
Nel 2025 la Sicilia ha registrato 274087 passaggi di proprietà netti su auto usate, il 5 percento in più rispetto al 2024, ed è stata la regione con la crescita più alta in tutta Italia. Nessun’altra regione ha fatto meglio, neanche la Sardegna che si è fermata al 4,3 percento, e il dato assume un peso specifico diverso quando lo metti nel contesto di un mercato nazionale che si è mosso del 2,1 percento con 3221145 trasferimenti complessivi. La Sicilia pesa per l’8,5 percento del mercato nazionale dell’usato, quarta regione dopo Lombardia al 16 percento, Lazio al 10 e Campania al 9, ma è l’unica delle grandi a crescere più del doppio della media. Qualcosa sta cambiando nel modo in cui i siciliani comprano auto, e i numeri della provincia di Ragusa lo mostrano in modo abbastanza netto.
Ragusa nel primo semestre 2025 ha fatto registrare 9666 passaggi di proprietà netti, in crescita del 5,8 percento sullo stesso periodo dell’anno prima, un dato superiore alla media regionale che nel semestre era al 5,4. La provincia è piccola, copre forse un terzo dei volumi di Catania che guida la classifica siciliana con 68569 trasferimenti annui, ma il dinamismo è evidente e non si spiega solo con la ripresa economica post-pandemica che ormai è una storia vecchia. La realtà è che a Ragusa come nel resto della Sicilia orientale il parco circolante è così vecchio che qualsiasi sostituzione, anche parziale, genera numeri di crescita importanti. Secondo un’analisi pubblicata nel luglio 2025, l’età media delle auto in provincia di Ragusa era di 14 anni e 2 mesi, oltre un anno in più della mediana nazionale di 13 anni riportata dall’Annuario Statistico ACI 2025. La Sicilia nel suo complesso aveva un parco auto con un’età media di 14 anni, il dato più alto tra tutte le regioni italiane, con punte di 15 anni e 4 mesi a Enna e 14 anni e 11 mesi ad Agrigento. Ragusa si collocava a metà classifica regionale, dietro a Enna, Agrigento e Caltanissetta, ma comunque ben sopra la media nazionale.
Il problema non è solo che le auto sono vecchie in termini di carta di circolazione. È che una parte consistente di queste auto circola con storie opache, chilometraggi non verificabili e danni pregressi mai dichiarati. A livello nazionale, il 48,5 percento di tutti i passaggi di proprietà nel 2025 ha riguardato veicoli con più di dieci anni di vita, e in Sicilia quella percentuale è probabilmente più alta data la composizione del parco. Un rivenditore di Modica che tiene in rotazione una trentina di auto, in gran parte diesel Euro 4 e 5 comprate da privati della zona, mi ha detto che almeno la metà delle auto che gli arrivano non ha documentazione completa. “La gente porta l’auto con il libretto e basta,” ha detto. “Niente fatture dei tagliandi, niente storico delle riparazioni, niente. E tu devi decidere in cinque minuti se comprarla.” È un mercato dove le transazioni tra privati e piccole aziende dominano ancora, e dove il concessionario strutturato con procedure di verifica standardizzate è l’eccezione più che la regola.

Dal 2024 lo Scantool OBD è diventato obbligatorio durante la revisione ministeriale per tutti i veicoli immatricolati dopo il primo settembre 2009, e tra le cose che legge ci sono il chilometraggio memorizzato nella centralina e il numero di telaio. Il dato chilometrico viene annotato nel rapporto di revisione ma non determina l’esito del controllo, il che significa che un’auto schilometrata può comunque passare la revisione, però almeno lascia una traccia. Il Portale dell’Automobilista conserva le letture chilometriche rilevate a ogni revisione dal primo giugno 2018, quindi per un’auto Euro 5 che fa revisione regolarmente ogni due anni ci sono ormai tre o quattro letture successive consultabili gratuitamente da chiunque. Il punto è che in un mercato come quello ragusano, dove tante auto hanno quindici o vent’anni e dove la revisione non sempre viene fatta nei tempi previsti, quello storico digitale spesso semplicemente non esiste. Un ispettore di una stazione di revisione nella zona industriale di Ragusa, che ho incontrato mentre parcheggiava un furgone nel piazzale, mi ha raccontato che da quando è stato introdotto lo Scantool vede arrivare proprietari che chiedono espressamente di verificare il chilometraggio prima di mettere in vendita l’auto. “Lo usano come certificazione informale,” ha detto. “Fanno la revisione, prendono il foglio con i chilometri e lo allegano all’annuncio.”
