MODICA, 04 Ottobre 2026  – In un tempo nel quale le chiese appaiono sempre più spesso meno frequentate e nel quale molti uomini e donne, per ragioni diverse, sembrano essersi progressivamente allontanati dalla fede, esistono ancora esperienze capaci di fermare il tempo, di entrare nel cuore e di ricordare all’uomo che la ricerca di Dio non è mai veramente finita.

È questo il sentimento che desidero condividere dopo aver vissuto, ieri sera, nella Chiesa di San Domenico – Madonna del Rosario di Modica, un’esperienza di straordinaria intensità spirituale: la rappresentazione della Preghiera del Transito di San Francesco, realizzata attraverso la collaborazione tra i Frati Minori Cappuccini di Modica e la Compagnia del Piccolo Teatro di Modica.

Non è stato semplicemente uno spettacolo.

È stata una preghiera trasformata in teatro, musica, canto e meditazione.

Le parole, le letture, i canti, le voci e la musica hanno accompagnato i presenti dentro gli ultimi momenti della vita terrena di San Francesco, fino alle sue ultime parole e al suo abbandono fiducioso nelle mani di Dio.

Particolarmente suggestiva è apparsa la scenografia, capace di creare nella chiesa un’atmosfera raccolta e profondamente meditativa. Ma ciò che più ha colpito è stata la partecipazione di coloro che hanno dato vita alla rappresentazione.

Non sembrava di assistere semplicemente a degli interpreti che recitavano una parte.

Sembrava di assistere a persone che quella parte la stavano vivendo.

C’era intensità, amore, silenzio, partecipazione. C’era qualcosa che andava oltre la semplice rappresentazione artistica e che riusciva a coinvolgere profondamente il pubblico.

Ed è proprio in momenti come questo che si comprende quanto la bellezza possa diventare una via verso Dio.

UNA FEDE CHE SA ANCORA PARLARE AL CUORE

Desidero rivolgere una particolare espressione di gratitudine a Fra’ Emanuele e a Frà Antonello, per la loro incessante attività spirituale a Modica.

Ho avuto modo di ascoltare le loro omelie durante la celebrazione della Santa Messa e sono rimasto profondamente colpito dalla loro capacità di parlare all’animo delle persone.

La loro non è soltanto una parola religiosa.

È una parola che invita a riflettere, a interrogarsi, a guardarsi dentro.

È una parola che riesce a raggiungere quella parte dell’uomo che spesso rimane nascosta sotto le preoccupazioni, la fretta e le difficoltà della vita quotidiana.

E forse è proprio questo che oggi serve: una Chiesa capace di parlare al cuore prima ancora che alla mente; una fede capace di essere incontrata, vissuta e testimoniata attraverso la semplicità, l’accoglienza e l’amore.

In un’epoca nella quale molti giovani sembrano lontani dalla Chiesa e nella quale anche molti adulti hanno smarrito il rapporto quotidiano con la fede, occorre interrogarsi su come tornare a parlare alle nuove generazioni.

La serata di ieri ha dato, a mio avviso, una risposta semplice ma straordinariamente efficace:

attraverso la bellezza.

Attraverso il teatro.

Attraverso la musica.

Attraverso il canto.

Attraverso la cultura.

Attraverso la testimonianza di uomini e donne che vivono la propria fede con autenticità.

Una persona che forse non entrerebbe spontaneamente in una chiesa può essere raggiunta da un canto, da una rappresentazione, da una parola, da un’emozione.

E quella piccola emozione può diventare una porta.

E attraverso quella porta può tornare ad entrare Dio.

L’INVITO ALLA CITTADINANZA

Per questo oggi, 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, rivolgo un invito particolare a tutta la cittadinanza di Modica.

Nella Chiesa di San Domenico si celebrerà la Santa Messa nel giorno dedicato alla memoria del Santo di Assisi.

