
CATANIA, 28 Settembre 2026 – Voli cancellati, passeggeri costretti a cercare autonomamente soluzioni alternative e, secondo alcune testimonianze, difficoltà soprattutto per le persone più fragili. È il quadro descritto da Salvatore Di Salvo, giornalista, rimasto coinvolto nei disagi all‘aeroporto di Catania provocati dalla sospensione dei voli legata alla presenza di cenere lavica dell’Etna. “Adesso il problema è soprattutto quello dell’assistenza”, racconta Di Salvo, indicando in particolare bambini, anziani e persone malate. Secondo il suo racconto, queste categorie si sarebbero trovate in aeroporto senza un adeguato supporto. Di Salvo racconta di essere stato direttamente coinvolto nella situazione. Sabato sarebbe dovuto partire da Catania con la moglie e la figlia per raggiungere Milano. Il volo è stato cancellato e, da quel momento, è iniziata la ricerca di una soluzione alternativa. Secondo il suo racconto, nella fase successiva si sarebbero susseguiti i contatti con la Sac e con la compagnia aerea, senza che inizialmente fosse individuata una soluzione immediata. “È iniziata una vera odissea”, racconta, descrivendo una situazione caratterizzata anche da rimpalli sulle competenze e sulle possibilità di riprotezione. Non c’era margine sufficiente per lo spostamento. Un altro passeggero, riferisce Di Salvo, avrebbe valutato la possibilità di raggiungere Palermo in taxi, con una spesa indicata in circa 420 euro. La figlia parte da sola. A quel punto la famiglia ha dovuto cambiare completamente programma. Di Salvo e la moglie hanno rinunciato a partire insieme alla figlia, che ha scelto di raggiungere Milano da sola. Il padre, invece, si è messo alla guida per accompagnarla fino a Lamezia Terme. Una corsa contro il tempo per trasformare un volo cancellato in una partenza possibile, passando dall’aeroporto siciliano a quello calabrese. Anche il conto dell’operazione è significativo: 260 euro per il biglietto aereo, oltre 100 euro di carburante e altri 47 euro per il traghetto. La spesa complessiva ha quindi superato i 407 euro, senza considerare eventuali ulteriori costi sostenuti durante il viaggio. L’appello alla Protezione civile La vicenda personale porta Di Salvo a porre anche una questione più generale sull’assistenza alle persone rimaste nello scalo. Il giornalista riferisce di avere scritto a Salvo Cocina, responsabile della Protezione civile della Sicilia, chiedendo un intervento per le persone che, in una situazione di emergenza, si trovano in maggiore difficoltà. “Credo che la Protezione civile, a questo punto, considerata la situazione descritta, dovrebbe intervenire”, afferma Di Salvo, indicando in particolare bambini, anziani e malati. Nella sua denuncia il giornalista critica inoltre la gestione della situazione da parte della Sac e sostiene che “qualcuno dovrebbe dimettersi”. Si tratta, in questo caso, di una valutazione personale espressa da Di Salvo sulla gestione dell’emergenza. La sua esperienza restituisce così uno spaccato dei disagi provocati dallo stop dei voli: mentre lo scalo attende il ritorno alla normalità, alcuni passeggeri hanno dovuto organizzarsi autonomamente, ricorrendo a nuovi biglietti e trasferimenti via terra per riuscire a proseguire il viaggio. (fonte Gaetano Scariolo/



3 commenti su “Emergenza Etna. l’odissea vissuta all’aeroporto di Catania”
Per problemi di salute viaggio spesso da Catania a Firenze e viceversa, ho capito che non gliene interessa niente dei disagi che provocano. Cancellare i voli non dovrebbero essere una consuetudine:
Programmare di nuovo i voli in tempo e farli partire da Comiso, con assistenza immediata di autobus ecc…
Dare da parte delle Compagnie aeree dei bonus oltre il rimborso del biglietto, per chi non parte per sua volontà o per dare posto a chi ha più urgenza. Un aeroporto come quello di Catania, non può dipendere da un vulcano, incrementare quello di Comiso o fatene uno nuovo con tutti i criteri di sicurezza, viabilità, posteggi e soprattutto in un luogo lontano da pericoli.
Forse tutto questo potrà accadere in un’altra Sicilia, magari per quella che verrà.
La sola cosa scandalosa a Fontanarossa è la mancanza di un piano B. L’Etna è sempre stata lì,per giustificare con l’emergenza una situazione di ordinario e prevedibile accadimento.Comunque c’è l’aeroporto di Comiso,ci sono pullman a lunga percorrenza e ci sono i treni e anche l’AV da villa s.giovanni. Ammassarsi in aeroporto è incomprensibile dal momento che ogni comunicazione viene fatta sul cellulare del viaggiatore.Quindi inutile vittimismo !
Secondo me la situazione è molto semplice… la struttura aeroportuale è in via di privatizzazione e per i privati meglio comprarla svalutata. A prezzi stracciati insomma. Pazienza che va al diavolo un intero sistema economico. Quando tutto sarà privatizzato l’Etna tornerà a dormire che a confronto il Vesuvio sarà come un vulcano dell’Indonesia. Vedrete