Monterosso Almo. 333 anni dal terremoto del Val di Noto. Memoria viva di una catastrofe che segnò la Sicilia centro orientale

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Monterosso Almo, 11 gennaio 2026 – Tra il 9 e l’11 gennaio del 1693, esattamente 333 anni fa, la Sicilia centro orientale fu devastata da uno degli eventi sismici più violenti della sua storia: il terremoto del Val di Noto, tuttora ricordato come una delle più grandi catastrofi naturali che abbiano colpito l’isola. Con una magnitudo stimata di 7.3, è considerato il più forte terremoto mai registrato sul territorio italiano e figura al 23° posto tra i terremoti più disastrosi della storia dell’umanità, secondo i dati storicamente accertati.
Le province più colpite furono Catania, Ragusa, Siracusa e parte di Enna, con decine di migliaia di vittime e un numero incalcolabile di edifici rasi al suolo. Interessante quanto si ribadisce in un interessante studio del professore Angelo Schembari sugli effetti di questo catastrofico terremoto nel paesino ibleo di Monterosso Almo.
“Il sisma che l’11 gennaio 1693 provocò morte e distruzione nel Val di Noto non risparmiò Monterosso. Nei documenti dell’epoca troviamo la conta dei danni : il 23 febbraio del 1693, il notaio Marco Antonio Noto informa i Maestri Razionali (alti funzionari del Regno di Sicilia responsabili della gestione finanziaria) dei danni subiti dai molini soprano e sottano e dal magazzino granario.
Il 31 marzo dello stesso anno il parroco scrive sempre ai Maestri Razionali ribadendo la desolazione dell’abitato e proponendo di ricostruirlo in un luogo pianeggiante che facesse da crocevia con altre terre, sollecitando ad assegnare, quanto prima, agli abitanti un luogo fisso di dimora, poiché in caso contrario, non sarebbero più tornati dove avevano lasciato solo rovine e distruzione ma avrebbero ceduto alle lusinghe del Marchese di Giarratana che già stava ricostruendo la sua città in altro luogo, incentivando con aiuto ed esenzioni l’arrivo di nuovi abitanti che colmassero la parte di popolazione perita a causa del sisma.
In una relazione del 6 novembre del 1694 Il parroco della chiesa Matrice insieme a quelli della chiesa di San Giovanni e di Sant’Antonio Abate ed ai rispettivi procuratori scrivono alle autorità che è “ cascata totalmente la chiesa Matrice come anche quella di Sant’Antonio e restata in parte distrutta quella di San Giovanni riparabile con poca spesa”.
L’analisi dell’andamento demografico, prima e dopo del terremoto, ci mostra che nel 1681 Monterosso aveva 3340 abitanti, mentre nel 1714 ne contava 2210 con un saldo negativo di 1130 unità. Ragion per cui le autorità, per arginare questa vera e propria emorragia, emanarono un bando di ripopolamento che prevedeva, per gli ex cittadini e per i nuovi, l’immunità da cause civili e criminali e l’esenzione da debiti e gabelle. Operazione che ebbe successo se già nel 1747 il numero di abitanti tornò al livello di quello precedente il terremoto”.

Nella foto storica il quartiere Matrice di Monterosso Almo

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