“Meno quantità e più identità”: la visione di Antonio Adamo sul futuro del Cioccolato di Modica

Tempo di lettura: 2 minuti

MODICA, 21 Settembre 2026 – Il futuro del Cioccolato di Modica si gioca su un terreno che va ben oltre i dibattiti legati a denominazioni, consorzi, tutele e polemiche territoriali. A intervenire con una riflessione netta e provocatoria è il produttore e artigiano Antonio Adamo, che sposta l’asse del confronto sulla qualità e sull’identità del prodotto.

Pur ribadendo che l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) rappresenti una tutela fondamentale per proteggere un nome, una storia e un territorio, Adamo sottolinea come tutto ciò non possa esaurire le ambizioni del comparto:

“Un marchio non può essere il punto di arrivo. Deve essere il punto di partenza. La vera sfida è una sola: alzare sempre di più la qualità del Cioccolato di Modica. Perché, in fondo, la vita è troppo breve per mangiare cioccolato di merda – dice Adamo.”

Una provocazione verbale per esprimere un concetto chiaro: non è possibile accontentarsi di un prodotto che si fregia di un nome illustre senza esserne costantemente all’altezza.

Dal punto di vista di chi lavora quotidianamente la materia prima, la priorità deve tornare a essere il cacao: la sua origine, la selezione qualitativa, la ricerca, le lavorazioni e la competenza bottegaia. Il rischio paventato è che, inseguendo la logica del produrre di più al minor costo, si svuoti di senso un’identità artigianale per ridurla a merce di scaffale basata unicamente sui centesimi di differenza.

La ricetta proposta guarda nella direzione opposta: meno quantità e più identità, meno guerra sul prezzo e più valore, meno standardizzazione e più botteghe, meno industria e più artigiani, memoria storica e prospettive future.
Nel tracciare questa rotta, Adamo riconosce il debito di riconoscenza verso chi ha fatto la storia recente del prodotto — menzionando l’impegno di Franco Ruta e dell’Antica Dolceria Bonajuto nella difesa di una visione artigianale, accanto al contributo di tutte le famiglie e gli artigiani che nei secoli hanno edificato questa tradizione.

La chiusura è un appello all’eccellenza globale: Modica non deve puntare ad avere il cioccolato più economico, bensì uno dei cioccolati artigianali più riconoscibili e qualitativamente prestigiosi al mondo. Una tavoletta capace di raccontare la materia prima, l’artigiano, la bottega e l’intera città, ricordando che un grande prodotto si difende facendo in modo che il suo nome continui, giorno dopo giorno, a meritare valore.

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2 commenti su ““Meno quantità e più identità”: la visione di Antonio Adamo sul futuro del Cioccolato di Modica”

  1. Meno quantità e più costo.
    In linea con tutti i generi.
    Comportamentismo tipico del commercio dallo spicciolo al più globalizzato

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  2. Egregio Adamo
    A proposito di qualità, anni fa il Consorzio (non ancora IGP ma in via di riconoscimento) aveva avviato con Fine Chocolate Organization un’operazione per promuovere la produzione di cioccolato “artigianale” di qualità. Una volta acquisita la qualità automaticamente non si pregiudicava la quantità perchè lo scopo per ogni produttore era di esportarlo in tutto il mondo portandosi appresso la sua città consapevole di dare un prodotto “eccellente”.
    E come Lei m’insegna, se parti da una base eccellente, ovviamente il risultato non può essere altrimenti. Poi la lavorazione del cioccolato è tutt’altra cosa e qui incominciano i problemi per almeno il 50% dei produttori (che facciano parte del Consorzio o meno) che producono ferro vecchio e non cioccolato. Lei ha usato altra parola ma si capisce il risentimento e il rammarico.
    Lo scopo era di sensibilizzare i produttori di cacao a curare le piante fino all’essiccazione delle fave ed evitare il formarsi di muffe e la moltiplicazione di batteri (afrotossine) senza ricorrere al lavaggio chimico. Cosa che le multinazionali del cacao fanno e risolvono tutto senza tante preoccupazioni. Abbiamo iniziato con la Colombia e visitato delle “Fincas” (piantagioni di cacao) per produrre cacao di qualità e pagarlo al giusto prezzo appunto per mettere i produttori nelle condizioni di non essere ricattati dalle multinazionali che pilotano il mercato e il business. Un po’ come succede con gli ortaggi per non parlare di carburanti, gas, ortofrutta e alimenti in genere la quale le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo per trarne ingenti profitti mentre il popolo si fa la guerra dei poveri accusandosi l’un l’altro.
    Il tutto comunque era finanziato dal Ministero dell’Agricoltura che appoggiava tale iniziativa ma dopo poco tempo non si seppe che fine hanno fatto tutti quanti compreso quell’altro progetto tanto decantato come “Le vie del Cioccolato” a livello europeo e finanziato dalla Comunità Europea. Quest’ultimo accordo fu sottoscritto a Perugia da un Notaio dove allora si riunirono tanti paesi come Francia, Belgio, Spagna, Italia e di cui la Cam Com di Ragusa col suo Presidente oltre a sottoscrivere tale iniziativa era parte integrante nel CDA.
    Infine voglio ricordare un’altra cosa che ad oggi non ho avuto sentore e mi sembra tutto oscurato:
    Si diceva che raggiunto l’IGP, il Consorzio doveva ricevere 500 Mila euro dalla Comunità Europea per promuovere e divulgare il cioccolato di Modica in tutto il mondo compresa la ricerca sulla qualità e la formazione sulla produzione. Questo me l’ha detto di persona l’allora Presidente della Commissione Agricoltura Europea Dott. Paolo De Castro. Si sa qualcosa su questo?
    Ma fino a quando si pensa solo agli affari e non alla tutela dell’eccellenza (finora a parole perchè IGP) tutti possono vantare meriti e riconoscimenti senza potere essere smentiti. E visto che a Modica non c’è una chiara distinzione tra qualità e quantità tra storia e paternità, questi li chiamerei impostori del cioccolato di Modica.

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