
MODICA, 01 Aprile 2026 – Per dieci anni ha guidato il Corpo di Polizia Locale di Modica, attraversando diverse stagioni amministrative. Oggi, da poco in quiescenza, Rosario Cannizzaro decide di intervenire per fare chiarezza su una serie di ricostruzioni che, a suo dire, rischiano di strumentalizzare la sua figura professionale per colpire gli ultimi sindaci della città.
Il punto di partenza di Cannizzaro è una difesa della propria dignità: «Non sono il tipo che firma atti che non condivide e non ho mai rincorso poltrone», esordisce. La ricostruzione della sua nomina a Comandante (Posizione Organizzativa e poi Elevata Qualificazione) nel 2015 smentisce l’ipotesi di un favore politico.
L’ex Comandante rivela, infatti, che la proposta arrivò, addirittura, in un momento in cui c’era una forte contrapposizione dialettica con l’allora sindaco Ignazio Abbate: «Non dialogavamo nemmeno per motivi che non sto qui a spiegare. Accettai dopo circa cinque mesi dalla proposta, solo dopo che mi fu comunicato che il comandante in carica fosse dimissionario e dopo aver consultato esperti legali e accademici, come Giuseppe Puglisi, esimio comandante della polizia locale di Ragusa e docente universitario». Cannizzaro sottolinea come possedesse tutti i requisiti di legge: trent’anni di esperienza, categoria D e iscrizione all’Albo dei Giornalisti (la legge richiedeva un diploma di laurea o iscrizione ad un albo professionale, titolo equiparato dalla normativa dell’epoca), a cui si è poi aggiunta la laurea conseguita durante il mandato. “Per quanto mi riguardava e per quanto assicuratomi da esperti (non avrei mai accettato se questi avessero avanzato anche un minimo dubbio”.
Uno dei punti più caldi riguarda il contenzioso con il collega Angelo Carpanzano cui si parla insistentemente in alcuni articoli di giornale. Cannizzaro chiarisce un aspetto tecnico spesso travisato: «Nessun giudice ha mai stabilito che io non potessi fare il Comandante. La sentenza del giudice del lavoro ha condannato il Comune a corrispondere al Carpanzano un risarcimento, solo per un difetto di motivazione, come ha riportato correttamente e ultimamente il giornalista Angelo Di Natale: l’Ente, in pratica, avrebbe dovuto spiegare meglio perché aveva scelto me (D1) rispetto a un collega D3. È una carenza amministrativa dell’Ente, non una mia mancanza di titoli».
Sull’aspetto penale, Cannizzaro è altrettanto netto: «Nel 2018 sono stato denunciato, insieme al sindaco dell’epoca, dal Carpanzano, per abuso d’ufficio. A distanza di otto anni non sono mai stato convocato né sottoposto a processo. La mia “colpa”? Solo quella di aver accettato un’occasione professionale legittima. Allora mi chiedo e chiedo: perchè no?».
Nonostante tutto, Cannizzaro rivendica il lato umano e professionale del rapporto con Carpanzano: «Ci siamo chiariti in un faccia a faccia. Mi ha collaborato e consigliato, a dimostrazione che il rispetto tra uomini delle istituzioni va oltre le carte bollate». Ricorda, inoltre, che qualche settimana dopo la sua nomina di avergli proposto il ruolo di Vice Comandante, offerta che Carpanzano motivò per motivi legati alle controversie con l’amministrazione comunale dell’epoca ma si mise a disposizione.
In chiusura, l’ex Comandante rivendica l’autonomia del suo ufficio durante i mandati di Ignazio Abbate e Maria Monisteri: «In dieci anni di leadership, nessuno dei due sindaci mi ha mai imposto atti. Abbiamo sempre cercato insieme la soluzione legittima più giusta per la città. Ho svolto il mio compito con onestà, e i fatti lo dimostrano».
L’intervento di Cannizzaro non sembra destinato a esaurirsi qui: «Continua…», promette l’ex Comandante, lasciando intendere che ci sono ancora capitoli di storia cittadina da rileggere sotto la luce della verità professionale.





