I geologi siciliani sul ciclone “Harry”: non è stata una fatalità. Programmare il territorio riduce danni e salva vite

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Palermo, 23 gennaio 2026 – I gravi danni registrati lungo le coste e in diverse città siciliane a seguito del passaggio del ciclone Harry non possono essere liquidati come una fatalità. Gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi, rappresentano ormai uno scenario strutturale con cui il territorio siciliano deve confrontarsi, e non un’eccezione imprevedibile.
L’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia esprime solidarietà ai territori duramente colpiti dalla calamità e sottolinea come l’assenza di vittime sia il risultato positivo delle attività di previsione, allertamento e gestione dell’emergenza di Protezione Civile, che hanno dimostrato ancora una volta la loro efficacia nel salvare vite umane. Tuttavia, oggi è necessario affrontare con urgenza il tema della riparazione dei danni, che risultano ingenti e diffusi.
Le prime evidenze emerse dalle ricognizioni post-ciclone mettono chiaramente in luce che laddove sono stati pianificati e realizzati interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, compresa la lotta all’erosione costiera, i danni alle infrastrutture, agli abitati e ai servizi essenziali sono stati sensibilmente più contenuti. Al contrario, nei contesti privi di adeguata pianificazione e di interventi strutturali e non strutturali, gli effetti dell’evento sono risultati amplificati.
Con maggiore solerzia nella pianificazione territoriale, molti dei danni oggi sotto gli occhi di tutti avrebbero potuto essere evitati o drasticamente ridotti. La messa in sicurezza delle coste, che rappresenta uno dei capitoli più delicati e ancora aperti del dissesto idrogeologico siciliano, non può più essere rinviata. Difesa del suolo, programmazione e strumenti urbanistici aggiornati devono tornare ad essere elementi centrali delle politiche territoriali.
I geologi lo affermano da sempre: la prevenzione è l’unica vera strategia sostenibile. I dati e i report della Corte dei Conti lo confermano con chiarezza: se programmare costa 1, gestire l’emergenza costa 100. Continuare a investire prevalentemente nella fase emergenziale significa accettare consapevolmente un modello inefficiente, oneroso e dannoso per i cittadini e per il territorio.
A tutto ciò si aggiunge una scarsa percezione del rischio, che deriva da una limitata conoscenza dei fenomeni naturali e da una persistente carenza di pianificazione di superficie, spesso accompagnata da strumenti urbanistici obsoleti o non coerenti con le reali condizioni geomorfologiche e idrauliche dei luoghi.
L’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia rinnova pertanto l’appello alle istituzioni regionali e locali affinché si avvii con decisione una stagione di programmazione strutturata, fondata sulla conoscenza geologica, sull’aggiornamento degli strumenti urbanistici e sulla prevenzione del rischio idrogeologico: è questa l’unica via per ridurre i danni, tutelare il territorio e garantire la sicurezza delle comunità.

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