Il mercato siciliano dell’usato resta dominato dal diesel al 62,8 percento delle richieste secondo i dati del primo semestre 2025, una percentuale molto più alta della media nazionale dove il diesel è sceso al 41,3 percento e la benzina è salita al 38,6. L’ibrido in Sicilia è all’1,2 percento per l’elettrico e poco di più per le ibride tradizionali, contro il 10,3 percento nazionale per le ibride a benzina. Sono numeri che raccontano un mercato strutturalmente diverso da quello del centro-nord, dove le ZTL ambientali e le restrizioni al diesel stanno spostando la domanda verso benzina e ibrido in modo visibile. In Sicilia quelle restrizioni non esistono ancora, e chi compra usato compra diesel perché il diesel costa meno, consuma meno e si trova ovunque. La auto più venduta nell’usato in Italia nel 2025 è stata ancora una volta una utilitaria a benzina e GPL che in Sicilia va fortissimo proprio per il costo contenuto, ma dietro i numeri aggregati c’è un tessuto di diesel vecchi che si spostano da un proprietario all’altro senza che nessuno ne controlli la storia.
Un consulente che lavora con tre o quattro concessionari tra Ragusa e Vittoria mi ha detto che il vero cambiamento degli ultimi due anni non è nelle alimentazioni ma nel budget. “Fino al 2023 il cliente ragusano cercava sotto i 10000 euro,” ha detto. “Adesso chi può spendere arriva a 15000, anche 18000, e vuole un’auto con meno di sette anni.” Il dato nazionale conferma questa tendenza, con un budget medio che per il primo semestre 2026 è arrivato a 20000 euro in crescita dell’11 percento, e con il 59 percento degli acquirenti che dichiara di volere un SUV. A Ragusa il SUV usato sotto i 20000 euro è quasi sempre un diesel Euro 5 con 120000 o 130000 chilometri dichiarati e una storia che nessuno ha verificato. Lo stesso schema si vede nei report storia auto di carVertical, dove le verifiche su veicoli siciliani mostrano tassi di anomalie chilometriche in linea con la media meridionale, che è più alta di quella del nord non necessariamente perché ci siano più frodi ma perché ci sono meno punti di controllo nella catena di proprietà.
Il primo trimestre 2026 a livello nazionale ha chiuso con 1479367 trasferimenti complessivi, in crescita dello 0,7 percento, e marzo ha fatto un più 5,6 che è stato il mese migliore da inizio anno. Il mercato dell’usato italiano resta più del doppio di quello del nuovo, con 208 auto usate vendute ogni 100 nuove nel 2025, e la distanza non si sta riducendo perché le immatricolazioni restano lontane dai livelli pre-crisi. In questo contesto, la crescita siciliana del 5 percento segnala che l’isola sta finalmente partecipando a una dinamica di ricambio del parco che nel centro-nord è già in corso da anni, ma lo sta facendo con strumenti di verifica ancora insufficienti. L’Italia ha 701 auto ogni 1000 abitanti, il rapporto più alto d’Europa, e un’età mediana del parco di 13 anni con il 24 percento delle auto che è ancora Euro 0 attraverso Euro 3. La Sicilia è l’estremizzazione di questo quadro, con un parco più vecchio, più diesel, più opaco. Il fatto che stia anche crescendo più velocemente degli altri pone una domanda che il dato aggregato non risolve, e cioè quanta di quella crescita sta producendo transazioni informate e quanta sta semplicemente spostando problemi da un proprietario all’altro senza che la storia del veicolo segua l’auto nel passaggio.