Sarà inoltre un momento particolarmente significativo per la presenza di numerosi fedeli della Fraternità Francescana Secolare, chiamati a esprimere pubblicamente il proprio impegno e la propria appartenenza alla fraternità.

Credo che questa celebrazione non debba essere considerata soltanto un appuntamento riservato a coloro che già vivono quotidianamente la fede.

Dovrebbe essere, invece, un’occasione aperta a tutti.

A chi frequenta la Chiesa.

A chi vi entra raramente.

Ai giovani.

Agli adulti.

Alle famiglie.

E anche a coloro che, per le ragioni più diverse, si sono allontanati dalla fede.

Non abbiate timore di entrare.

Non occorre arrivare con risposte già pronte.

Una domanda sul senso della vita..

Sull’amore.

Su Dio.

Talvolta il cammino della fede ricomincia proprio così: non da una certezza, ma da una domanda.

ALLE ORE 20 IL CONCERTO DI LAUDI FRANCESCANE

La giornata proseguirà alle ore 20.00 con un concerto di Laudi francescane per coro e strumenti, diretto dal Maestro Peppe Scucces, con la partecipazione del Coro Josquin Desprez e dei Cantium Laudis.

Sarà ancora una volta la musica a farsi preghiera e la preghiera a farsi musica.

Dopo l’esperienza vissuta ieri sera, sento sinceramente di rivolgere alla cittadinanza un invito a non perdere questa occasione.

Perché forse oggi abbiamo bisogno proprio di questo: di luoghi nei quali poterci fermare, ascoltare e ritrovare noi stessi.

Abbiamo bisogno di parole che non feriscano.

Di persone che sappiano accogliere.

Di silenzi che non facciano paura.

Di musica che sappia parlare all’anima.

Di testimonianze che non siano soltanto parole, ma vita.

E abbiamo bisogno, forse più di quanto immaginiamo, di ritrovare il coraggio di cercare Dio.

UN GRAZIE A CHI RENDE POSSIBILE QUESTI MOMENTI

Il mio più sincero ringraziamento va dunque a Padre Emanuele e a Don Antonio, per la loro quotidiana opera spirituale, alla Compagnia del Piccolo Teatro di Modica, agli interpreti, alla lettrice, ai musicisti, ai cantori e a tutti coloro che, con dedizione e amore, hanno contribuito alla realizzazione della rappresentazione.

Ieri sera hanno regalato a Modica qualcosa che va oltre una manifestazione culturale o religiosa.

Hanno regalato un momento nel quale l’arte è diventata preghiera e la preghiera è diventata incontro.

Ed è forse proprio questo che dobbiamo riscoprire.

San Francesco ci ha insegnato che per incontrare Dio non sempre occorrono grandi cose.

A volte basta un cuore semplice.

Basta la meraviglia davanti al creato.

Basta una parola pronunciata con amore.

Basta la fraternità.

Basta un gesto.

Basta una preghiera.

Per questo, oggi, nel giorno dedicato a San Francesco, rivolgo a tutti un invito semplice e sincero:

venite in Chiesa San Domenico.

Venite a pregare.

Venite ad ascoltare.

Venite a condividere.

Venite anche soltanto per conoscere.

Perché può accadere che, entrando in una chiesa per assistere a una celebrazione, si finisca per incontrare qualcosa di molto più grande di ciò che si cercava.

Si può incontrare una parola.
Si può incontrare una speranza.
Si può incontrare una comunità.
Si può incontrare la bellezza.
E, forse, attraverso tutto questo, si può tornare ad incontrare Dio.

Questa è, a mio avviso, la straordinaria forza della testimonianza che i Frati Minori Cappuccini stanno offrendo quotidianamente alla nostra città.

E per questo, ancora una volta, grazie.

Grazie per averci ricordato che la fede non appartiene soltanto al passato.

La fede può ancora parlare al presente.

Può ancora emozionare.

Può ancora commuovere.

Può ancora riempire una chiesa.

Ma soprattutto, può ancora riempire il cuore dell’uomo.

Antonino Di Giacomo