
CATANIA, 01 Aprile 2026 – La Corte d’Assise d’Appello di Catania ha messo un punto fermo sul secondo grado di giudizio per uno dei fatti di sangue che più ha scosso la comunità iblea negli ultimi anni. È stata confermata integralmente la condanna a 30 anni di reclusione per Mariano Barresi, il pensionato accusato dell’omicidio della cognata, la 51enne Rosalba Dell’Albani.
I giudici di secondo grado hanno respinto le tesi della difesa, che puntava a un riconoscimento delle attenuanti generiche in virtù della confessione resa dall’uomo nell’immediatezza dei fatti. La Corte h,a invece, sposato in pieno l’impianto accusatorio del primo grado: la gravità del delitto e le modalità dell’esecuzione non hanno permesso alcuna rimodulazione della pena, che resta dunque il massimo previsto per il rito scelto.
Barresi, collegato in video dalla struttura detentiva, ha assistito alla lettura del dispositivo dopo che il Pubblico Ministero aveva rinunciato alle repliche, segno di un quadro probatorio ritenuto già granitico.
L’omicidio risale al marzo 2023 e si consumò a Giarratana, all’interno di uno stabile familiare. Secondo quanto accertato nei due gradi di giudizio, Rosalba Dell’Albani si trovava nell’abitazione della madre anziana, al piano terra, intenta ad accudirla. Fu lì che Barresi la aggredì mortalmente, in un contesto condominiale e familiare che rese la tragedia ancora più cupa e inaspettata per l’intera cittadinanza.
La sentenza d’appello non si limita alla reclusione, ma blinda anche il versante civile e accessorio della condanna: confermato l’indennizzo di circa 1,3 milioni di euro in favore delle parti civili, ovvero il marito e i tre figli della vittima. Restano l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena e l’obbligo di rifusione delle spese processuali e di mantenimento in carcere.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro i prossimi trenta giorni. Per la famiglia Dell’Albani si chiude così un altro doloroso capitolo processuale che ribadisce, ancora una volta, la piena e inescusabile responsabilità dell’imputato per un gesto che ha distrutto una famiglia e segnato la storia recente del piccolo centro montano.





