
Ragusa, 15 Marzo 2026 – Si è conclusa con una sentenza di condanna a 3 anni e 3 mesi l’udienza a carico della madre naturale di Vittorio Fortunato, il bambino protagonista di una vicenda che nel novembre 2020 scosse profondamente l’opinione pubblica. Una storia definita “dolorosa da qualunque parte la si guardi”, che ha visto al centro un neonato e una messinscena drammatica.
La giornata decisiva in tribunale è iniziata con una breve sospensione di 30 minuti, richiesta dalla parte civile per poter esaminare la memoria difensiva depositata il giorno precedente dal legale della donna modicana, l’avvocato Angelo Iemmolo. Una richiesta che ha trovato l’accordo anche del Pubblico Ministero Marco Rota.
Una volta ripresa la seduta, il dibattimento è entrato nel vivo con la requisitoria del PM VPO Patrizia Pino, affiancata dallo stesso Marco Rota. Le richieste della parte civile: rappresentata dall’avvocato Emilio Cintolo, che si è associato per la condanna.
L’arringa difensiva tenuta dall’avvocato Iemmolo, ha cercato di delineare i contorni di una vicenda umana complessa e sofferta.
Al centro del processo c’è quanto accaduto il 4 novembre 2020. Secondo la ricostruzione processuale, era stato simulato l’abbandono e il successivo ritrovamento del piccolo Vittorio Fortunato. Il neonato era stato messo in una borsa della spesa, avvolto in una copertina, e lasciato in strada affinché venisse ritrovato, dando il via a una macchina dei soccorsi e a un’indagine che ha poi svelato la verità dietro quel presunto “miracolo” del ritrovamento.
La sentenza mette un punto fermo sull’aspetto giudiziario di una vicenda che resta, nelle parole dei cronisti, una ferita aperta per tutta la comunità coinvolta.




