?
Quindi, per capire, essere antisionisti non è più essere antisemiti?
@Paolo
Le ricordo che ci sono Paesi, troppi, in cui i cristiani continuano ad essere perseguitati e ammazzati e non se ne scrive né se ne parla. E a proposito di diritti, in Cina il governo soffoca la Chiesa cattolica sul proprio territorio, vieta il catechismo e l’ingresso nelle chiese ai fedeli minorenni applicando la politica di sinizzazione. Non è solo controllo, ma volontà di impedire la trasmissione della fede. L’obiettivo è l’annientamento. Non fisico, ma in un certo senso peggiore. Nei Paesi arabi introdurre una Bibbia equivale a una condanna a morte, lasciare l’islam alla prigione o alla forca. In Egitto le chiese si chiudono non per mancanza di fedeli come in Europa, ma senza motivi apparenti. Certo, se i cristiani sono maltrattati in Israele, la notizia fa scalpore. In Israele alcuni soldati hanno distrutto una statua di Cristo. Alle scuse di stato sono seguite l’inchiesta, le condanne, la ricostruzione della statua. Altrove, in paesi africani soprattutto, si distruggono intere comunità cristiane e nessuno fa un plissé. Manco i preti che coprono l’altare con la bandiera palestinese, indossano la kefiah e leggono la lista delle vittime palestinesi, ovviamente dell’Idf. Oggi anche un analfabeta che si firma con la croce si scaglia contro Israele senza sapere perché. E indovini un po’ qual è il paese in cui i cristiani aumentano anziché diminuire. Non glielo dico, lo immagini.
Ne sono pienamente consapevole. Però, c’è sempre un distinguo doveroso da fare.
Nei paesi dove i cristiani vengono ammazzati o perseguitati, parlo di Africa al momento, si tratta per alcuni paesi di organizzazioni estremiste anche terroristiche nate da sovvenzioni usa con obiettivi di destabilizzazione e controllo, alcune sfuggite di mano. Oppure, per altri paesi, conseguenze di colonialismo occidentale protestante (sottolineo), che ha massacrato, sottomesso e danneggiato la popolazione locale.
Queste sono le cause.
Sulla Cina: esiste il comunismo. Chi ha inventato questa fantastica ideologia? Chi ha causato uno dei genocidi peggiori nella storia moderna ben prima del nazismo?
In Egitto esiste una forte presenza cristiana, e ricordo che vi fu anche una delle apparizioni della Madonna più documentate della storia moderna. Strano che i musulmani abbiano apparizioni della Madonna, facciano pellegrinaggi nei suoi santuari, si rivolgano a sacerdoti cattolici per esorcismi, siano devoti di Gesu (anche se in modo diverso), abbiano anche fermate della metro, siano profondi filosofi e letterati, e gli ebrei invece, cugini maggiori, non ne abbiano il minimo rispetto, oppure sputino sui cristiani, impediscano funzioni religiose e distruggano chiese antiche dal valore religioso inestimabile come passatempo. Poi, ribadisco, il crocifisso rimesso da Unifil, è uno dei tantissimi casi documentati da sacerdoti cattolici, non isolato.
Il paese attualmente con il maggior numero di conversioni al cattolicesimo è l’america. Il protestantesimo è affine all’ebraismo e non al cattolicesimo, gli usa sono controllati da lobbies israeliane (predominanza fra l’altro di politici con doppia cittadinanza), persegue lo stesso scopo avventistico e le persone riscoprono il vero messaggio del cristianesimo, che non è politico. Gli americani, soprattutto giovani (incredibile), hanno compreso la differenza fra il messaggio cristiano e quello eretico, percepiscono la fede vera e la distinguono da falsi messaggi e facili isterie e sensaziobalismi collettivi sui quali si basa l’intera struttura usa.
Chi politicamente si scaglia contro Israele non conoscendo la storia della chiesa, lo fa ignorantemente. Chi conosce la base invece di una guerra dichiarata ai cattolici, anche dai protestanti, sa molto bene ciò che dice, perché la storia, per quanto manipolata, è lì. È la storia del cristianesimo, e la storia dell’occidente. E le battaglie del cristianesimo, sono le stesse da 2000 anni.
La verità si può cercare di ostacolarla con leggi, revisioni, propaganda, ma non si può impedire che affiori.
Gli occupanti in palestina fanno danni all’intera regione da decenni, massacrano, devastano e fanno rischiare a noi la terza guerra. Quello che fa l’iran, con la dovuta e necessaria tara dei numeri dichiarati in occidente da chissà quali fonti, lo fa all’interno di casa sua.
In tempi apocalittici quali questi, la verità è palese, poco sta rimanendo nascosto.
E senza una base storica per i duemila anni trascorsi, come sempre dico, è impossibile poter esprimere giudizi. La guerra è religiosa. O si conosce il tema, o non si è compreso nulla, i giudizi politici o geopolitici non hanno alcun valore senza la base religiosa e storica delle tre religioni, di ciò che hanno combattuto e di ciò che accade oggi e perché.
