Unitre Modica. L’Unitre e la poesia dialettale di Franca Cavallo

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Modica, 06 marzo 2026 – Ha avuto per oggetto la poesia l’odierno incontro con “I Giovedì dell’Unitre” dedicato alla “Poesia dialettale di Franca Cavallo nel solco della tradizione”, tenutosi a Modica presso l’Aula magna dell’Istituto Professionale di Stato “Principi Grimaldi”. Un appuntamento tanto partecipato, quanto seguito ed apprezzato. Dopo il saluto, la presentazione e l’intervento introduttivo del Presidente della locale Sede dell’Università Enzo Cavallo è stata la poetessa Franca Cavallo a rivolgersi ai presenti ringraziando per l’ospitalità e a dare lettura alla prima poesia “Sicilia…terra biniritta” seguita dal Coro dell’Unitre di Modica, diretto dalla Maestra Claudia Perrone ed accompagnato dal prof. Giovanni Rosa con la Fisarmonica, che ha eseguito l’inno della Sicilia “Terra Madre”. E’ stata quindi la poetessa Silvana Blandino che, come da programma, ha presentato le poesie della autrice Franca Cavallo che ha letto, con intermezzi musicali di Giovanni Rosa e la sua Fisarmonica, alcune delle tante poesie da lei scritte e selezionate per essere presentate nel corso dell’odierna occasione. Queste le poesie lette dalla stessa autrice, oltre a quella dedicata alla Sicilia: “Rivuordi”, “Rumani to cuntu”, “U tilaru”, “Primu amuri”, “Ora ca sta scurannu”, “Iu era la to stidda”, “Figgi lontani”, “Risbigghiu”, “Stramuntata”, “Nuddu ciù s’arricogghi a la scurata”, “A musica ra campagna”, “Macari gn’juornu”, “Ddà unni ‘u cielu cari” (dedicata ai bambini di Gaza), “Vientu”, “A vita è sulu ‘n’opera ri pupi”. Particolarmente apprezzati i seguenti componimenti satirico-ironici coi quali l’autrice, distaccandosi dai temi tradizionali, si accosta alla fisiologia dei comportamenti umani con apparenze insignificanti che esprimono personalità ed atteggiamenti particolari: “Facciola”, “Lingui priculusi”, “Lapardera”, “Mi fingiu Pazza”, “A via ri l’Acitu”,
“Trattasi di poesie che nel solco della tradizione – ha sottolineato Franca Cavallo – raccolgono l’eredità di poeti che ci hanno preceduti: poeti di un passato più lontano come Carlo Amore o più vicini al nostro tempo come Elio Galfo e Meno Assenza: maestri di chi ama scrivere il dialetto modicano. In una società fluida in continua evoluzione dove la contaminazione linguistica, soprattutto con la lingua inglese, avviene rapidamente nell’immediatezza della comunicazione moderna, il dialetto rischia di scomparire. La poesia dialettale nasce proprio da questa consapevolezza: dal bisogno di tenere viva una lingua che porta con se secoli di storia, di popoli, di incontri, di dominazioni. In un mondo che corre e uniforma, il dialetto ci distingue, ci ricorda chi siamo, ci restituisce le nostre radici”

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