@Paolo
Su un punto concordo con Lei. La storia, le tradizioni e la religione costituiscono l’identità di un popolo in un intreccio che definisce la coscienza collettiva e dà forma alle istituzioni. La religione, in particolare, ha spesso rappresentato un elemento fondativo, ma non può essere considerata l’unica “cellula originaria”. In molte civiltà, l’organizzazione politica e sociale ha preceduto o condizionato la codificazione religiosa. In passato, cristianesimo, giudaismo e islam hanno plasmato intere aree geografiche e la loro coesistenza è stata possibile in diversi momenti storici. Ma non grazie ad un riconoscimento paritario, bensì ad un equilibrio garantito dal potere politico che tollerava le differenti professioni di fede purché sottomesse alle leggi. L’impero Ottomano è un esempio. In Palestina, la figura di Gesù rappresentò una minaccia all’ordine costituito. Il suo messaggio fu percepito pericoloso perché rivoluzionario, in grado di minare l’autorità religiosa e politica. La condanna alla crocifissione non fu una soluzione gradita alla lex romana, ma il risultato di tensioni interne e della necessità di preservare la stabilità. Roma non poteva tollerare la sfida all’ordine pubblico. La politica prevalse sulla religione. Nei duemila anni successivi, la centralità della fede religiosa è stata accompagnata e in parte sostituita da ideologie politiche che hanno assunto un ruolo quasi religioso riuscendo a mobiliare le masse e orientare la vita collettiva. Dal trascendente al terreno, dal sacro al profano in un processo di secolarizzazione portato alle estreme conseguenze. Quando si tocca il fondo si risale. Almeno così si dice. Il bisogno di trascendenza è tornato, come Lei ha scritto. Su un altro punto invece dissento. Il massacro dei cristiani in Africa per mano di gruppi jihadisti non è responsabilità degli americani. Il jihadismo ha origini complesse e del tutto interne, come la povertà, i conflitti etnici, la debolezza dei governi locali. L’Occidente, Usa e Francia in articolare, hanno provato a debellarlo fornendo agli Stati africani supporto militare e di intelligence, con risultati scarsi. La Francia si è ritirata perché percepita come potenza neocoloniale, facendo un favore ai jihadisti che ne hanno approfittato per espandere la loro influenza con l’uso della forza, colpendo i locali e le comunità cristiane. I vuoti, come sempre, sono destinati ad essere riempiti. Così sono arrivate Cina e Russia ad offrire i loro servizi, non a scopo benefico. La Russia ha fornito armi e mercenari, dopo la Wagner gli African Corps che sostengono i golpisti (Burkina Faso, Mali, Niger) contro i governi locali. Gli americani arrivano, stringono mani, promettono aiuti, i russi portano soldati e armi. In generale, né americani né russi si possono considerare responsabili degli eccidi ai danni dei cristiani. Però tutto questo non ha molto a che vedere con il contenuto dell’articolo.
Dot.sa Faletti, sottintendendo che fu Roma a crocifiggere Gesù, lei sta scrivendo un falso storico, consapevolmente o meno non lo so.
Materialmente fu così, furono gli esecutori, ma la scelta non fu fatta dai romani che, anzi, diedero appositamente la possibilità di scegliere in quanto ritenevano Gesù innocente.
Mi spiace, ma bisogna sottolineare il fatto che il popolo ebraico fino al giorno prima stava CON Gesù, era suo sostenitore, sapeva benissimo che era il Figlio di Dio, come le Scritture avevano preannunciato, ovunque andasse lo seguivano e lo ascoltavano. Farisei a parte.
Fu quando videro che il Messia che attendevano non era il messia che speravano che li liberasse dal giogo romano, che lo tradirono, lo abbandonarono e scelsero Barabba.
Quindi, se avessero scelto Gesù, i romani avrebbero crocifisso Barabba. Da qui si comprende che non fu scelta politica romana, bensì farisaica. Dire che furono i romani, significa affermare che non davano alcun peso ad un giudeo come Gesù, che non sapessero chi realmente era, che nei libri non vi fosse menzione dell’incarnazione e della discendenza.
Pilato non fece una scelta politica, ma di superbia, temendo per la sua carriera, scegliendo un vantaggio personale alla giustizia, lasciando condannare un innocente consapevolmente.
Gesù era umile, parlava del Regno dei Cieli per chiunque si fosse pentito e convertito. I giudei volevano un messia militante, politico, che compisse il regno di Israele sulla terra, e solo per loro. E non aggiungo quanto se la legarono al dito quando scaccio i mercanti dal tempio, che per luogo comune si pensa fossero solo commercianti…
Attenzione: non sono mie opinioni, è la Bibbia, ed è San Paolo.
Ed in 2000 anni, ve ne sono di affermazioni della chiesa in tal senso, inconfutabili a livello teologico, apologetica e dottrinale. Nostra aetate si smonta in quattro secondi, e non cancellerà mai 2000 anni di verità cristiana.
Sul resto: lo jihadismo nasce dalla Cia in Afghanistan, da lì si espande, prende forma, si formano altri gruppi che prendono piede e potere estendedosi sino all’africa, magari non con finanziamenti diretti, ma la base nasce e resta americana. Per questo i movimenti terroristici quali Isis, alqaeda e via dicendo non possono e non devono essere assimilati grossolanamente al mondo islamico. Si, Cina e Russia sono in Africa adesso, ma trattano alla pari, non da colonizzatori, senza interferire in questioni interne ai singoli paesi.
Che dire poi dei finanziamenti mensili tramite Qatar ad Hamas di bibi? Una somma di quasi un miliardo…
Tornando sull’articolo, il tema dovrebbe essere indignarsi prima e sempre per cose nostrane, non puntare il dito su altri. Solo quando si potrà essere esenti da macchie gravi sulla coscienza, si potrà giudicare gli altri con la giusta morale.